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Partiamo da Aviatico, piccolo borgo che, pur appartenendo alla Valle Brembana, è da sempre collegato alla comunità della Valle Seriana tramite antiche vie di transito. Questa escursione ad anello è pensata per chi cerca un equilibrio tra natura, storia e incontri autentici: dal paese si sale verso la Forca d’Aviatico e si scende nella ripida conca della Val de Grü, alternando tratti boschivi e pascoli aperti. Il percorso non presenta difficoltà tecniche e regala molte finestre panoramiche, utili soprattutto nei mesi più freddi quando la valle resta spesso in ombra.
Il giro proposto si sviluppa su sentieri segnati dal CAI e su strade rurali: indicativamente sono circa 9 chilometri con un dislivello positivo di 650 metri e una durata stimata di circa 3 ore escludendo soste. Per chi desidera allungare, c’è la possibilità di salire al Monte Poieto, che aggiunge circa un’ora al totale. In ogni tratto si percepisce la forte relazione tra la comunità locale e il territorio, visibile nelle baite curate e nelle fontane che rinfrescano il cammino.
Avvicinamento e creste: dall’abitato alla Forca
Lasciando l’ampio parcheggio vicino al municipio si imbocca la scalinata verso la chiesa e si segue il segnavia CAI 519 che attraversa le case più alte del paese fino a intercettare via Monte Alben. La strada sale decisa verso la Forca d’Aviatico (1160m), caratterizzata da una piccola pozza d’acqua che cambia colore con il cielo. È possibile scendere direttamente in Val de Grü tramite il CAI 516, ma il nostro anello preferisce proseguire sul 519 per godere di maggiori scorci panoramici e di un tratto più aperto.
Osservazioni naturalistiche sulla cresta
Subito dopo la Forca si passa sotto il roccolo Picinali (1210m), punto ideale per una breve sosta fotografica. Si prosegue in direzione nord fino a incontrare Ca’ Donadoni (1180m), nei pressi del Forcellino, dove la presenza occasionale di camosci o altri ungulati rende il tratto particolarmente vivo. Le strutture rurali e le trame dei muri raccontano l’uso storico del territorio per la caccia e la raccolta, nonché la pratica transumante che un tempo collegava le valli.
La discesa in Val de Grü e i custodi della valle
Dalla biforcazione tra il 519 e il 525 si imbocca il 525 verso il Monte Alben, quindi si devia al 524 che scende nella Val de Grü. Dopo un tratto boschivo si esce su una selletta erbosa (circa 985m) dove si trova una baita soleggiata: da qui si ammirano i pascoli e le cascine sparse nella conca. Al centro dell’area sta la piccola chiesa di San Salvatore (860m), fulcro della comunità locale e luogo di celebrazioni che mantengono vive le tradizioni.
Incontri umani: i fratelli Martinelli
Nel percorso si incontrano le case dei Martinelli, custodi della valle: due fratelli che hanno dedicato la vita alla cura dei prati e delle baite, mantenendo l’equilibrio tra agricoltura e natura. Le loro storie di vita — ritorni dalla foresta, fatica del pascolo, l’acqua che va presa alla fontana — sono parte integrante dell’esperienza. Anche quando il bestiame non viene più gestito come un tempo, la manutenzione dei sentieri e delle stalle dimostra una cura costante del territorio.
Dalla chiesa alla fonte e il ritorno
Scendendo verso il fondovalle si raggiunge la fontana della Val de Grü (circa 810m), incastonata in un masso calcareo e dotata di due vasche a livelli differenti; l’acqua è notevolmente fresca e potabile. Dalla fonte si risale su strada cementata passando per la stalla Scoltadur (990m) fino ai Ronchi (1110m), pascoli panoramici con baite che ricordano la gestione tradizionale dei fieni. Qui è possibile osservare il rapporto tra prati e bosco, con ampie porzioni che hanno riconquistato terreno in assenza di sfalcio.
Per il rientro si segue la strada che riconduce alla Forca d’Aviatico e quindi si ridiscende per lo stesso itinerario fino ad Aviatico. Chi desidera ampliare la camminata può deviare per il Monte Poieto poco oltre i Ronchi; il giro completo, senza questa variante, è privo di passaggi attrezzati e richiede solo una preparazione escursionistica di base.
La valle conserva anche racconti e toponimi curiosi: la leggenda riportata dallo scrittore Carlo Traini nel 1947 evoca una figura oscura trasformata in gru sopra la piccola chiesa, immagine che ha contribuito al nome popolare «Al de Grü». Linguisticamente, però, il termine è più verosimilmente legato alla radice preistorica gro/grou, che indica ghiaia o sabbia, in relazione all’azione erosiva del torrente.
Note pratiche: il percorso descritto è lungo circa 9 km con 650 m di dislivello positivo, tempo indicativo tre ore; non sono presenti difficoltà tecniche particolari. Tutte le fotografie che illustrano il viaggio sono di Camillo Fumagalli.