Un’aggressione avvenuta davanti a un bar di Milano ha portato al fermo di Lamin Saidilly 22 anni, ora indagato per tentato omicidio aggravato. La vicenda ha messo al centro non solo l’episodio violento in sé, ma anche il passato del sospetto: gli inquirenti stanno infatti ricostruendo un periodo di detenzione in Gran Bretagna e il suo successivo ritorno in Italia a fine 2026.
La vittima, un uomo di 55 anni, è stata soccorsa e ricoverata all’ospedale Niguarda ma non è in pericolo di vita. Le dichiarazioni rilasciate dal fermato agli agenti e il modo in cui è stato trovato — con il volto travisato e un coltello — hanno indotto la Procura a richiedere la convalida dell’arresto per il rischio di fuga e di reiterazione del reato.
Il profilo anagrafico e il percorso recente di Saidilly
Secondo la ricostruzione riportata agli atti, Saidilly è nato a Conegliano Veneto (Treviso). Dopo un periodo trascorso in Gran Bretagna, durante il quale risulterebbe essere stato in detenzione sarebbe rientrato in Italia e tornato a vivere con i genitori a Conegliano verso la fine del 2026. Lì ha svolto per qualche mese il lavoro di magazziniere in un’azienda alimentare della zona prima di allontanarsi nuovamente dalla famiglia in seguito a un litigio con il padre.
Arrivo a Milano e movimenti precedenti all’aggressione
Gli investigatori hanno accertato che Saidilly ha raggiunto Milano il 23 giugno. Nel capoluogo avrebbe soggiornato in diversi alberghi, sempre pagando i conti e senza creare problemi apparenti, ma di lui si perdono le tracce il 30 giugno. Il fatto di cronaca si è verificato sabato 4 luglio: l’aggressione è avvenuta all’esterno di un bar in via Capecelatro, quando la vittima stava facendo colazione.
Le dinamiche dell’accoltellamento e le dichiarazioni successive
Secondo l’impianto accusatorio, il giovane sarebbe uscito travisato con un passamontagna nero e armato di un coltello con una lama di 21 centimetri. La contestazione contestata dagli inquirenti parla di più colpi inflitti alla vittima, al torace, all’addome e al collo. Dopo l’arresto, agli agenti che lo hanno fermato avrebbe rivolto la frase: “Mi sono divertito, quando esco lo rifaccio” una dichiarazione che ha rafforzato la preoccupazione per la pericolosità e la possibilità di reiterazione del gesto.
Il pubblico ministero che coordina le indagini ha chiesto al gip la convalida dell’arresto imputando il reato di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Nel capo di imputazione si sottolinea l’apparente volontà di scegliere un “bersaglio facile” e l’elemento della travisatura e dello strumento usato.
Audizione davanti al gip e posizione della difesa
Davanti al giudice per le indagini preliminari, il giovane si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’avvocato difensore ha dichiarato che il suo assistito non ricorda l’accaduto né le frasi attribuitegli dopo il fermo e ha precisato di non avere notizie di cure psichiatriche precedenti. Sulla permanenza nel Regno Unito l’avvocato ha richiamato motivi di riservatezza e deontologia, mentre ha definito il recente allontanamento da casa non una fuga ma un “percorso di ricerca di sé”.
Verifiche internazionali e profilo giudiziario in Gran Bretagna
La Procura ha attivato canali investigativi internazionali per ottenere informazioni precise sul periodo di detenzione in Gran Bretagna si sta accertando quanto tempo sia rimasto in carcere e se la reclusione sia stata conseguenza di una condanna definitiva, nonché il reato contestato allora. Queste informazioni sono considerate rilevanti per ricostruire il quadro personale e giudiziario del sospettato e per valutare la sua pericolosità.
Le autorità hanno inoltre stabilito che la mattina dell’aggressione il giovane non era sotto effetto di alcol o droghe circostanza che indirizza le indagini verso motivazioni che non appaiono legate a intossicazione ma piuttosto a dinamiche personali e comportamentali.
La vicenda ha suscitato reazioni a livello politico e sociale per la gravità della frase pronunciata dal fermato e per la modalità dell’aggressione. Intanto gli inquirenti proseguono con gli accertamenti sui contatti, sugli spostamenti e sulle eventuali responsabilità penali precise, con l’obiettivo di completare il quadro probatorio da presentare al giudice.



