La montagna non è più un luogo riservato a pochi: in molte parti d’Italia si stanno sviluppando pratiche e strumenti per aumentare la accessibilità e permettere a persone con disabilità di vivere l’ambiente montano. Oltre al valore ricreativo e paesaggistico, questi interventi puntano a ridisegnare la dimensione sociale dell’andare in montagna, trasformandola in un contesto realmente condiviso.
Dietro a questo cambiamento ci sono associazioni, amministrazioni locali e progetti specifici che lavorano su percorsi, servizi e formazione. Un ruolo centrale è svolto dal Club Alpino Italiano, che ha promosso pratiche di escursionismo adattato e formato reti di volontariato in grado di rendere la montagna accessibile anche a chi si muove in carrozzina.
La tecnologia che apre i sentieri: la Joelette
Tra gli ausili più innovativi c’è la Joelette, una speciale carrozzina monoruota da fuoristrada progettata per affrontare sentieri sterrati. Dotata di ammortizzatori e bracci anteriori e posteriori, la Joelette consente alle persone con disabilità motoria di vivere escursioni che altrimenti sarebbero impraticabili. L’uso richiede l’impiego coordinato di più persone, attività che restituisce alla salita un carattere collettivo e relazionale.
Dal punto di vista pratico
L’utilizzo corretto della Joelette comporta la gestione dell’equilibrio, della trazione e della frenata da parte di un equipaggio di volontari. Questo si traduce non solo in una soluzione tecnica ma in un’esperienza condivisa: chi accompagna condivide responsabilità e fatica, creando legami profondi tra passeggero, familiari e volontari. La definizione di montagnaterapia sintetizza bene questo approccio, in cui il percorso diventa strumento di benessere relazionale.
Esperienze e progetti locali che fanno da modello
In diverse regioni italiane sono nate iniziative concrete per mappare e rendere accessibili i sentieri. Un esempio è il progetto promosso dalla sezione di Novara del CAI, che ha raccolto e catalogato percorsi fruibili e organizza escursioni adattate grazie a collaborazioni con realtà associative locali. Questi interventi includono la pubblicazione di guide cartacee e online con informazioni dettagliate sull’accessibilità.
Sistemi informativi e mappe dell’accessibilità
Un’azione fondamentale è la messa a disposizione di dati utili per pianificare l’uscita: descrizioni dei fondi, pendenze, punti di sosta e ausili necessari. La sezione CAI Est Monterosa, per esempio, ha creato un sito con tutte le informazioni sui sentieri accessibili nella provincia di Novara, facilitando la programmazione delle escursioni per persone con bisogni speciali e per i loro accompagnatori.
Iniziative regionali e buone pratiche
Molte aree montane hanno investito in progetti che promuovono il turismo accessibile. In Lombardia, le strutture e i servizi sono stati potenziati, in parte anche grazie all’attenzione al territorio legata alle Olimpiadi Milano – Cortina. Il progetto STAI, avviato nel 2026, mira a favorire un turismo inclusivo con infrastrutture e formazione mirata per operatori e persone con disabilità.
In Trentino Alto Adige l’approccio all’accessibilità è consolidato: portali come “Trentino per tutti” e “Dolomiti accessibili” offrono descrizioni dettagliate dei percorsi e degli strumenti a supporto, permettendo a chiunque di valutare pendenze e punti di appoggio prima della partenza. Visit Paganella propone attività come il tandem in bici e l’uso di handbike, con servizi e parcheggi pensati per l’accessibilità.
Altre regioni e risorse
La Valle d’Aosta ha sviluppato il portale “In alto con le ruote” dedicato ai percorsi accessibili, mentre in Emilia Romagna il consorzio ExtraBo ha realizzato una piattaforma informativa per il crinale appenninico. Anche il Friuli Venezia Giulia porta avanti il progetto “Una Regione per Tutti”, che coniuga informazioni e interventi per rendere fruibile l’ambiente naturale a chiunque, basandosi sui principi di uguaglianza e dignità.
Verso una montagna condivisa
Le esperienze descritte dimostrano come l’accessibilità non sia solo un insieme di servizi tecnici, ma un cambiamento culturale: la montagna smette di essere considerata come un ambito esclusivamente individuale o competitivo e diventa uno spazio di partecipazione collettiva. Progetti di mappatura, strumenti come la Joelette e reti di volontariato contribuiscono a superare barriere fisiche e sociali.
Il cammino per rendere l’intero territorio montano accessibile è ancora lungo, ma le pratiche già in atto mostrano che, con progettualità mirate e collaborazione tra istituzioni, operatori e associazioni, è possibile costruire percorsi che offrano opportunità reali di esperienza a chiunque voglia avvicinarsi alla montagna.
