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8 Novembre 2026

Biathlon: il regime di Lukas Hofer per restare al top a 37 anni

Scopri come Lukas Hofer trasforma 1.200 ore di lavoro e 16.000 colpi in un piano di rinascita per puntare all’oro nel biathlon.

Biathlon: il regime di Lukas Hofer per restare al top a 37 anni

Lukas Hofer è ormai una leggenda del biathlon italiano: due decenni di gare, più medaglie olimpiche di ogni altro azzurro e la capacità di rimanere in vetta nonostante l’età. A 37 anni l’atleta altoatesino continua a condividere la sua vita tra le piste innevate e le file di tiro, dimostrando che la combinazione di ski di fondo e precisione rimane un’arte che pochi riescono a padroneggiare.

Nel 2022 una serie di interventi alle spalle e al ginocchio lo portarono quasi al ritiro; le infiammazioni dei tendini sembravano chiudere la sua avventura sportiva. Tuttavia, “un fuoco dentro” lo spinse a ricominciare, a riscoprire la motivazione e a trasformare il dolore in una nuova spinta verso il podio. Questa rinascita ha trovato eco nelle parole dell’atleta, che ha ribadito il desiderio di non lasciarsi sfuggire l’ultima occasione di vincere l’oro nella staffetta maschile.

Il regime di allenamento che forgia un campione di biathlon

Secondo le dichiarazioni di Hofer, la sua preparazione pre-stagionale comprende più di 1.200 ore di allenamento all’anno. Il tempo è suddiviso tra lunghe uscite in montagna, sessioni di ski di fondo su percorsi ad alta quota, lavori di forza in palestra e minuti di recupero attivo. La routine inizia già dal primo maggio, con test di valutazione che danno il via a intensi cicli di resistenza, velocità e tecnica, per poi culminare in un ritiro verso le località del Nord, dove la neve diventa vero banco di prova.

Le 16.000 tirate: dal battito accelerato alla freddezza del bersaglio

Parallelamente alla fatica sui pedali, Hofer dedica al tiro un carico impressionante: 16.000 colpi all’anno. Questo volume consente al biatleta di passare da una frequenza cardiaca di 180 battiti al minuto a una serenità di poco più di 60 nel momento in cui impugna la carabina. L’obiettivo è abituare il corpo a gestire lo stress della gara, trasformando l’instabilità fisica in una pista di precisione quasi chirurgica, elemento decisivo quando la distanza al traguardo si riduce a pochi metri.

Obiettivi post-Olimpici e ruolo di guida nella nuova squadra azzurra

L’argento conquistato nella staffetta mista a Milano-Cortina ha rappresentato per Hofer il “momento più teso” della sua carriera. Il pubblico italiano, le bandiere ovunque e la pressione di gareggiare in casa hanno amplificato l’emozione, ma hanno anche accresciuto la determinazione a tornare più forte. Il biatleta ora punta a trasformare quel secondo posto in oro, con la staffetta maschile come obiettivo principale per le prossime stagioni.

Correre accanto ai giovani di 18 anni: orgoglio e responsabilità

Una particolarità della nuova fase è la convivenza sul tracciato con atleti di appena 18 anni, che Hofer scherzosamente definisce “i suoi nipotini”. Questa dinamica gli offre la possibilità di testare la propria competitività: “Finché non mi superano, rimango in gioco”. Il ruolo di guida all’interno del gruppo nazionale si trasforma così in una missione di trasmissione dell’expertise, un “orgoglio” che spinge il campione a mantenere alta la fame di vittoria e a dimostrare che l’esperienza può convivere con la giovinezza in piena sinergia.

Autore

Marco Tessari

Marco Tessari, giornalista trentino specializzato in sport invernali e montagna, segue da anni Coppa del Mondo di sci, Olimpiadi invernali e alpinismo; racconta gare, atleti e cultura della montagna con competenza tecnica e passione per le terre alte.