La morte di Gianluca Ibarra Silveraventiduenne colpito ripetutamente alla stazione di Milano Certosa, ha innescato una complessa inchiesta che nelle ultime settimane ha portato a misure cautelari e a una caccia al latitante. La ricostruzione degli inquirenti indica che l’aggressione è avvenuta nella serata tra il 26 e il 27 maggio 2026 e che sul luogo sono intervenuti numerosi giovani, mentre le autorità stanno verificando legami con presunte dinamiche di gruppo.
Dopo il fermo di un diciannovenne avvenuto nei giorni scorsi, la Procura ha emesso un ulteriore provvedimento nei confronti di un altro ragazzo di circa venti anni, italiano di origine peruviana, ritenuto tra i partecipanti alla violenta aggressione. Gli investigatori della Squadra Mobile hanno segnalato che il secondo giovane risulterebbe attualmente all’estero, con indicazioni che lo collocano forse in Spagna, e hanno avviato le ricerche per localizzarlo e interrogarlo.
La dinamica dell’aggressione alla stazione Certosa
Secondo gli accertamenti, la lite che ha preceduto il delitto è iniziata qualche tempo prima dell’agguato finale. In totale, gli investigatori ritengono che fossero presenti almeno diciassette persone compatte in gruppo, alcune delle quali avrebbero affermato di appartenere ai Latin Kings. Al ritorno alla stazione, attorno alle ore 22:00 del 26 maggio 2026, la situazione è degenerata: il gruppo avrebbe rincorso Gianluca insieme a suo fratello e a un amico, lanciando sassi, bottiglie e coltelli, fino a far cadere la vittima, che ha ricevuto numerosi fendenti.
Le prove raccolte
Le immagini delle telecamere di sorveglianza sono al centro della ricostruzione: fotogrammi e confronti fotografici, insieme agli esami della polizia scientifica sugli oggetti rinvenuti (coltelli e frammenti di bottiglie), hanno contribuito a ricostruire la presenza di più soggetti in stazione tra le 19:25 e le 22:19 del 26 maggio 2026. I referti indicano che il giovane è stato accoltellato in varie parti del corpo, con un colpo letale che ha lesionato l’arteria femorale, causando un’emorragia fatale.



