I Giochi di Milano cortina 2026 hanno rappresentato molto più di una vetrina sportiva: sono stati un motore di investimenti e un banco di prova per nuovi modelli organizzativi. In un confronto svoltosi nel corso del master Event Management del Mith Iulm, esperti e operatori hanno messo a fuoco come questa edizione abbia accelerato opere infrastrutturali e attivato processi di sviluppo locale che altrimenti avrebbero richiesto anni. Il concetto di evento diffuso ha richiesto una pianificazione inedita, capace di integrare città e montagne.
Alla tavola rotonda hanno partecipato figure chiave come Roberto Daneo, Diana Bianchedi e Frédéric Gueissaz, che hanno raccontato risultati concreti e criticità operative. Emergono così numeri e scelte che spiegano perché questo format sia definibile come regionalised games: non solo spettacolo, ma una macchina logistica e organizzativa distribuita. Le esperienze raccolte sono utili per pianificare eventi futuri e per trasferire competenze ai territori coinvolti.
Un catalizzatore per investimenti e sviluppo locale
Dal punto di vista economico i Giochi si sono comportati da vero mega catalizzatore: investimenti pubblici e privati hanno trovato un orizzonte temporale e operativo che ha velocizzato cantieri e interventi. Il progetto ha mirato anche a sostenere le economie alpine, offrendo alternative al solo turismo stagionale e creando opportunità per nuove attività. Il valore principale rimane il trasferimento di competenze organizzative e l’incentivo a mantenere vive le comunità montane attraverso posti di lavoro, formazione e servizi più moderni.
Numeri che spiegano la complessità
La logistica dei giochi regionalizzati si traduce in cifre: oltre 340.000 room nights, più di 41.000 sistemazioni alternative, circa 3 milioni di pasti, 35.000 uniformi e 10.000 laptop. La connettività ha richiesto oltre 60.000 connessioni wifi, mentre la flotta operativa ha contato più di 3.000 auto e i controlli sportivi quasi 2.000 test antidoping. Questi dati illustrano quanto sia stato necessario coordinare risorse e partner su territori lontani tra loro.
Villaggi, servizi e progetti di readiness
La rete dei servizi è stata pensata per rispondere a esigenze molto diverse: i villaggi olimpici principali sono stati tre, affiancati da 11 hotel e oltre 5.560 posti letto dedicati ad atleti e staff. La gestione quotidiana ha comportato volumi importanti di ristorazione e materiali: ad esempio, ogni giorno sono stati gestiti circa 365 kg di pasta, 10.000 uova e oltre 12.000 fette di pizza. A questo si sono aggiunti servizi di immagine, come più di 1.200 sessioni make-up e la distribuzione di oltre 4.000 piumini.
Host Cities’ Readiness e il lavoro sui territori
Il progetto Host Cities’ Readiness ha raccolto 90 iniziative distribuite in 22 categorie operative, che spaziano da accessibilità e mobilità a sostenibilità, servizi medici, volontariato e marketing territoriale. Questo approccio ha favorito una visione sistemica: non si è trattato solo di offrire posti letto, ma di costruire capacità locali per gestire eventi internazionali e lasciare una legacy organizzativa utile anche per manifestazioni future.
Sostenibilità pragmatica e scelte operative
La sostenibilità è stata affrontata con realismo: molte soluzioni ambientali sono state sperimentate, ma alcune si sono scontrate con limiti infrastrutturali e climatici. L’uso di veicoli elettrici per collegamenti lunghi tra Milano e aree alpine come Anterselva ha evidenziato problemi legati alle basse temperature e alle distanze. Da questa esperienza nasce la consapevolezza che la transizione richiede infrastrutture adatte e piani operativi aggiornati, oltre a un equilibrio tra obiettivi ambientali e funzionalità dei servizi durante l’evento.
Raccomandazioni per il futuro
Tra le raccomandazioni emerse figurano il coinvolgimento tempestivo delle autorità locali, la definizione chiara di ruoli e responsabilità e una pianificazione condivisa per evitare sovrapposizioni e sprechi. La lezione principale è che la sostenibilità non è solo tecnologia, ma anche governance: serve coordinamento per ottenere vantaggi duraturi e costruire una solida capacità organizzativa territoriale.
Comunicazione, multi-destinazione e legacy
Raccontare un evento distribuito è stata una sfida comunicativa: secondo Diana Bianchedi è stato fondamentale costruire aspettative realistiche e mostrare le differenze tra contesti urbani e montani. La cerimonia inaugurale ha giocato un ruolo chiave nel cambiare la percezione, mentre il racconto spontaneo degli atleti e del pubblico sui social ha generato un effetto virale positivo. Valorizzare destinazioni come Anterselva, Livigno, Bormio e Predazzo ha evitato la concentrazione dell’attenzione su sole Milano e Cortina, promuovendo il concetto di multi-destinazione.
Per Roberto Daneo il vero lascito è il patrimonio di competenze: l’esperienza è trasferibile ad altri eventi, come i Campionati Mondiali di ciclismo in Trentino o appuntamenti legati ai Giochi del 2028, e costituisce una base per trattenere i giovani nelle aree montane. Le lezioni di Milano Cortina 2026 formano così un modello operativo che verrà studiato anche in vista delle Alpi Francesi 2030, confermando l’importanza di una pianificazione integrata tra territori, istituzioni e operatori.
