Il Veneto sta affrontando una delle emergenze faunistiche più rilevanti degli ultimi anni: la proliferazione incontrollata delle nutrie. Con una popolazione stimata tra gli 800.000 e il milione di esemplari, la Regione ha deciso di intervenire con una soluzione tecnologica innovativa, ma non tutti sono d’accordo.
La nutria, originaria del Sud America, è stata introdotta in Italia nel 1928 per l’allevamento di pellicce. Successivamente, fughe e rilasci accidentali hanno portato alla sua naturalizzazione, soprattutto nella Pianura Padana e lungo la costa adriatica. Questo roditore, classificato come specie invasiva, causa danni significativi all’agricoltura, agli ecosistemi e alle infrastrutture idrauliche.
La nuova app per il controllo delle nutrie
Per far fronte a questa situazione, la Regione Veneto ha annunciato lo sviluppo di una nuova piattaforma digitale che, attraverso un’app per smartphone, mira a velocizzare e coordinare gli interventi di contenimento. La piattaforma, integrata nel Sistema Informativo dei Consorzi di Bonifica, permetterà ai selecontrollori volontari di richiedere, ricevere e gestire le autorizzazioni direttamente dal proprio dispositivo.
“La gestione della nutria non si misura soltanto dal numero degli abbattimenti, ma soprattutto dalla capacità di intervenire rapidamente quando il problema si presenta”, ha sottolineato l’assessore regionale all’agricoltura Dario Bond. La nuova app nasce proprio per eliminare i tempi morti e rendere più efficace un sistema che coinvolge molti soggetti diversi.
I dati del fenomeno
Nel solo ultimo anno, gli interventi di controllo hanno portato all’abbattimento di una quota compresa tra i 60.000 e i 65.000 esemplari. Il fenomeno risulta concentrato prevalentemente nelle province di Verona (53% degli abbattimenti regionali) e Rovigo (33%), seguite da Venezia (9%) e Padova (3%), mentre Belluno e Treviso incidono complessivamente per il restante 2%.
La Regione ha stanziato un budget triennale (2026-2027) di 1,5 milioni di euro (500.000 euro all’anno) affidato ai Consorzi di Bonifica per sostenere il piano di contenimento. “La sfida è costruire un sistema stabile e strutturato di controllo”, ha aggiunto Bond.
Le reazioni del mondo agricolo e delle associazioni
L’iniziativa ha ricevuto l’approvazione del mondo agricolo. Coldiretti Padova, tramite il presidente Roberto Lorin ha evidenziato come nella sola provincia di Padova vi siano oltre 200 mila esemplari che causano almeno mezzo milione di euro di danni all’anno. Per Carlo Salvan presidente di Coldiretti Veneto, “l’eradicazione rimane l’unica soluzione” per garantire la sicurezza del territorio.
Di parere radicalmente opposto la LAC (Lega Abolizione Caccia) di Padova, che contesta duramente la linea politica regionale. Secondo l’associazione, l’estate “si tinge sempre di più del rosso sangue degli animali della fauna selvatica messi sotto attacco da queste politiche che per accaparrarsi voti cedono sempre più a lobby economiche”.
La LAC critica anche l’introduzione dell’app, definendola una “sparata, che ha più un valore mediatico che risolutivo del problema”. Secondo l’associazione, si starebbe cercando un “facile capro espiatorio quando è evidente quanto il consumo di suolo, la scarsa attenzione alle dinamiche territoriali e la sparizione dei servizi ecosistemici influiscono sulla fragilità dei nostri territori più della presenza di nutrie o istrici”.
Le critiche si concentrano anche sull’ingente impiego di denaro pubblico per pratiche cruente che, a fronte dell’aumento della popolazione dei roditori, si dimostrano inefficaci. “Basterebbe utilizzare questi fondi per applicare metodi scientifici tipo la sterilizzazione, oppure creare nidi artificiali oppure con l’utilizzo di reti apposite, tutti metodi incruenti e molto più risolutivi dell’uccisione”, conclude la LAC.


