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11 Luglio 2026

Posizione a V, stacco e telemark: principi del salto con gli sci

Dalla posizione a V alla firma del telemark: un viaggio autorevole nella fisica e nella tecnica del salto con gli sci.

Posizione a V, stacco e telemark: principi del salto con gli sci

Il salto con gli sci combina aerodinamica e tecnica in una sequenza precisa: rincorsa, stacco volo e atterraggio. Al centro di tutto vi è la posizione a V configurazione delle spatole che massimizza la portanza, e la corretta esecuzione del telemark gesto conclusivo che misura controllo e stile. Comprendere questi elementi permette di interpretare prestazioni e scelte tecniche con attenzione alla fisica che le governa.

L’argomento è rilevante perché ogni metro in volo dipende dall’equilibrio tra portanza e resistenza dalla qualità dello stacco e dalla stabilità dell’assetto. Questo articolo illustra i principi senza tempo che regolano la V, la gestione dell’impulso sul tavolo, la traiettoria e l’atterraggio, e propone un confronto tecnico tra trampolino normale e trampolino lungo offrendo criteri pratici e universali.

Portanza, drag e stabilità: i principi che contano

La portanza nasce dalla differenza di pressione tra intradosso ed estradosso quando sci e corpo presentano un certo angolo d’attacco al flusso d’aria; la resistenza (drag) cresce con velocità e superficie esposta. L’obiettivo è massimizzare il rapporto portanza/drag mantenendo stabilità: una piccola rotazione del bacino o delle spalle può spostare il baricentro e innescare assetti indesiderati. La stabilità longitudinale si ottiene distribuendo massa e superfici in modo coerente, mentre quella laterale dipende da simmetria e controllo fine degli arti; micro-regolazioni di caviglie e ginocchia modulano le turbolenze intorno alle spatole, riducendo variazioni di carico e vibrazioni.

La posizione a V: geometria, superfici e flusso

La posizione a V apre le punte degli sci, aumentando la superficie proiettata e l’efficienza aerodinamica. La V consente maggiore portanza a parità di velocità rispetto ai piedi paralleli, grazie a un flusso più energizzato sull’estradosso e a una migliore gestione del vortice di scia. L’angolo tra gli sci e l’assetto busto-bacino richiedono finezza: un’eccessiva apertura alza il drag e destabilizza, una troppo ridotta spreca potenziale. Il busto si dispone in assetto allungato, collo in estensione neutra, braccia a bilanciare; il trim complessivo si ottiene con piccole variazioni dell’angolo d’anca e del punto di pressione sugli scarponi, mantenendo continuità del flusso sulle superfici.

Gestione dello stacco: impulso, timing e traiettoria iniziale

Lo stacco trasforma la velocità di rincorsa in una velocità iniziale con componente verticale sufficiente ma contenuta per ridurre drag in fase precoce di volo. Il gesto è breve, elastico, con estensione coordinata di caviglia, ginocchio e anca; l’uscita dal tavolo deve presentare un angolo di proiezione che non rompa la linea del baricentro. Il timing è cruciale: anticipare porta a perdita di velocità, tardare accorcia la fase utile di accelerazione verticale. La direzione degli sci resta neutra, con preparazione della V progressiva appena in aria, evitando rotazioni indesiderate e mantenendo la testa in continuità con la colonna per non spostare il carico verso i talloni.

Il volo: controllo dell’assetto e micro-regolazioni efficaci

In volo, l’atleta cerca il miglior rapporto portanza/drag stabilizzando il baricentro e la forma aerodinamica. Piccoli aggiustamenti di caviglia modificano l’angolo relativo degli sci; variazioni minime di spalle e bacino compensano raffiche e micro-turbolenze. Il controllo laterale della V previene rollio e imbardata, mentre l’allineamento del busto limita beccheggio e variazioni dell’angolo d’attacco. Le gambe restano attive ma rilassate per smorzare vibrazioni; la respirazione regolare aiuta a mantenere tonicità senza rigidità. L’attenzione è rivolta a una traiettoria pulita che allunghi il volo senza alzare inutilmente la quota, perché più quota spesso significa più drag e minore efficacia di avanzamento.

L’atterraggio telemark: assorbimento e controllo dell’energia

Il telemark è un atterraggio con un piede avanti e uno dietro, ginocchia flesse e busto bilanciato, pensato per assorbire l’energia cinetica e massimizzare controllo e stile. Il contatto con il pendio richiede sci paralleli in chiusura rispetto alla V, punte allineate alla direzione di corsa e carico graduato tra i due arti. L’assorbimento avviene con caviglie e ginocchia, mentre il bacino rimane sopra la base d’appoggio per evitare arretramenti. La stabilità delle braccia aiuta a dissipare inerzie residue; lo sguardo è proiettato lungo la linea di massima pendenza. Un telemark efficace riduce rischi e valorizza la qualità del salto, mantenendo scorrevolezza dopo il punto di contatto.

Trampolino normale e lungo: differenze tecniche fondamentali

Nel trampolino normale velocità inferiori e profilo della parabola richiedono stacco più “vivace” e V moderata per evitare drag eccessivo nella fase iniziale di volo. La gestione del tempo di volo è più sensibile al timing, con finestre operative strette. Nel trampolino lungo maggiore velocità e distanza rendono vantaggioso un assetto più disteso e una V più marcata, curando la stabilità longitudinale per evitare beccheggio. La finestra di transizione tra stacco e assetto è più lunga, ma ogni errore si amplifica. In entrambi i casi, si mira a un compromesso tra portanza e resistenza, calibrando apertura della V, angolo del busto e pressione sugli scarponi.

Approfondimenti: errori tipici, varianti e adattamenti

Tra gli errori comuni figurano ritardo dello stacco apertura della V troppo aggressiva e arretramento del busto in volo. Il ritardo accorcia la fase utile di portanza; la V eccessiva aumenta drag; il busto arretrato sposta il baricentro, producendo atterraggi pesanti. Varianti tecniche possono includere differenze nell’ampiezza della V a seconda di morfologia, materiali degli sci e profilo del vento. Gli adattamenti efficaci rispettano due criteri: stabilità del baricentro e continuità del flusso. La capacità di “sentire” la pressione dell’aria e regolare micro-angoli di caviglie e anche distingue le esecuzioni che allungano la traiettoria senza penalizzare la scorrevolezza.

Sintesi operativa: principi che guidano ogni salto

Il salto efficiente nasce da uno stacco pulito che proietta il baricentro nella direzione giusta, da una posizione a V capace di massimizzare il rapporto portanza/drag e da un telemark in equilibrio tra assorbimento e controllo. La pratica più produttiva segue parametri misurabili: angoli coerenti, superfici esposte ottimizzate, micro-regolazioni consapevoli. Leggere l’aria, mantenere simmetria e preservare fluidità dell’assetto permette di trasformare la fisica in metri reali, con scelte adattive tra trampolino normale e lungo che rispettano gli stessi principi universali.

Autore

Marco Tessari

Marco Tessari, giornalista trentino specializzato in sport invernali e montagna, segue da anni Coppa del Mondo di sci, Olimpiadi invernali e alpinismo; racconta gare, atleti e cultura della montagna con competenza tecnica e passione per le terre alte.