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19 Giugno 2026

Posizione a V nel salto con gli sci: come funziona davvero

Perché la posizione a V fa volare lontano? Qui si capiscono portanza, resistenza e stabilità con esempi semplici, dallo stacco all’atterraggio.

Posizione a V nel salto con gli sci: come funziona davvero

La posizione a V nel salto con gli sci è una configurazione in cui le punte degli sci si aprono come le ali di un gabbiano, formando una V rispetto alla direzione del moto. In questa postura, il corpo del saltatore si allunga orizzontalmente, le braccia restano aderenti e lo sguardo segue la traiettoria. L’obiettivo è semplice da dire e complesso da eseguire: massimizzare la portanzaminimizzare la resistenza e mantenere stabilità dall’uscita dal dente fino al contatto con la neve.

Comprendere come e perché la V funziona è rilevante perché ogni metro in più deriva da equilibri aerodinamici raffinati. L’articolo illustra i principi senza formule pesanti: come la V crea sostentamento, come gestisce le perdite di energia e perché stabilizza l’assetto. Inoltre, mostra come staccovolo e atterraggio siano fasi collegate, e propone immagini mentali ed esempi visivi per fissare i concetti.

Come la V crea portanza: più superficie e angolo efficace

La portanza nasce quando l’aria scorre più velocemente sopra una superficie e più lentamente sotto, generando una differenza di pressione. Aprendo gli sci in V, il saltatore aumenta la superficie alare esposta al flusso e crea un angolo d’attacco efficace: non serve un’inclinazione enorme, basta che il profilo formato da sci e corpo presenti al vento una “ala” sottile. Il bordo d’attacco diventa la linea anteriore delle lamine interne, mentre il corpo, allineato e piatto, completa l’ala. L’effetto pratico è un sostegno che contrasta la caduta, prolunga la fase di volo e consente di planare più lontano con minimi movimenti correttivi.

Resistenza: pressione frontale, attrito e scia in V

Ogni metro guadagnato con la portanza può essere perso per resistenza. In V si distinguono tre componenti: la resistenza di forma (pressione frontale), l’attrito sulla superficie degli sci e del completo, e la resistenza indotta legata ai vortici alle estremità. La V funziona perché, a parità di sostentamento, consente un profilo più sottile: il busto resta basso, le spalle non fanno muro, le punte aperte guidano il flusso attorno alle gambe. L’arte sta nel non aprire troppo: un’eccessiva divergenza allarga la scia e crea vortici, aumentando la resistenza indotta e consumando energia utile al volo.

Stabilità: rollio, beccheggio e deriva del corpo

La stabilità è la capacità di mantenere l’assetto senza oscillazioni. In V, la distanza tra le punte crea un momento stabilizzante in rollio (rotazione laterale): è come allargare la base d’appoggio, ma nell’aria. Il beccheggio (naso su/giù) si controlla con micro-varianti dell’angolo busto-anca: troppo su aumenta resistenza, troppo giù fa “affondare” la linea di volo. La deriva (scivolamento laterale) si limita allineando anche e spalle con la direzione, evitando torsioni del busto. Piccole asimmetrie generano turbolenze: una V pulita e simmetrica è più stabile e richiede meno correzioni, quindi meno energia sprecata.

Stacco, volo e atterraggio: un’unica catena

Il stacco imposta tutto. Spingendo in avanti e leggermente verso l’alto, il saltatore crea una traiettoria che permette alla V di “agganciarsi” al flusso. Aprire gli sci troppo presto aumenta resistenzatroppo tardi riduce portanza nelle prime decine di metri. Generalmente si ricerca una V progressiva: piedi che si allontanano, ginocchia elastiche, busto che resta basso per non esporre il petto. La sensazione è di scivolare nell’aria, non di saltarla.

Nel volola priorità è conservare energia: micro-regolazioni dell’angolo d’attacco mantengono la planatamentre mani e avambracci aderenti riducono la scia. L’atterraggio richiede transizione fluida: si “chiude” gradualmente la V riportando gli sci paralleli per la telemark o una posa stabile. Anticipare questa chiusura troppo presto fa perdere metri; ritardarla eccessivamente può compromettere l’equilibrio e la sicurezza sul contatto con la neve.

Esempi visivi semplici: mani, foglio e cucchiaio al vento

Tre immagini valgono più di molte parole. 1) Mani a Vfuori dal finestrino (in sicurezza, da fermo) o contro un ventilatore, le mani aperte a V “prendono” più aria rispetto a due mani parallele; si percepisce più sostegno. 2) Foglio inclinatotenuto di taglio, il foglio cade veloce; inclinato e curvato, “pattina” nell’aria, come gli sci che offrono superficie e profilo. 3) Cucchiaiomuovendolo curvo nell’aria si sente una forza che lo devia; è l’analogia della portanza che nasce dal profilo e dall’angolo rispetto al flusso.

Regolazioni pratiche: aperture, assetto e errori tipici

Una V efficace nasce da apertura controllata (non massima, ma funzionale), assetto piatto del busto e simmetria. Errori comuni: aprire solo una punta (asimettria e deriva), busto alto (più resistenza), ginocchia rigide (instabilità), caviglie passive (ritardo nell’assetto). Regole d’oro: piccoli gradi fanno grandi differenze; il corpo è un’unica ala, non pezzi separati; movimenti lenti battono movimenti ampi. La respirazione tranquilla aiuta a evitare micro-sobbalzi che sporcano il flusso attorno al profilo formato da sci e corpo.

Vento e profilo del trampolino: quando adattare la V

In presenza di vento frontalela V può essere leggermente meno ampia perché il flusso “regala” portanza aggiuntiva; con vento in codauna V più decisa e un assetto ancora più piatto aiutano a mantenere sostegno. Su profili di trampolino con tavola di stacco più lunga, la progressione di apertura può essere più morbida; con tavola corta, la decisione deve essere rapida ma pulita. In ogni caso, la priorità resta la gestione dell’angolopochi gradi in più o in meno separano la planata dalla caduta di portanza.

Sintesi pratica in tre idee

La V funziona perché trasforma sci e corpo in un’ala sottile: più portanza con meno resistenzamantenendo stabilità nelle tre fasi. Pensare “superficie”, “angolo”, “simmetria” aiuta a scegliere il gesto giusto: stacco che setta la traiettoria, volo che conserva energia, atterraggio che chiude con controllo. Ogni correzione deve essere minima e anticipata: l’aria premia ciò che è pulito, continuo e coerente.

Autore

Marco Tessari

Marco Tessari, giornalista trentino specializzato in sport invernali e montagna, segue da anni Coppa del Mondo di sci, Olimpiadi invernali e alpinismo; racconta gare, atleti e cultura della montagna con competenza tecnica e passione per le terre alte.