Le tigri del Bengala, simbolo di bellezza e forza, stanno affrontando una nuova minaccia: l’invadenza dei turisti. In India, dove vive il 75% della popolazione mondiale di tigri selvatiche, il fenomeno dell’overtourism sta mettendo a rischio la sopravvivenza di questi magnifici animali. Per contrastare questa tendenza, le autorità hanno introdotto misure drastiche, tra cui il divieto di utilizzare smartphone durante i safari.
Il divieto di smartphone nei safari
A febbraio, un video diventato virale ha mostrato una tigre del Parco Nazionale di Ranthambore circondata da auto e turisti, intenti a scattare foto con i loro smartphone. Questo episodio ha evidenziato i pericoli dell’overtourism e ha spinto le autorità a prendere provvedimenti. La Corte Suprema indiana ha emesso una sentenza che vieta l’uso di cellulari nelle zone più frequentate delle riserve naturali, considerati troppo pericolosi sia per gli esseri umani che per la fauna selvatica.
I visitatori sono ora obbligati a lasciare i loro smartphone in una scatola prima di entrare nella riserva o a riporli in modalità silenziosa. Inoltre, sono vietati i safari notturni e limitato lo sviluppo edilizio nelle aree limitrofe alle riserve. Queste misure mirano a ridurre il disturbo agli animali e a garantire la loro sicurezza.
Le conseguenze dell’overtourism
L’affollamento delle riserve naturali ha gravi conseguenze per le tigri del Bengala. L’affollamento crea una barriera fisica che aumenta i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e può favorire comportamenti aggressivi difensivi. Inoltre, la condivisione istantanea degli avvistamenti attraverso app come WhatsApp e la geolocalizzazione delle foto su Instagram portano a un affollamento di turisti nei luoghi-chiave, aumentando il rischio di ingorghi e affollamenti.
Charukesi Ramadurai, giornalista indiana, ha raccontato alla Bbc casi in cui i turisti sono diventati sconsiderati nel tentativo di immortalare gli animali. Un bambino è caduto a pochi metri da una guida perché ha perso l’equilibrio, urtato dalla mamma durante la posa per un selfie. Questi incidenti evidenziano il difficile equilibrio tra il desiderio di conoscenza del grande pubblico e la tutela del benessere della fauna selvatica.
Il circolo vizioso del turismo delle tigri
L’India ospita oltre 3.600 tigri del Bengala selvatiche, la maggior parte delle quali vive nelle 58 riserve ufficiali del Paese. Il trend delle popolazioni è in costante crescita, ma con esso anche la domanda di safari e i rischi connessi. Sharad Kumar Vats, CEO di Nature Safari India, ha sottolineato come i telefoni cellulari abbiano influenzato il comportamento nei safari a ogni livello.
Vats ha spiegato che ci sono aree che dovrebbero restare inviolate e nelle quali dovremmo quanto meno mantenere le distanze. ‘Sta diventando sempre più difficile, a causa dei turisti. Eppure, se non mostriamo sensibilità nei confronti delle tigri, finiremo con lo sterminarle. E senza tigri, non ci sarà il turismo delle tigri’, ha affermato. Le nuove normative in India causano anche più di qualche mugugno, ma sembrano necessarie per garantire la sopravvivenza di queste magnifiche creature.
Le nuove normative in India causano anche più di qualche mugugno. Agli operatori turistici sono concessi da tre a sei mesi per adeguarsi: è all’apertura delle riserve, dopo la stagione dei monsoni, che si comprenderà se sarà davvero avviata una rivoluzione silenziosa con benefici sulla conservazione di una specie simbolo del Paese.
Il turismo sostenibile come soluzione
In risposta a queste sfide, stanno emergendo movimenti a favore di safari etici. Enti come il Global Sustainable Tourism Council riconoscono percorsi collegati a progetti di conservazione, direttamente o tramite donazioni benefiche. In Kenya, il Ministero del Turismo e della Fauna Selvatica ha introdotto nuovi standard di comportamento per gli operatori turistici, mentre alle Isole Svalbard le nuove regole prevedono che le rotte delle crociere naturalistiche si mantengano ad almeno 300 metri dagli orsi polari.
In Sri Lanka, il sovraffollamento nei parchi nazionali ha spinto gli stessi operatori locali a chiedere un maggiore intervento governativo e regolamenti più efficaci. Questi segnali inequivocabili a favore di un turismo naturalistico che ripensi il rapporto tra natura e essere umano, partendo da nuova consapevolezza e differenti aspettative.
Leonardo Mazzeo, divulgatore ambientale, sottolinea che gli animali non sono materiale da like. ‘Quello che succede in India rispecchia una convinzione diffusa tra molti turisti e non solo, ossia che gli animali sono a nostra disposizione, anzi, che sono messi lì apposta per diventare materiale da like. Quello che mi intristisce di più è che chi si comporta così non porta beneficio a nessuno: il suo comportamento danneggia gli animali e allo stesso tempo l’esperienza del turista stesso che, preso dalla foga di scattare una foto, incontra la natura attraverso il filtro dello schermo del suo telefono.’
Le responsabilità sono condivise con alcuni operatori turistici che si prestano a comportamenti scorretti nei confronti della fauna selvatica, incentivando e facendo passare il messaggio che ‘va bene così, lo fanno tutti’. Mazzeo spiega: ‘Scegliere operatori che si comportano in maniera davvero corretta è la base di partenza, ma bisogna fare un grande lavoro generale di cultura della fauna selvatica: in troppi continuano a vederla o come una minaccia o come materiale da like, quando in realtà andrebbe apprezzata con più semplicità, con più gentilezza, dalla giusta distanza e senza filtri.’



