La recente sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito nuove regole per l’accompagnamento professionale in montagna, suscitando dibattiti tra le diverse categorie di guide. La delibera della Regione Lombardia, entrata in vigore nel 2026, ha riservato i percorsi escursionistici oltre i 700 metri di quota alle guide alpine e agli accompagnatori di media montagna (AMM)escludendo le guide ambientali escursionistiche (GAE).
Questa decisione ha sollevato numerose critiche da parte delle associazioni di GAE, che hanno presentato ricorsi respinti dal Consiglio di Stato. La sentenza ha confermato che l’attività di accompagnamento professionale è libera solo sugli itinerari classificati T (turistici) a qualsiasi quota ed E (escursionistici) al di sotto dei 700 metri.
Le motivazioni della sentenza
Il Consiglio di Stato ha basato la sua decisione sui dati del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (CNSAS)che hanno evidenziato un aumento significativo degli incidenti oltre i 700 metri di quota. Secondo la sentenza, i sentieri e i terreni in alta montagna presentano una crescente acclività, con un proporzionale aumento del rischio di scivolata e caduta.
Le GAE, che operano nel rispetto della legge 4/2013, non sono tenute a possedere una specifica preparazione professionale. Questo ha portato il Consiglio di Stato a escluderle dall’accompagnamento in alta quota, dove è richiesta una maggiore competenza tecnica per garantire la sicurezza degli escursionisti.
Le reazioni delle guide ambientali escursionistiche
Le associazioni di GAE hanno espresso forte preoccupazione per la sentenza, sostenendo che non sono stati adeguatamente valorizzati elementi documentali centrali. Secondo le GAE, i dati delle assicurazioni certificano un numero irrisorio di incidenti negli ultimi cinque anni in Lombardia, a fronte delle migliaia di segnalazioni del Soccorso Alpino citate nelle sentenze.
Le associazioni hanno richiesto una legge nazionale che offra chiarezza, tutela e uniformità su tutto il territorio italiano. Hanno inoltre sottolineato che le limitazioni introdotte dalla Regione Lombardia valgono solo in quel territorio regionale e non riguardano le aree protette, nazionali o regionali.
Le prospettive future
Nonostante la sentenza, le associazioni di GAE non intendono arrendersi e sono pronte a difendere la loro identità professionale. Hanno annunciato la loro intenzione di continuare a operare nei limiti della legge 4/2013 e di promuovere una legge nazionale che riconosca e tuteli la loro professione.
Nel frattempo, le guide alpine e gli AMM continuano a operare in alta quota, garantendo la sicurezza degli escursionisti grazie alla loro preparazione professionale e alle loro competenze tecniche. La sentenza del Consiglio di Stato ha confermato l’importanza di una formazione adeguata per l’accompagnamento in montagna, sottolineando la necessità di garantire la sicurezza degli escursionisti in ambienti impervi e pericolosi.


