La nazionale iraniana di calcio è impegnata in una battaglia che va oltre il campo di gioco durante i Mondiali 2026 negli Stati Uniti. Tra restrizioni logistiche e tensioni politiche, la squadra sta affrontando sfide che minano la loro preparazione e serenità.
L’allenatore Amir Ghalenoei ha definito la sua squadra la più penalizzata del torneoevidenziando le difficoltà che stanno affrontando fin dall’inizio del campionato.
Restrizioni e logistica: un ostacolo alla preparazione
Dopo la partita d’esordio contro la Nuova Zelanda, terminata 2-2, la squadra è stata costretta a lasciare immediatamente Los Angeles per tornare alla base di allenamento a Tijuana. Ghalenoei ha espresso frustrazione per la mancanza di tempo per il recupero fisico, sottolineando che non ci hanno nemmeno dato il tempo di recuperare.
La squadra aveva previsto di trascorrere la notte in California per il recupero post-partita, ma è stata informata all’ultimo momento che doveva rientrare immediatamente. Ghalenoei ha affermato che sembra che siano altri a fare i piani al posto nostrosenza specificare chi abbia ordinato la partenza anticipata.
Il capitano Mehdi Taremi ha raccontato che la squadra ha dovuto affrontare cinque ore di viaggio e controlli di sicurezza per un tragitto che normalmente è breve. Per noi è tutto come un disastroha dichiarato.
Tensioni politiche e manifestazioni
La partecipazione dell’Iran ai Mondiali è stata segnata da tensioni politiche fin dall’inizio. Il cammino verso il torneo è stato sconvolto dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran iniziata il 28 febbraio. La squadra ha deciso di partecipare dopo che la FIFA ha respinto la richiesta di spostare le partite fuori dagli Stati Uniti.
Fuori dallo stadio di Inglewood, centinaia di iraniani americani hanno manifestato chiedendo un cambiamento a Teheran. I manifestanti sostenevano che la squadra fosse sinonimo del regime di Teheran, mentre i tifosi volevano tenere il calcio separato dalla politica.
Alcuni dimostranti hanno afferrato la bandiera ufficiale iraniana, l’hanno calpestata e ridotta a brandelli. La California meridionale ospita la più grande comunità iraniana al di fuori dell’Iran, molti dei cui membri sono arrivati dopo la rivoluzione islamica del 1979.
Rameileh Jaffrey46 anni, di Los Angeles, ha dichiarato: Non è la mia squadra. È la squadra del governo.
Sfide e resilienza
Nonostante le difficoltà, la nazionale iraniana ha mostrato resilienza in campo. Nella gara d’esordio, l’Iran è riuscito a rimontare due volte e ha pareggiato 2-2 contro la Nuova Zelanda. Ghalenoei ha definito questa partita la migliore della fase a gironi del Mondiale.
Il presidente della FIFA Gianni Infantino ha visitato lo spogliatoio dell’Iran e ha fatto i complimenti ai giocatori. Siete più forti e più grandi di tutti i problemi che vi si sono creatiha detto alla squadra.
Taremi ha ringraziato i tifosi presenti sugli spalti e ha dichiarato: I problemi del nostro Paese li risolveremo noi stessi, non dovete preoccuparvene.
La squadra affronterà il Belgio a Los Angeles domenica prossima, ma il momento esatto del ritorno negli Stati Uniti non è stato ancora confermato. La federazione iraniana sta lavorando per ottenere un nuovo visto per il difensore Mehdi Torabial quale è stato rilasciato un visto valido per un solo ingresso.



