La parete nord-ovest della Civetta non è solo una delle più imponenti delle Dolomiti, ma un vero e proprio libro aperto sulla storia dell’alpinismo. Ogni sua fessura, ogni sua placca racconta storie di coraggio, innovazione e passione. Questo articolo ti guiderà attraverso le epoche che hanno reso questa parete un simbolo mondiale dell’arrampicata.
Dai primi esploratori del XIX secolo agli alpinisti moderni, la Civetta ha visto susseguirsi generazioni di scalatori che hanno spinto i limiti dell’umano. Le sue vie, alcune delle quali ancora oggi considerate tra le più difficili al mondo, sono il frutto di un’evoluzione tecnica e culturale che ha avuto un impatto duraturo sull’alpinismo globale.
I pionieri e la nascita di un mito
La storia della Civetta inizia con Simeone De Silvestrodetto Piovanèl, che tra il 1855 e il 1865 raggiunse la vetta con due compagni. Tuttavia, fu solo nel 1867 che le prime ascensioni documentate ebbero luogo, compiute da cordate mosse da motivazioni diverse: esplorazione alpinistica per gli inglesi e gli austriaci, affermazione patriottica per gli italiani.
La grande parete nord-ovest rimase a lungo una sfida irrisolta. Fu solo nel 1910 che la via Haupt-Lömpel segnò una svolta, anticipando l’alpinismo moderno per difficoltà e concezione. Parallelamente, l’esplorazione delle torri e delle cime secondarie del gruppo continuò, con ascensioni significative alle torri Coldai, d’Alleghe, di Valgrande, alla Torre Venezia e alla Torre Trieste.
L’epoca d’oro del sesto grado
Tra il 1925 e il 1945, la Civetta divenne uno dei principali laboratori dell’alpinismo europeo. La via Solleder-Lettenbauer del 1925, considerata una salita eccezionale per eleganza, continuità e difficoltà, divenne il simbolo del concetto di sesto gradoformalizzato dalla Scala Welzenbach nel 1926.
In questi anni, la Civetta fu terreno di conquista per gli alpinisti tedeschi e austriaci, ma anche per gli italiani, tra cui Domenico Rudatische contribuì a creare il mito della Civetta. Negli anni Trenta, Emilio Comici e Giulio Benedetti aprirono una nuova grande via sulla Nord-Ovest, mentre Attilio Tissi e altri protagonisti locali firmarono alcune delle salite più significative delle Dolomiti.
Oltre il sesto grado e la rivoluzione tecnica
Nel secondo dopoguerra, la Civetta divenne il teatro di una nuova fase dell’alpinismo dolomitico, caratterizzata dal tentativo di superare i limiti del tradizionale sesto grado. Negli anni Cinquanta, i francesi Georges Livanos e Robert Gabriel conquistarono il Gran Diedro Giallo della Cima Su Alto, facendo largo uso dell’arrampicata artificiale.
Negli anni Sessanta, l’alpinismo iniziò a rimettere al centro il valore della libera. Nuovi protagonisti come Reinhold Messner e Alessandro Gogna introdussero nuove vie e tecniche, segnando il passaggio verso una nuova concezione dell’alpinismo fondata sulla ricerca del limite individuale.
La Civetta oggi: una sfida sempre attuale
Negli ultimi decenni, la Civetta ha continuato a stimolare nuove esplorazioni e nuove sfide. Giovani alpinisti come Alessandro Baù, Alessandro Beber e Nico Rizzotto hanno riportato la parete al centro dell’attenzione, aprendo vie di grande valore e realizzando ripetizioni di prestigio.
Oggi, la Civetta Nord-Ovest rappresenta ancora una delle sfide più affascinanti e impegnative per gli alpinisti di tutto il mondo. La sua storia, fatta di imprese epiche e innovazioni tecniche, continua a ispirare nuove generazioni di scalatori, confermando il suo status di icona dell’alpinismo dolomitico.



