Il trionfo agli ultimi Giochi di casa ha lasciato un’impronta indelebile: con trenta medaglie complessive l’Italia ha celebrato atleti che hanno scritto pagine storiche. Oggi però il panorama nazionale vive una fase di transizione. I protagonisti degli ultimi quindici anni, da Federica Brignone a Francesca Lollobrigida, da Arianna Fontana a Federico Pellegrino, stanno lasciando spazio o rallentando l’attività agonistica, e questo obbliga le federazioni e i club a ripensare strategie e percorsi di valorizzazione.
Ritiri e assenze che ridisegnano il panorama degli sport invernali
Il ritiro di figure come Federico Pellegrino a marzo 2026 e di altre punte di diamante ha creato un vuoto di leadership nello sci di fondo e in altre discipline. Anche la campionessa del biathlon, che ha contribuito a portare il suo sport al grande pubblico nazionale, ha deciso di chiudere la carriera agonistica, lasciando interrogativi su come riorganizzare le squadre e il circuito di formazione. Sul fronte degli infortuni, Federica Brignone è ancora in fase di riabilitazione dopo il grave incidente dell’aprile 2025 e ha ammesso di non voler tornare a gareggiare con dolore persistente; il suo ritorno è incerto dato che ha 36 anni e un recupero che dura da oltre un anno.
Alla stessa voce si sommano altri stop: Sofia Goggia ha dovuto fronteggiare un’infezione durante un ritiro in Sud America e il rientro è sospeso senza una data certa; Arianna Fontana non ha ancora chiarito il proprio futuro nello short track, mentre Francesca Lollobrigida ha annunciato una seconda gravidanza e salterà la stagione di pattinaggio di velocità pur manifestando l’intenzione di puntare ai Giochi del 2030 in Francia. Questi elementi sottolineano come il patrimonio di esperienza vada salvaguardato e trasferito ai giovani senza fretta ma con piani concreti.
I giovani che possono raccogliere l’eredità e le speranze per il 2030
Di fronte alla perdita degli storici campioni, il movimento guarda ai giovani con realismo: ci sono talenti pronti, altri in fase di recupero e alcuni che richiedono un percorso più lungo. Nel biathlon, Tommaso Giacomel è tornato in pista dopo un problema cardiaco che lo ha costretto a fermarsi: pur avendo parlato di un’estate difficile, rappresenta una base su cui costruire assieme a Lisa Vittozzi. Nel freestyle, Flora Tabanelli, bronzo olimpico e ventenne, sta completando il recupero dopo un’operazione al legamento crociato anteriore subita a novembre 2025 e rimane una pedina fondamentale per il futuro della disciplina.
Nel maggiore comparto maschile dello sci alpino spicca Giovanni Franzoni, esploso con l’argento olimpico in discesa e indicato come riferimento per il rilancio. Tra le donne, Laura Pirovano e Marta Bassino – quest’ultima pronta a rientrare dal lungo stop per infortunio nel gigante di Soelden – saranno chiamate a tenere alto il livello tecnico. Altri nomi emergenti includono Simone Deromedis, oro olimpico nello ski cross che punta ora alla Coppa del Mondo generale, e diversi ragazzi nello short track e nel pattinaggio di velocità come Riccardo Lorello, Elisa Confortola, Thomas Nadalini e Pietro Sighel.
Il successo sulle rotelle e l’ampiezza del movimento azzurro
Parallelo al mondo della neve, l’Italia ha confermato la propria leadership anche sulle superfici lisce: ai World Skate Games la spedizione ha centrato un bottino impressionante, con 24 ori e 76 podi, frutto di una delegazione numerosa e specializzata. Il pattinaggio artistico, il pattinaggio corsa su pista e strada, l’inline slalom e discipline emergenti come lo scootering street e il roller freestyle hanno portato medaglie e testimonianze di un sistema tecnico ben organizzato.
Risultati come l’oro storico della nazionale junior maschile di hockey inline, con Riccardo Quartuccio protagonista a suon di reti, e le doppiette nel free jump dell’inline freestyle mostrano che la capacità di eccellere non riguarda solo la montagna. Questo equilibrio tra neve e rotelle rimane una risorsa strategica per lo sport italiano: preservare know-how, staff tecnici e percorsi giovanili è essenziale per non disperdere i vantaggi ottenuti negli anni recenti.
La sfida per il prossimo ciclo è quindi duplice: consolidare il passaggio di consegne nelle discipline invernali che hanno perso i loro leader e capitalizzare l’eccellenza già presente nelle rotelle. Con calendari internazionali che vedono l’avvio di molte Coppe del Mondo e con l’obiettivo dei Giochi del 2030 all’orizzonte, l’Italia ha ancora margine per rinnovarsi, ma dovrà mettere in campo programmi di formazione, recupero e continuità tecnica per trasformare le promesse in nuovi campioni.



