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6 Giugno 2026

Lorenzo Pallotta e il documentario che racconta l’Appennino tra tradizione e cambiamento

Un documentario che va oltre la semplice narrazione turistica, esplorando le tensioni e le speranze delle comunità montane

Lorenzo Pallotta e il documentario che racconta l'Appennino tra tradizione e cambiamento

L’Appennino abruzzese si rivela in tutta la sua complessità nel nuovo documentario Sacro Modernodiretto da Lorenzo Pallotta. Disponibile su RaiPlay dal 30 maggio, il film non è solo un ritratto di un territorio, ma un’indagine profonda sulle dinamiche sociali e individuali che lo animano.

Pallotta, originario della provincia di Teramo, torna dopo anni trascorsi tra Milano e Londra per esplorare le radici del suo passato. Il film, girato tra i piccoli borghi del versante adriatico del Gran Sasso, è il risultato di un lungo lavoro di ricerca sulle comunità locali e sulle tradizioni che le caratterizzano.

Tra memoria e cambiamento: il cuore di Sacro Moderno

Al centro del documentario ci sono due figure emblematiche: Simone, un adolescente cresciuto all’interno della comunità, e Filippo, un uomo che vive in isolamento quasi eremitico. Attraverso le loro storie, Pallotta esplora il rapporto complesso tra individuo e comunità nelle aree interne.

“Il mio obiettivo non era solo raccontare lo spopolamento, ma parlare di libertà e della possibilità per i giovani di scegliere il proprio futuro”, spiega il regista. Il film evita accuratamente la retorica nostalgica o la rappresentazione folkloristica, preferendo un approccio realistico e umano.

La processione finale: un simbolo di responsabilità

Una delle scene più significative del documentario è la processione finale, in cui Simone porta una croce sulle spalle. Questo gesto simbolico rappresenta il peso delle aspettative collettive che gravano sui giovani delle comunità montane. “La paura di abbandonare il paese può diventare un peso enorme”, racconta Pallotta, sottolineando come la montagna sia uno spazio fragile, attraversato da tensioni e responsabilità.

La pandemia e la chiusura delle comunità

Le riprese di Sacro Moderno si sono svolte durante la pandemia, un evento che ha avuto un impatto significativo sul film. Pallotta osserva come i mesi del Covid abbiano accentuato l’isolamento delle piccole comunità montane, mostrando tanto la loro fragilità quanto l’istinto di sopravvivenza.

“Molte cose si stanno perdendo”, ammette il regista, ma aggiunge che il futuro delle montagne dipenderà anche dalla capacità di aprirsi e accogliere nuove energie. Sacro Moderno non si limita a formulare condanne, ma cerca di osservare dall’interno un mondo in rapida trasformazione.

Un Appennino duro e marginale, ma universale

Pallotta evita volutamente di rappresentare l’Appennino come un luogo idealizzato o incontaminato. “Ho raccontato quello che conosco: luoghi bellissimi ma anche molto complessi”, dice il regista. Il film esplora la diffidenza verso chi arriva da fuori e la paura del cambiamento, temi che rendono la narrazione universale.

Sacro Moderno porta al centro del racconto cinematografico territori raramente protagonisti del cinema italiano contemporaneo. Un Appennino duro, silenzioso e marginale, ma ancora capace di interrogare questioni universali: la libertàil senso di appartenenzail rapporto con le proprie radici e la possibilità di scegliere il proprio futuro.

Autore

Marco Tessari

Marco Tessari, giornalista trentino specializzato in sport invernali e montagna, segue da anni Coppa del Mondo di sci, Olimpiadi invernali e alpinismo; racconta gare, atleti e cultura della montagna con competenza tecnica e passione per le terre alte.