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7 Giugno 2026

Pentagono: aumento del rischio di attività di intelligence israeliana negli Stati Uniti

Il Pentagono ha classificato come critico il rischio di spionaggio attribuito ai servizi israeliani, citando operazioni mirate su funzionari legati alle decisioni sulla crisi iraniana e segnali di tensione diplomatica tra gli alleati.

Pentagono: aumento del rischio di attività di intelligence israeliana negli Stati Uniti

Negli ultimi giorni il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha adottato una misura straordinaria: un aumento del livello di allerta per il controspionaggio relativo a un alleato tradizionale. Un documento interno di sette pagine, accompagnato da materiali analitici, indica che le attività di raccolta informazioni attribuite a funzionari e apparati israeliani sono salite a un livello criticocon obiettivi individuati tra rappresentanti e tecnici statunitensi impegnati nelle valutazioni sulla crisi iraniana.

La scelta del Pentagono è motivata da preoccupazioni su metodi e target: si parla sia di spionaggio umano — contatti diretti e fonti sul campo — sia di raccolta tecnica, che includerebbe intercettazioni e strumenti elettronici pensati per acquisire comunicazioni sensibili. Il dossier sottolinea come la posta in gioco coinvolga decisioni politiche e militari di grande impatto per la regione mediorientale.

Funzionari specifici nel mirino e criticità operative

Tra i nomi citati nelle analisi interne figurano alcuni alti funzionari che seguono dossier su Iran, Libano e strategie regionali. Il documento mette in evidenza vulnerabilità pratiche: l’uso di telefoni personalispostamenti frequenti su jet privati e la scelta di non utilizzare il supporto del personale diplomatico per la sicurezza aumentano il rischio di esposizione. Questi comportamenti, secondo gli esperti del Pentagono, possono facilitare la raccolta di informazioni da parte di servizi stranieri.

Metodi indicati nel report

Il report descrive una gamma di tecniche: dall’approccio a fonti umane all’impiego di dispositivi elettronici per intercettare segnali. Viene attribuita importanza anche alla capacità di operare in ambienti complessi come la capitale americana, definita nel testo come un contesto dove gli attori stranieri conoscono le evoluzioni e le reti locali. La valutazione evidenzia che, a differenza di normali pratiche tra alleati, le attività osservate avrebbero superato soglie considerate accettabili dagli standard di intelligence tra paesi amici.

Contesto politico e relazione tra Washington e Tel Aviv

La tensione tra le leadership è uno sfondo persistente nelle carte esaminate. Al centro vi sono divergenze strategiche su come affrontare l’Iran: la Casa Bianca sembra orientata a misure circoscritte e mirate per mantenere pressioni senza un’escalation totale, mentre l’altra parte sostiene approcci più offensivi e prolungati, anche contro formazioni alleate dell’Iran nella regione. Questa discrepanza di visione è indicata come fattore che potrebbe spingere alcuni apparati a cercare informazioni direttamente sugli interlocutori americani.

Nel passato, come ricorda il dossier, sono emersi episodi di tensione e sospetti reciproci nella storia dello spionaggio internazionale: casi storici di trasferimento di segreti e intercettazioni non hanno impedito che la cooperazione si mantenesse, ma hanno sempre richiamato l’attenzione sulle ambiguità tipiche dei rapporti tra servizi. Il documento ribadisce che, anche fra alleati, l’intelligence svolge attività autonome che possono generare attriti.

Risposte istituzionali e dichiarazioni

Le autorità competenti negli Stati Uniti hanno mantenuto una linea prudente nelle comunicazioni ufficiali: il Dipartimento della Difesa ha scelto la riservatezza, mentre la Casa Bianca ha minimizzato alcune ricostruzioni, pur adottando misure pratiche di tutela per il personale a rischio. Dall’altra parte, i rappresentanti diplomatici israeliani hanno respinto le accuse e ribadito che le attività di intelligence sono dirette contro minacce ostili e non contro partner.

Il dossier suggerisce che parte dell’innesco dell’allerta potrebbe derivare da dinamiche interne all’establishment politico-militare statunitense, dove esistono correnti critiche verso certe scelte politiche estere e verso forme di sostegno che si percepiscono eccessive. L’escalation verbale tra i vertici politici ha contribuito ad alimentare sospetti reciproci e attenzione mediatica.

Il documento di sette pagine rimane un segnale di come la sicurezza e la fiducia tra alleati possano essere fragili quando confliggono interessi strategici; al contempo, richiama l’attenzione sui meccanismi pratici della protezione delle informazioni sensibili. Per il personale coinvolto nelle trattative e nelle operazioni internazionali, la raccomandazione è stata quella di rafforzare le precauzioni operative per ridurre le finestre di vulnerabilità.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.