Nel corso di un’audizione della commissione parlamentare d’inchiesta sull’emergenza Covid è emersa una testimonianza che ha riportato all’attenzione il capitolo delle forniture e delle consulenze legali legate alla prima fase della pandemia. Ha deposto Marco Spadaccioli, dipendente della Adaltis Srlche ha riferito in merito al ruolo attribuito all’avvocato Luca Di Donnaprofessionista dello stesso studio legale dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Al centro della ricostruzione c’è il pagamento di 454mila euro per una consulenza che, secondo il teste, sarebbe consistita essenzialmente nel controllo di documenti e nella redazione di una lettera.
Dichiarazioni di Marco Spadaccioli e il dettaglio della parcella
Durante l’audizione Spadaccioli ha sostenuto che l’importo pagato allo studio legale potrebbe non riferirsi ad attività complesse: “Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso”, ha detto rispondendo a domande precise sui compensi percepiti. Questa ricostruzione colloca l’attenzione sulle procedure amministrative e contabili adottate nella gestione delle commesse per i kit e le mascherine dell’emergenza, sollevando interrogativi sul rapporto tra somme erogate e prestazioni effettivamente rese.
Il contesto operativo della consulenza
Secondo il teste, le attività addebitate allo studio si limitavano a operazioni formali: il controllo dei documenti e la produzione di una lettera in caso di mancati pagamenti. L’emergenza sanitaria del 2026 aveva reso molte procedure straordinarie, ma la deposizione pone l’accento sul valore economico della consulenza: 454mila euro per attività che, nella descrizione fornita, appaiono di natura amministrativa piuttosto che legale o strategica. Questa discrepanza è il fulcro delle critiche mosse da esponenti politici che parlano di uso improprio di risorse pubbliche.
Reazioni politiche, difese e contestazioni procedurali
Le dichiarazioni in commissione hanno innescato repliche immediate: il vicepresidente della commissione, Francesco Ciancitto, ha definito i fatti come “inquietanti e inaccettabili” riferendosi alla gestione delle forniture nella prima fase dell’emergenza. Il deputato di Fratelli d’Italia Filini ha parlato di un presunto sistema corruttivo che avrebbe trasformato l’emergenza in una “mangiatoia”. Sul fronte opposto, l’ex premier Giuseppe Conte ha respinto ogni addebito con durezza, accusando gli avversari di voler “rimestare nel fango” e ricordando di essersi presentato alle indagini quando richiesto, con archiviazioni successive.
Proteste delle opposizioni e la versione della presidenza
Il confronto in aula è degenerato fino all’abbandono dei lavori da parte delle opposizioni (Pd, M5S, AVS e Iv), che hanno contestato la legittimità di alcune modalità di raccolta delle testimonianze, in particolare la delega ai consulenti di audire cittadini in ambienti esterni come un commissariato di polizia. Le minoranze hanno quindi dichiarato nulle le attività svolte, chiedendo chiarimenti e, in alcuni casi, le dimissioni del presidente della commissione. In risposta, il presidente Marco Lisei ha difeso l’operato dell’organismo, sostenendo che le attività avevano superato i passaggi formali in ufficio di presidenza e che le procedure adottate erano “normali per le commissioni d’inchiesta”.
La seduta ha mostrato la polarizzazione politica attorno a questioni che combinano elementi tecnici, amministrativi e simbolici: dal valore della parcella, 454mila euroalle modalità concrete con cui si sono svolte audizioni e acquisizioni di documenti. La testimonianza di Spadaccioli ha riaperto il dibattito sul rapporto tra enti commissariali, fornitori e consulenti esterni durante la gestione dell’emergenza, riportando in primo piano la necessità di chiarire ruoli, compiti e tracciabilità delle spese pubbliche.
La vicenda, emersa nel corso dell’audizione che si è svolta il 9 giugno 2026, resta ora al centro della discussione parlamentare: le opposizioni richiedono verifiche sulle procedure adottate e sulle competenze delegate, mentre la maggioranza e la presidenza della commissione sottolineano la legittimità formale delle attività svolte fino a quel momento. Resta aperto il tema del rapporto tra l’entità dei compensi versati e la natura delle prestazioni rese, punto che potrebbe richiedere ulteriori accertamenti documentali e chiarimenti in aula.



