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26 Giugno 2026

Arrampicata e biodiversità: la storia del falco pellegrino di Andonno

In Valle Gesso, la coppia di falco pellegrino che aveva scelto la falesia di Andonno per nidificare ha visto il suo piccolo raggiungere l'involo. Un successo reso possibile dalla collaborazione tra scalatori e istituzioni.

Arrampicata e biodiversità: la storia del falco pellegrino di Andonno

In un angolo di paradiso alpino, tra le rocce della Valle Gesso si è compiuto un miracolo della natura. La coppia di falco pellegrino che aveva eletto la falesia di Andonno come proprio nido ha visto il proprio piccolo raggiungere l’involo, segnando un traguardo di grande valore scientifico per la tutela della biodiversità alpina.

Questo successo, tuttavia, non sarebbe stato possibile senza la collaborazione tra istituzioni, sportivi e comunità locale. L’Ente Aree Protette Alpi Marittime (APAM) ha sottolineato come la sinergia tra questi attori sia stata fondamentale per proteggere il rapace più veloce del mondo durante la delicata fase riproduttiva.

La sinergia di Andonno: quando lo sport rispetta la natura

La falesia di Andonno, situata all’interno di una Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) della Rete Natura 2000 è un luogo di grande importanza per la conservazione della biodiversità. Per garantire la necessaria tranquillità ai rapaci durante il periodo riproduttivo, che va da febbraio a fine giugno, era stata disposta la chiusura temporanea del settore centrale, vietando l’arrampicata sulle vie da “Ciucco di mosto” a “La Rampogna”, inclusa la “G.T.A. (Grande Traversata di Andonno).

Il monitoraggio scientifico, condotto dal Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino ha guidato le decisioni tecniche attraverso una serie di sopralluoghi realizzati dal ricercatore Fabio Marcolin. Per maggiore sicurezza, l’ente APAM ha preferito attendere non solo il completamento dell’involo ma anche della fase successiva, durante la quale il nido viene utilizzato dai giovani rapaci come posatoio.

Accertato che attualmente non sussistano più criticità per il falco, il settore interdetto è da considerarsi totalmente riaperto all’arrampicata. “I climber si sono dimostrati sensibili e collaborativi”, il commento soddisfatto dell’Ente, che ha tenuto a evidenziare quanto tale risultato fosse certo fin dall’avvio del divieto, “ben sapendo che gli scalatori sono per definizione autentici amanti della natura, dell’ambiente e dei suoi delicati equilibri”.

Climbers e biodiversità: le buone pratiche in parete

Indipendentemente da eventuali divieti in essere, l’Ente APAM invita i climbers ad adottare accorgimenti per scalare con il minimo impatto sulla biodiversità, dentro e fuori dalle aree protette. Ma cosa si intende esattamente per scalare rispettando la biodiversità?

Il suggerimento fornito dall’Ente APAM ai climbers è di adottare in parete uno stile di arrampicata consapevole, fatto di piccole azioni, molte delle quali valide come buona norma anche al di fuori delle aree protette. Si parte da una corretta pianificazione a casa, fase in cui è bene verificare l’agibilità di vie e settori per evitare zone soggette a divieti di tutela. Anche l’aspetto burocratico e logistico è nodale: l’apertura di nuovi itinerari o la messa in sicurezza di vie preesistenti richiede sempre autorizzazioni formali per non incorrere in severe sanzioni pecuniarie.

Sul campo, poi, la tutela passa per quei gesti quotidiani cui spesso si dà poco peso ma che fanno la differenza per la natura, come evitare di parcheggiare l’auto sui prati o non imboccare scorciatoie durante l’avvicinamento, scongiurando così l’erosione dei versanti. Il rispetto della biodiversità si gioca anche direttamente sulla roccia. I climbers sono invitati a pulire solo le prese necessarie utilizzando spazzole a setole morbide, preservando intatta la micro-vegetazione composta da muschi e licheni. È altrettanto fondamentale limitare l’uso della magnesite, avendo cura di spazzolare via “tick marks” e magnesite in eccesso.

Infine, l’attenzione alla fauna deve rimanere sempre alta: se si individua un nido in cui sia evidente la presenza di “abitanti”, è cruciale allontanarsi con discrezione e segnalarlo all’ente di riferimento, così come sono da evitare rumori molesti. Regola d’oro valida in falesia ma, in generale, in ogni uscita outdoor: riportare sempre a valle i propri rifiuti.

Autore

Camilla Bellini

Camilla Bellini, ex guida turistica fiorentina, trasformò la visita a Santa Maria Novella in un progetto multimediale: ora dirige approfondimenti su patrimoni locali. In redazione sostiene itinerari slow, firma dossier sulle piccole botteghe e conserva il primo badge di guida della città come ricordo unico.