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9 Giugno 2026

Secco maggio in Veneto e fiumi sotto media: stato dei serbatoi e della neve

Analisi sintetica dello stato idrico del Veneto: meno pioggia rispetto alla media, neve residua solo oltre i 2.900 m, riserve nei grandi invasi nella media ma falde e corsi d'acqua in netta diminuzione

Secco maggio in Veneto e fiumi sotto media: stato dei serbatoi e della neve

Il panorama idrologico del Veneto presenta segnali chiari: le precipitazioni del mese di riferimento sono risultate inferiori alla norma storica e la risorsa nevosa di montagna è praticamente esaurita. Il conteggio cumulato delle piogge e le misure sui principali invasi e corsi d’acqua delineano una situazione che combina deficit pluviometrico e portate fluviali straordinariamente basse per il periodo.

Nel corso dell’anno idrologico considerato, che include i mesi dalla stagione fredda fino alla fine del periodo di monitoraggio, il totale delle precipitazioni regionali si mantiene ben al di sotto della mediana climatologica di riferimento, con effetti evidenti sulla disponibilità d’acqua per usi ambientali e antropici.

Precipitazioni e bilancio idrologico: numeri e confronti con la climatologia

La quantità media di pioggia caduta durante il mese di riferimento è stata di 94 mmmentre la media del periodo di riferimento climatologico (1991-2026) è pari a 114 mm. Questo scostamento si traduce in un deficit del 17% rispetto alle condizioni attese. Se si allarga l’ottica all’intero anno idrologico (da ottobre al mese finale del monitoraggio), i cumulati per il Veneto risultano mediamente intorno ai 525 mmvalore che rappresenta un calo del 28% rispetto alla media 1991-2026.

Implicazioni pratiche del minor apporto pluviometrico

Un deficit prolungato nella precipitazione influisce direttamente sulla ricarica delle falde e sulla disponibilità di afflussi verso i bacini artificiali e naturali. Anche quando i grandi invasi si mantengono in apparenza vicini alla normalità, la mancanza di apporto meteorico può compromettere la resilienza del sistema idrico regionale in vista di eventuali periodi caldi o di ulteriori riduzioni delle precipitazioni.

Neve di montagna e risorse nivali: condizioni di fine stagione

La copertura nevosa sulle montagne del Veneto, rilevata a fine periodo di monitoraggio, è estremamente limitata e difficilmente quantificabile con precisione: sono visibili solamente residui a macchia di leopardo al di sopra dei 2.900 metri. In pratica la risorsa idrica nivale a fine stagione risulta quasi esaurita, con scarsa capacità di fornire apporto alle aste fluviali nei mesi successivi.

La situazione della neve è particolarmente rilevante perché la fusione nevosa costituisce una componente stagionale importante per la portata dei corsi d’acqua montani: una copertura ridotta implica minori rilasci graduali verso valle, accentuando la variabilità dei deflussi e aumentando la dipendenza dalle precipitazioni estive.

Stato dei serbatoi, livelli di falda e portate dei fiumi

Nei principali invasi della rete del Piave lo stato di riempimento si mantiene mediamente intorno al 91% del volume disponibile, valore che rientra nella media di riferimento. Anche il serbatoio del Corlo, sulla rete del Brenta, ha mostrato valori stabili attestandosi su un livello di riempimento intorno al 97%anch’esso coerente con la climatologia del periodo.

Tuttavia, il quadro idrogeologico presenta elementi preoccupanti: le falda acquifera dell’alta pianura si trova a livelli inferiori alla media per il periodo, segno di una ricarica insufficiente. Contestualmente, le portate misurate nei maggiori fiumi veneti sono sensibilmente al di sotto delle medie storiche mensili e continuano a diminuire rispetto all’inizio del mese di riferimento. In alcune sezioni montane del Piave, i valori delle portate risultano addirittura più bassi dei precedenti minimi registrati negli archivi storici.

Conseguenze idrologiche e fragilità locali

La combinazione di falde depresse e portate fluviali ridotte può amplificare la vulnerabilità dei sistemi irrigui, delle risorse potabili e degli habitat acquatici. Nel breve termine, mantenere gli invasi a livelli medi può mitigare alcuni impatti, ma la persistenza del deficit pluviometrico e la quasi assenza della risorsa nivale riducono la capacità di recupero naturale del sistema.

In assenza di precipitazioni significative e di una nuova ricarica nevosa, la regione dovrà fare i conti con una pressione crescente sul capitale idrico, rendendo centrali le attività di monitoraggio e la gestione oculata delle risorse rimaste.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.