Nel marzo del 1971 una cordata composta da Daniele ChiappaElio Scarabelli e Rino Zocchi affrontò per la prima volta l’inverno sulla parete dello Ago di Sciora una cima di 3205 m posta nella Val Bondasca. L’itinerario scelto fu lo spigolo ovest-nord-ovest con un dislivello di circa 750 m e richiese due bivacchi in parete e una combinazione di arrampicata su roccia e neve gelata.
Partenza, organizzazione e primo avvicinamento a Bondo e Capanna Sciora
La cordata si riunì a Bondo e, con il supporto della guida Dino Salis per i collegamenti via razzi, salì verso la Capanna Sciora a 2118 m. L’avvicinamento, reso difficile da condizioni di neve pessime, terminò già dopo il tramonto; il 6 marzo la squadra si preparò mentalmente all’impresa prevista per giorni successivi. L’esperienza di Chiappa nella scalata invernale era all’esordio, mentre Scarabelli e Zocchi portarono competenze alpine consolidate.
Le fasi dell’ascensione: percorso, difficoltà e prime ore in parete (7-8 marzo 1971)
All’attacco dello spigolo, la cordata trovò la via impegnativa a causa della neve e del ghiaccio che ostruivano appigli e fessure. Dopo un primo tratto nel canalone Klucker la salita proseguì verso la cresta vera e propria: a quota 2700 m venne affrontato il primo bivacco, dopo circa otto ore di progressione a temperature che scesero fino a 18-20 gradi sotto zero durante la notte. Il primo bivacco mise in luce la dimensione emotiva dell’inverno in parete: tra il freddo e la contemplazione delle valli sottostanti, i momenti di raccoglimento divennero parte integrante dell’impresa.
Pulizia delle sezioni rocciose e progressione
Il giorno successivo la cordata dovette dedicare molte energie a ripulire il granito dalla neve recente e a ricuperare il materiale stivato nel sacco: chiodi, tende e viveri erano essenziali per i bivacchi. Le difficoltà tecniche inclusero tratti valutati fino al V grado su roccia, diedri verticali e placche rivestite di ghiaccio, che resero la progressione lenta e faticosa nonostante il bel tempo che si era stabilizzato.
Secondo bivacco, quota alta e vetta: 8-9 marzo 1971
Il secondo bivacco fu organizzato su una ampia ma esposta cengia a pochi metri dalla vetta. Durante la notte la temperatura calò ulteriormente fino a circa -28 °C con vento fastidioso che rese il riposo precario. All’alba del 9 marzo 1971 la cordata riprese la scalata finale; Scarabelli rimase capocordata e, con decisione, guidò l’attacco risolvendo passaggi tecnici che portarono infine alla cima.
Tempo di salita e difficoltà complessive
L’ascensione complessiva comportò circa 27 ore di arrampicata effettiva e 24 ore di bivacco. La via proposta seguì in parte la linea tracciata dalla prima salita estiva di Walter Risch del 1° luglio 1923 ma affrontò le peculiarità dell’inverno. La discesa avvenne per doppie lungo la parete sud-est e attraverso canali che portarono infine, dopo una lunga discesa, alla Capanna Albigna a 2331 m e quindi a Bondo tramite funivia.
Durante la discesa si registrarono momenti di tensione, tra cui una scarica di massi che sfiorò Scarabelli senza conseguenze, e il rilevamento di due corde parzialmente abrase che richiesero nodi e maggiore cautela nelle doppie. Nonostante le difficoltà, la cordata giunse al fondovalle accolta da calore e cordialità.
Questa prima invernale dello Ago di Sciora rimane nella memoria come un battesimo dell’alpinismo invernale per Chiappa e come testimonianza delle capacità e dell’intesa tra i tre alpinisti. L’impresa è collocata nella cronologia delle prime invernali della Val Bondasca e sottolinea l’importanza di preparazione, attrezzatura e collaborazione in condizioni estreme.



