Nel panorama del biathlon internazionale l’International Biathlon Union (IBU) ha introdotto una norma che vieta di posare la carabina prima di raggiungere il tappetino di tiro. La decisione, pensata per aumentare la sicurezza durante le gare, ha immediatamente suscitato scalpore tra gli atleti norvegesi, che temono di dover rivedere decenni di abitudini consolidate.
Il provvedimento ha colpito di sorpresa la squadra norvegese proprio mentre alcuni dei suoi membri, come Johannes-Olav Botn, avevano appena ricevuto richiami durante eventi come il Loop One Festival. Le critiche sono rapidamente aumentate, coinvolgendo le voci più importanti del campionato norvegese.
Ingrid Landmark Tandrevold: “Dopo dieci anni è difficile cambiare rotta”
La veterana di 30 anni di Oslo, Ingrid Landmark Tandrevold, è stata una delle prime a manifestare il proprio disagio. “Se ti sei allenato su qualcosa per dieci anni, è difficile cambiare rotta all’improvviso in una situazione di stress”, ha dichiarato in un’intervista. Ha aggiunto che, pur avendo sei mesi di esperienza con la nuova imposizione, “tengo i bastoncini nella mano che uso di solito durante la discesa, quindi è impossibile”. Il suo commento si è concluso con una metafora intrisa di frustrazione: “Mi sono tesa una trappola”.
Johannes Dale-Skjevdal e la paura di un ritorno alle vecchie abitudini
Il giovane 29enne Johannes Dale-Skjevdal, anch’egli di Oslo, ha affrontato la notizia con preoccupazione. “È successo all’improvviso. Si inserisce nella serie di regole di sicurezza che l’IBU sta introducendo”, ha osservato, sottolineando che la rapida introduzione rende difficile valutare l’impatto reale. Ha inoltre espresso il timore che “qualcuno con un po’ di adrenalina quest’inverno possa ricadere nelle vecchie abitudini, perdersi un po’ e comportarsi in modo stupido”. Il suo commento è stato sostenuto dal compagno di squadra Martin Uldal, che ha ribadito l’allarme: “È un po’ spaventoso”.
Strategia della squadra maschile: un vantaggio di informazione
Nonostante le polemiche, il tecnico del tiro della squadra maschile, Patrick Oberegger, ha evidenziato che la Norvegia ha potuto anticipare la norma IBU grazie alla presenza di Arne Botnan nel comitato tecnico. “Siamo stati fortunati”, ha affermato l’allenatore italiano, aggiungendo: “In realtà siamo stati tra i primi a saperlo, forse anche prima che la cosa diventasse ufficiale”. L’approccio proattivo ha permesso al gruppo di adattare le proprie routine di tiro non appena la notizia è diventata pubblica, cercando di limitare le ripercussioni in gara.
La discussione continua a fermentare all’interno del biathlon norvegese, con gli atleti che chiedono ulteriori chiarimenti e gli esperti che monitorano l’effetto della norma sulla sicurezza e sulle prestazioni. Resta da vedere se l’IBU potrà conciliare le esigenze di protezione con la tradizione tecnica di una disciplina dove la precisione e la rapidità sono inseparabili.



