Nel cuore dello Yukon, in siti come Lower Hunker CreekLower Quartz Creek e Dominion Creek gli scavi hanno portato alla luce materiali che funzionano come vere e proprie capsule del tempo. I resti recuperati nelle tane di scoiattolo terrestre artico conservati nel permafrost contengono frammenti organici capaci di rivelare complesse immagini ambientali di epoche remote; per alcuni campioni l’età stimata arriva fino a 700.000 anni.
Questi ritrovamenti, esaminati da team che comprendono ricercatori del McMaster University dell’Hakai Institute e della University of Alberta hanno utilizzato tecniche di metagenomica per recuperare una ricchezza di informazioni biologiche: non solo il DNA dello scoiattolo ospite, ma anche di grandi erbivori e di centinaia di piante e insetti che coabitavano quegli ambienti.
Campioni, tecniche e cosa nascondono le tane dello Yukon
Nel corso degli scavi sono emersi nidi fossili e palle fecali, spesso visibili nel sedimento grigio e accompagnati da stratificazioni di ghiaccio relitto. Le palline fecali — piccole come gli escrementi di un coniglio — hanno rivelato una sorprendente quantità di aeDNA (DNA ambientale antico). Il termine coproliti qui assume il suo significato più nobile: si tratta di feci antiche congelate che fungono da archivio biologico. Coproliti è stato definito un termine «nobile» dagli stessi ricercatori, a sottolineare il valore informativo di questi materiali.
Grazie a procedure di estrazione e sequenziamento molto raffinate, il team ha ricostruito oltre 18 genomi mitocondriali completi. Tra questi figurano linee genetiche attribuibili allo scoiattolo stesso, ma anche tracce di mammut lanosi, cavalli selvaggi e bisonti delle steppe. Sono apparse inoltre indicazioni di predatori come il lupo grigio e grandi felini, insieme a più di 200 gruppi tassonomici di piante e insetti, dipingendo un quadro ecologico articolato e dettagliato.
Luoghi di recupero e responsabilità scientifica
Gli scavi nel territorio dello Yukon sono avvenuti in aree dove il Governo dello Yukon ha permesso ricerche mirate. Fotografie e rilievi mostrano ricercatori impegnati a estrarre i nidi dal permafrost usando strumenti manuali, mentre il materiale fibroso e i resti ossei emergono dal sedimento. I campioni estratti provengono da tane che si sono conservate per millenni attraversando vari periodi glaciali e interglaciali.
Interpretazioni evolutive: linee genetiche perdute e connessioni con la Siberia
L’analisi del DNA antico ha cambiato alcune idee consolidate sulla storia evolutiva degli scoiattoli dello Yukon centrale. Tra i reperti è stata identificata una linea genetica risalente a 700.000 anni fa che oggi non è più presente in Nord America: quel ramo si è estinto localmente. Sorprendentemente, l’unica parente vivente di quella linea si trova nella Siberia occidentale a testimonianza di antichi scambi biogeografici attraverso la regione conosciuta come Beringia.
Questa scoperta illustra come migrazioni e cambiamenti climatici abbiano rimodellato la biodiversità: popolazioni si sono spostate, diversificate o scomparse nel corso di lunghissimi intervalli temporali. Come ha osservato Tyler Murchie dell’Hakai Institute gli scoiattoli recuperavano e accumulavano materiale organico nelle loro tane, comportandosi come piccoli archivisti del paesaggio, e ciò ha permesso la conservazione di un quadro ambientale unico.
Implicazioni per la ricerca sul clima e adattamento
Il potenziale applicativo di questi dati è significativo. Il direttore del McMaster Ancient DNA Centre Hendrik Poinar, ha evidenziato che «Possiamo osservare quali geni sono stati selezionati dai cambiamenti climatici del passato», frase che sottolinea l’opportunità di confrontare risposte genetiche storiche con le sfide attuali poste dal riscaldamento globale. I coproliti, rispetto ad altri materiali come le ossa o il sedimento non protetto, si sono dimostrati migliori nel preservare il DNA ambientale offrendo una fotografia dell’ecosistema nel suo complesso.
Nel territorio dello Yukon sono già state segnalate centinaia di tane antiche da analizzare: ogni nuova indagine contribuisce a ricostruire la trama delle estinzioni, delle dispersioni e delle persistenze faunistiche durante gli ultimi millenni. Senza una macchina del tempo, la comunità scientifica deve «accontentarsi» degli indizi che il permafrost restituisce, ma questi indizi sono oggi più informativi che mai.
Il lavoro pubblicato su riviste scientifiche ha



