Salta al contenuto
21 Giugno 2026

Come Sanremo e Milano Cortina 26 hanno messo alla prova le strategie dei brand

WPP Media confronta Festival di Sanremo e Milano Cortina 26, evidenziando convergenze nei risultati mediatici ma differenze nella capacità di attrarre investimenti e nella propensione al rischio dei brand

come sanremo e milano cortina 26 hanno messo alla prova le strategie dei brand 1773684638

Nell’ambito della Event Economy, la recente analisi condotta da WPP Media mette sotto la lente due piattaforme culturali italiane molto diverse: il Festival di Sanremo e i Giochi Olimpici invernali Milano Cortina 26. Francesco Riccadonna, managing director della unit Entertainment di WPP Media, sottolinea come, nonostante entrambe le manifestazioni si collochino nello spazio delle lovemark, i comportamenti delle marche abbiano privilegiato scelte prudenti piuttosto che scommesse coraggiose.

L’analisi evidenzia una sorprendente convergenza sui principali indicatori di performance, ma allo stesso tempo rivela differenze strategiche e strutturali che hanno inciso sul modo in cui i brand hanno investito. Il dato di fondo che emerge è che l’efficacia torna a essere più determinante dell’efficienza e che, per cogliere il vero valore di questi eventi, le aziende devono ripensare la propria propensione al rischio.

Numeri a confronto

Sul piano quantitativo i due eventi mostrano audience comparabili: i Giochi invernali milano Cortina 26 hanno raggiunto una reach cumulata dichiarata di 39 milioni di individui, con un picco di 9,4 milioni per la cerimonia di apertura e circa 1,9 milioni di volumi di conversazioni online. Il Festival di Sanremo ha ottenuto una reach complessiva di 37 milioni, con un picco di 11 milioni nella serata finale e 3,1 milioni di conversazioni online. Questi numeri confermano che entrambi gli eventi hanno saputo catalizzare attenzione massiva e conversazione pubblica.

Raccolta pubblicitaria e divari

Nonostante la vicinanza nei risultati d’audience, la capacità di trasformare visibilità in ricavi si è distinta. La RAI ha dichiarato una raccolta di 72 milioni di euro per il Festival di Sanremo, mentre WPP Media stima che i Giochi Invernali abbiano generato tra i 40 e i 45 milioni di euro in pubblicità, escludendo sponsorizzazioni. Questo gap mette in luce come la rilevanza culturale non si traduca automaticamente in equivalentemente potere commerciale: la struttura dell’offerta commerciale, la soglia d’ingresso e le strategie di vendita giocano un ruolo determinante.

Percezione e accessibilità per i brand

Dal punto di vista valoriale i due eventi si posizionano diversamente: i Giochi Olimpici sono tradizionalmente associati a impegno, disciplina ed eccellenza, mentre il Festival di Sanremo richiama connotazioni di glamour, edonismo e cultura pop. Questa differenziazione ha impatto diretto sull’accessibilità commerciale: Sanremo è percepito come un format più collaudato, con possibilità di investimento anche più contenute, mentre Milano Cortina 26 è stato visto come un evento straordinario con una soglia di ingresso mediamente più alta e un’esposizione più complessa da monetizzare.

One-off versus formato consolidato

WPP Media osserva che un evento one-off implica rischi e opportunità diverse rispetto a un format ripetuto. Milano Cortina 26, nella sua natura unica, ha richiesto una pianificazione e un approccio differente rispetto a Sanremo, dove l’investitore sa già cosa aspettarsi. Riccadonna interpreta questo elemento come una delle ragioni per cui i brand italiani, pur riconoscendo il valore comunicativo dell’evento, hanno mostrato una certa riluttanza ad andare oltre approcci difensivi.

Le implicazioni strategiche per i brand

Secondo Riccadonna, le Olimpiadi vanno trattate come un investimento di lungo periodo, più orientato al positioning che al ritorno immediato. L’idea è che il valore di un’associazione si sedimenta nel tempo attraverso elementi come il ricordo dell’evento, l’associazione ai valori positivi dello sport e il rapporto con il territorio ospitante, che può tradursi in una vera advocacy dei consumatori. Questo richiede che le aziende cambino il frame temporale e le metriche con cui valutano tali iniziative.

Dalla misurabilità dei contatti alla qualità delle connessioni

Il confronto mette in luce anche un tema culturale: la propensione a misurare il successo con metriche immediate e rassicuranti come i contatti. Riccadonna argomenta che la vera sfida è valorizzare le connessioni, indicatori che si esprimono con un delay e attraverso una catena di segnali (impatto percepito, brand equity, advocacy). Fare leva su queste dinamiche significa privilegiare l’efficacia sulla pura efficienza e avere il coraggio di sperimentare approcci narrativi meno scontati.

Lezioni operative

Per i responsabili marketing la lezione è doppia: scegliere eventi con intento strategico, non solo tattico, e accettare una maggiore incertezza iniziale per ottenere ritorni di significato e relazione. Gli eventi restano piattaforme potenti, ma vanno usati per costruire identità e relazioni durature: la crescita deriva dalla capacità di fare la differenza, non solo dall’ottimizzazione del costo per contatto.

Autore

Alessandro Tassinari

Alessandro Tassinari, torinese con passaporto pieno di timbri, riscrisse un percorso alpino dopo un incontro al Rifugio Garelli: oggi cura storie di viaggio in chiave narrativa. In redazione predilige longform, sostiene l'attenzione al paesaggio e conserva un taccuino logoro con mappe disegnate a mano.