Nel cuore delle montagne friulane, tre piccoli comuni – Moggio Udinese, Resia e Resiutta – condividono l’unica figura sanitaria presente: la dottoressa Anna Spagna. Attualmente responsabile di tutti gli abitanti, la sua pensione è fissata per il 31 dicembre e, a partire dal 1° gennaio 2027, la zona rischia di rimanere senza servizio di medicina di base, una perdita che colpirà soprattutto le famiglie più vulnerabili.
Il Canal del Ferro è una zona prevalentemente montana, dove gli spostamenti verso centri urbani sono difficili e le strutture ospedaliere più grandi sono distanti diversi chilometri. Per questo motivo il ruolo del medico di famiglia non è solo quello di curare i pazienti, ma anche di garantire la continuità della vita sociale e demografica nei borghi. La mancanza di un professionista sanitario potrebbe accelerare il fenomeno dell’abbandono abitativo, rendendo ancora più pressante la necessità di intervenire prima che la situazione diventi irreversibile.
L’imminente pensionamento di Anna Spagna e le conseguenze per il territorio
La dottoressa Anna Spagna, laureata presso l’Università di Trieste e operante nella zona da oltre venti anni, è l’unica medica di base che gestisce gli appuntamenti, le ricette e le visite domiciliari per i tre comuni. Con il suo congedo previsto per la fine dell’anno, le autorità locali temono un vuoto di competenze difficilmente colmabile in tempi brevi. Gli abitanti hanno espresso preoccupazione per la perdita del contatto diretto con una professionista che conosce le loro storie e le loro esigenze specifiche, soprattutto in una realtà dove gli ospedali sono concentrati in aree urbane.
Nel frattempo, la Regione Friuli Venezia Giulia, responsabile della programmazione sanitaria, non ha ancora comunicato un piano di sostituzione. La mancanza di un annuncio ufficiale alimenta il timore che i tre comuni possano trovarsi nella condizione di “area non coperta”, con la conseguente necessità di ricorrere a servizi di emergenza a distanza, più costosi e meno efficaci. Questa incertezza ha spinto le amministrazioni comunali a cercare soluzioni immediate per evitare un vuoto sanitario che potrebbe aggravare le già difficili condizioni di vita in zona.
La risposta della sindaca di Resia: appello nazionale e incentivi concreti
Anna Micelli, sindaca di Resia, ha lanciato un appello su scala nazionale rivolto a medici volontari disposti a trasferirsi nella zona. L’invito, diffuso attraverso i canali istituzionali, sottolinea la dimensione strategica del mantenimento dei presidi sanitari nelle aree di montagna, dove la concentrazione dei servizi nelle grandi città rischia di escludere le comunità più isolate. Micelli ha sottolineato che il ruolo del medico di base va ben oltre la semplice assistenza clinica: è il punto di riferimento per la coesione sociale e la permanenza dei residenti in montagna.
Alloggio gratuito e ambulatorio a disposizione per il nuovo dottore
Per rendere più attrattiva la proposta, i tre comuni hanno dichiarato di offrire alloggio gratuito e l’utilizzo di un ambulatorio già attrezzato al professionista che accetterà l’incarico. La misura è pensata per ridurre i costi di insediamento e per garantire al nuovo medico una base operativa immediata, senza dover attendere ulteriori procedure burocratiche. L’iniziativa è stata presentata come modello di cooperazione tra amministrazioni locali per contrastare il fenomeno dello spopolamento e per dimostrare che le aree rurali possono ancora offrire opportunità professionali concrete.
Il prossimo passo sarà la valutazione delle candidature e la definizione di un eventuale accordo con la Regione, che potrebbe introdurre ulteriori agevolazioni, come incentivi fiscali o contratti a tempo indeterminato. Nel frattempo, la popolazione di Moggio Udinese, Resia e Resiutta resta in attesa, sperando che l’appello nazionale trovi risposta rapidamente e che il servizio sanitario di base possa continuare a garantire la qualità della vita nei piccoli borghi del Canal del Ferro.



