In un piccolo borgo della Valle d’Aosta, Champorcher, si è spento un uomo che ha dedicato la sua vita allo sport e alla sua comunità. Alessio Gontier, 83 anni, è stato molto più di un semplice dirigente sportivo: è stato un visionario, un allenatore, un vigile del fuoco e, soprattutto, un uomo che ha saputo trasformare una passione in un’eredità duratura.
Il biathlon, uno sport che combina la precisione del tiro con la resistenza dello sci di fondo, ha trovato in Gontier un vero e proprio pioniere. La sua storia è un esempio di come la determinazione e la passione possano cambiare il corso delle cose, anche in un contesto apparentemente marginale come quello del biathlon valdostano.
Dai campi da sci alle vette del biathlon
Nato il 23 febbraio 1943 a Chardonney di Champorcher, Alessio Gontier ha iniziato a sciare fin da bambino. La sua carriera agonistica ha avuto inizio a Cesana nel 1953, dove si è classificato secondo nella Coppa Valligiani, vincendo un’attrezzatura nuova di zecca. Nonostante i successi giovanili, Gontier non ha raggiunto i risultati sperati a livello senior, ma questo non lo ha fermato. Ha deciso di intraprendere la carriera di allenatore e dirigente sportivo, un percorso che lo ha portato a lasciare un segno indelebile nel mondo del biathlon.
La sua carriera professionale è stata altrettanto variegata. Dopo aver rifiutato un’offerta della Guardia di Finanza, ha scelto di entrare nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, trasferendosi a Saint-Christophe con la moglie Franca Jacquemet. Qui ha continuato a coltivare la sua passione per lo sport, diventando allenatore e dirigente del Gruppo Sportivo Godioz, lo sci club dei vigili del fuoco valdostani. La sua dedizione non si è limitata alla Valle d’Aosta: ha partecipato a numerose missioni di Protezione Civile, tra cui quelle per il terremoto del Friuli nel 1976 e quello in Irpinia nel 1980.
La rinascita del biathlon valdostano
Il biathlon in Valle d’Aosta esisteva già prima dell’arrivo di Gontier, con atleti di un certo livello come Lino Jordan e Fabio Cavagnet. Tuttavia, era una disciplina senza una vera struttura organizzativa. Gontier ha cambiato tutto questo. Alla fine del millennio, ha iniziato a promuovere il biathlon in vari sci club valdostani, portando la disciplina a Champorcher, Godioz, Bionaz, Granta Parey, Verrayes e Valdigne.
Nel 1991, Gontier è diventato allenatore della squadra di biathlon dell’Asiva, insieme all’amico Marino Oreiller. Successivamente, con Guido Zampieri come presidente del comitato regionale della Fisi, è stato promosso a responsabile di settore. La sua determinazione e la sua energia hanno portato alla creazione di un sistema-biathlon che ancora oggi funziona e sforna talenti. Come ricorda Riccardo Borbey, ex presidente di Asiva, “Alessio era una persona che quando voleva qualcosa difficilmente si arrendeva. Aveva energie da vendere, e una determinazione fuori dal comune.”
Un’eredità che continua
Oggi, il biathlon valdostano è un settore di eccellenza, con atleti stabilmente nelle nazionali maggiore e giovanili e una rappresentativa che combatte al pari di regioni più grandi. Il merito di questo successo va in gran parte a Alessio Gontier, che ha saputo trasformare una passione in un progetto di successo.
La sua eredità non si limita al biathlon. Gontier ha dedicato la sua vita alla sua comunità, impegnandosi nello Sci Club e nella Pro Loco di Champorcher. La sua storia è un esempio di come una persona possa fare la differenza, non solo nello sport, ma anche nella vita di tutti i giorni.
Alessio Gontier ci ha lasciato, ma il suo spirito e la sua passione continuano a vivere nel biathlon valdostano e nella comunità di Champorcher. Un uomo che ha saputo trasformare una passione in un’eredità duratura, un vero e proprio pioniere del biathlon valdostano.



