Il 4 giugno 2026 la Camera ha dato il via libera al disegno di legge delega sul nucleare sostenibileaprendo la strada a una riorganizzazione normativa che abilita il Governo a emanare, entro dodici mesi, i decreti legislativi necessari. Il testo punta a introdurre tecnologie di nuova generazione, in particolare i Small Modular Reactor (Smr) e gli Advanced Modular Reactor (Amr)e a definire regole su produzione, gestione del combustibile e smaltimento dei rifiuti radioattivi.
La legge delega affida al Governo poteri precisi per disciplinare aspetti tecnici e amministrativi legati al ritorno del nucleare civile: dalla costruzione e esercizio degli impianti alla produzione di idrogeno tramite energia nucleare, fino alla riorganizzazione della governance degli enti competenti. Durante il voto in Aula il provvedimento ha ottenuto 155 sì, 86 no e 8 astenuti, mentre alcuni gruppi d’opposizione hanno manifestato la loro contrarietà con cartelli e iniziative pubbliche.
Obiettivi tecnici e scenari di sviluppo indicati dal testo
Il provvedimento descrive il nuovo ruolo del nucleare come componente di un mix energetico finalizzato a rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Tra gli obiettivi espliciti vi è la possibilità, secondo le proiezioni del ministero competente, di raggiungere circa 8 gigawatt installati entro il 2050, equivalenti a una quota di produzione significativa rispetto al fabbisogno nazionale. Il testo sottolinea la capacità dei reattori modulari di offrire energia programmabile e continua, utile per integrare le fonti rinnovabili intermittenti.
Caratteristiche di Smr e Amr
Gli Smr sono delineati come unità a potenza ridotta, modulari e standardizzabili, con componenti che possono essere prodotti in serie e assemblati sul sito di installazione: una strategia che promette tempi di realizzazione più brevi e costi di scala differenziati rispetto alle centrali tradizionali. Gli Amrinvece, sono descritti come reattori di quarta generazione, con tecnologie avanzate di raffreddamento (sali fusi, sodio, piombo) e potenziali vantaggi nella riduzione dei rifiuti ad alta attività e nel riprocessamento del combustibile.
Tempistiche normative e ipotesi operative concrete
Il ddl stabilisce che il Governo dovrà adottare i decreti attuativi entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge delega: sarà in quelle norme che verranno definite le procedure autorizzative, i criteri di sicurezza e le misure di compensazione per i territori ospitanti. In più passaggi istituzionali il ministro responsabile ha indicato l’intenzione di completare l’iter normativo in tempi rapidi e ha citato l’obiettivo di pubblicare i decreti attuativi entro la fine dell’anno solare successivo alla legge.
Tra le ipotesi operative discusse figurano anche soluzioni non convenzionali, come l’installazione di unità di piccola taglia su navi mercantili: idee che hanno già fatto oggetto di interlocuzioni con grandi aziende del settore navale, segnalando una possibile integrazione tra cantieristica e energia nucleare di piccola potenza.
Ambiti disciplinati dalla delega
La delega copre diversi ambiti concreti: la costruzione e l’esercizio di Smr, Amr e micro-reattoriil riprocessamento del combustibilela gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, e la partecipazione dell’industria nazionale alla filiera tecnologica. I decreti dovranno essere proposti dal ministero dell’Ambiente insieme agli altri ministeri competenti e dovranno includere criteri per garantire i massimi standard di sicurezza e di tutela della salute.
Reazioni politiche e contestazioni in Parlamento
Il voto ha provocato reazioni contrastanti. Il ministro che ha seguito il dossier ha ribadito che la legge riguarda esclusivamente il nucleare civile e ha escluso l’uso militare delle tecnologie previste. Allo stesso tempo, gruppi dell’opposizione hanno contestato il provvedimento sul piano politico e tecnico, accusando il Governo di presentare soluzioni non ancora mature sul mercato e di illudere i cittadini sulla fattibilità economica degli impianti.
Manifestazioni e cartelli in Aula hanno evidenziato la contrarietà di alcune sigle ecologiste e partiti: le obiezioni principali riguardano la presunta contraddizione con i due referendum nazionali che in passato avevano espresso un voto contrario al nucleare e le preoccupazioni sulla reale convenienza economica e temporale delle soluzioni proposte. Altre critiche hanno sottolineato la necessità di maggiore trasparenza e di valutazioni indipendenti sui costi e sui tempi di realizzazione.
La legge delega ora passa al Senato per il prosieguo dell’iter parlamentare. Saranno i prossimi passaggi legislativi a fissare le regole dettagliate che determineranno se e come l’Italia potrà integrare nel proprio parco energetico i nuovi reattori modulari oggetto della delega.
