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1 Novembre 2026

Regola IBU sul posizionamento della carabina scatena polemiche in Norvegia

Novità IBU: la carabina deve restare sulle spalle fino al tiro, una decisione che ha scatenato critiche in Norvegia.

Regola IBU sul posizionamento della carabina scatena polemiche in Norvegia

L’International Biathlon Union (IBU) ha pubblicato, in vista della nuova stagione invernale, una modifica al Regolamento che riguarda il momento in cui gli atleti possono maneggiare la carabina. Fino a poco tempo fa era consentito allentare l’arma già durante l’avvicinamento al tappetino di tiro, a patto che la pistola non venisse completamente rimossa dalle spalle. D’ora in poi il protocollo richiede che la carabina rimanga con entrambe le cinghie ben aderenti al corpo fino a quando l’atleta non si trovi sul tappetino.

Dettagli della nuova disposizione IBU

Il comunicato ufficiale dell’IBU specifica che “si potrà avviare il movimento di rimozione dell’arma solo una volta giunti sul tappetino di tiro”. Inoltre, se un concorrente dovesse partire con la pistola posizionata in modo non corretto, la regola impone un arresto immediato per ripristinare la posizione corretta prima di proseguire. L’intento dichiarato è rendere più chiaro e uniforme il trasporto della carabina durante la gara, ma la misura introduce una potenziale fonte di ritardi accidentali, soprattutto in caso di piccoli aggiustamenti durante la fase di ripartenza.

Conseguenze operative per gli atleti

Fino a poco tempo fa, molti biatleti inserivano una mano in una delle cinghie per accelerare lo scatto, guadagnando decimi di secondo considerati preziosi in competizioni sempre più serrate. Con il nuovo vincolo, questi gesti dovranno essere aboliti: l’atleta deve prima toccare il tappetino, poi avviare il movimento di disimpegno. Un errore nella riposizionamento dell’arma, ad esempio una cinghia leggermente disallineata, costringerà l’atleta a fermarsi, correggere e ripartire, penalizzando il tempo di gara.

Le reazioni della squadra norvegese

Il provvedimento ha suscitato un forte clamore tra i biatleti norvegesi, i più titolati del circuito. Ingrid Landmark Tandrevold, veterana di tre decenni, ha dichiarato: “Dopo dieci anni è difficile cambiare rotta all’improvviso in una situazione di stress”. La sua frustrazione è riassunta nella metafora della “trappola” che questa regola rappresenta per chi ha consolidato abitudini motorie per più di un decennio.

Il giovane Johannes Dale-Skjevdal ha aggiunto che l’introduzione repentina della norma rende difficile valutare l’effettivo impatto sul rendimento: “È una nuova regola di sicurezza che arriva all’improvviso; temiamo che, sotto adrenalina, qualcuno possa ricadere nelle vecchie abitudini e rischiare errori stupidi”. Il compagno Martin Uldal ha sottolineato il timore comune: “È un po’ spaventoso”.

Strategia preventiva della Norvegia

Nonostante le critiche, il tecnico del tiro maschile, Patrick Oberegger, ha riferito che la squadra ha potuto anticipare la decisione grazie alla presenza di Arne Botnan nel comitato tecnico IBU. “Siamo stati fortunati, forse addirittura prima che la norma diventasse ufficiale”, ha commentato, spiegando che il gruppo ha iniziato subito a rielaborare le proprie routine per limitare le ripercussioni in gara.

Impatto sulla sicurezza e sulla competitività

È importante notare che la modifica non intende aumentare il livello di sicurezza, poiché le norme già garantivano la possibilità di sparare migliaia di colpi in condizioni di controllo. Tuttavia, la regola aggiunge un laccio procedurale a una disciplina dove la rapidità del passaggio tra sci e tiro è cruciale. Gli esperti ipotizzano che gli atleti più esperti riescano a integrare rapidamente la nuova sequenza, mentre i più giovani potrebbero subire penalizzazioni temporali significative, soprattutto nei momenti critici di una gara.

La decisione dell’IBU rappresenta un cambiamento tecnico che altera i gesti consueti dei biatleti, sfidando sia la preparazione tecnica sia la capacità di adattamento mentale. La risposta della Norvegia, con le sue voci di preoccupazione e la strategia di anticipazione, illustra come una norma, sebbene apparentemente marginale, possa innescare un dibattito più ampio sulla tradizione e l’innovazione nello sport.

Autore

Marco Tessari

Marco Tessari, giornalista trentino specializzato in sport invernali e montagna, segue da anni Coppa del Mondo di sci, Olimpiadi invernali e alpinismo; racconta gare, atleti e cultura della montagna con competenza tecnica e passione per le terre alte.