Piccole Dolomiti: immobili abbandonati in vendita a un euro per contrastare lo spopolamento

L'Unione montana Pasubio Piccole Dolomiti propone la vendita simbolica di edifici abbandonati per sostenere la rigenerazione di borghi montani e contrastare lo spopolamento

Nel nord della provincia di Vicenza prende corpo una strategia che unisce rigenerazione edilizia e politiche per la comunità: l’Unione montana Pasubio Piccole Dolomiti, un territorio di 346 chilometri quadrati con circa 100.000 abitanti, ha scelto di mettere sul mercato alcuni immobili abbandonati al prezzo simbolico di un euro. L’obiettivo è trasformare case inutilizzate in opportunità per riportare persone e servizi dove la fuga dai paesi ha svuotato interi nuclei abitati.

La misura non è fine a se stessa: fa parte del programma nazionale Pnrr “Green Communities”, pensato per promuovere comunità locali capaci di sviluppare piani sostenibili sul piano energetico, economico e sociale. La scadenza per le offerte era fissata al 16 aprile e, al termine del bando, negli uffici dell’Unione sono arrivate 78 proposte d’acquisto, a fronte di oltre 500 richieste di informazioni.

Il progetto e la rete istituzionale

L’iniziativa si è sviluppata coinvolgendo più Comuni insieme: tra questi figurano Monte di Malo, Piovene Rocchette, Posina, Recoaro Terme, Santorso, San Vito di Leguzzano, Schio, Torrebelvicino, Valdagno e Valli del Pasubio. A guidare l’azione è Mosè Squarzon, presidente dell’Unione e sindaco di Monte di Malo, che definisce l’operazione più come un «investimento di vita» che come pura amministrazione. Per convincere i proprietari a cedere gli immobili si è utilizzata anche la leva della fiscalità sugli immobili inagibili, spiegando come la vendita potesse diventare un volano per tutta l’area.

Come si inserisce nel Pnrr

Il legame con Pnrr “Green Communities” è centrale: il progetto mira a far nascere comunità coordinate in grado di pianificare interventi integrati. In Italia sono frequenti iniziative simili a livello comunale, ma questa esperienza veneta è la prima a coinvolgere più centri contemporaneamente nella stessa azione condivisa. Le numerose richieste di informazioni, provenienti anche dall’estero (tra le curiosità è pervenuta una manifestazione d’interesse da una cordata di imprenditori israeliani), dimostrano l’attenzione verso formule alternative di recupero.

Dove sono gli edifici e come sono stati selezionati

In una prima fase sono stati mappati 385 immobili giudicati fuori uso: dopo il confronto con i proprietari, solo 24 sono finiti nell’elenco pubblico in vendita a un euro. Questi si concentrano in tre Comuni al confine con il Trentino — Recoaro Terme, Posina e Valli del Pasubio — territori che possono accedere anche a specifici finanziamenti per aree di confine. La scelta di valorizzare manufatti collocati in punti strategici nasce dall’intento di combinare recupero edilizio e opportunità di sviluppo locale.

Il caso di Recoaro Terme

Recoaro Terme è il Comune che ha messo sul mercato il maggior numero di edifici: 20 immobili su 49 mappati sono stati offerti. Il sindaco Armando Cunegato osserva che qui, come negli altri centri, la sfida è l’invecchiamento demografico e la partenza dei giovani verso la pianura. Tra gli edifici proposti figurava un ex albergo storico del centro, vicino alla chiesa: per il primo cittadino la vendita e la ristrutturazione hanno evitato il rischio di demolizione e hanno aperto la strada a un recupero conservativo.

Motivazioni degli aspiranti residenti e ostacoli dei proprietari

Chi si propone come possibile acquirente spesso cerca un cambiamento di vita: l’assessora di Posina, Ilaria Lorenzato, nota un fenomeno accentuato dopo la fase pandemica, con persone che desiderano abbandonare la città. La montagna offre meno servizi ma una qualità ambientale differente, fatta di silenzi naturali e relazioni più dirette. A Valli del Pasubio il sindaco Gianvalerio Piva racconta di giovani che lavorano da remoto e hanno scelto il paese: a fronte di 3.000 abitanti, circa 800 hanno più di 65 anni, e il ricambio generazionale può diventare una risorsa per salvare mestieri e sistemi di cura informali.

Perché molti proprietari non hanno aderito

In Comuni più grandi e meglio collegati, come Valdagno, la fiducia nel mercato immobiliare tradizionale ha frenato l’adesione: qui erano 70 gli immobili conformi alle linee guida, ma nessuno è stato inserito nella lista finale. Il ragionamento è pratico: dove i servizi e i collegamenti sono migliori, i proprietari preferiscono attendere l’opportunità di una vendita ordinaria piuttosto che accettare soluzioni simboliche.

La fase istruttoria si è chiusa con la consegna di 78 proposte entro il termine del 16 aprile; la graduatoria finale sarà pubblicata a inizio maggio e stabilirà chi riceverà l’onere e l’onore di dare un primo impulso concreto alla rinascita dei borghi delle Prealpi vicentine. Il progetto, aggiornato il 20 aprile 2026, resta un esempio di come interventi pubblici e iniziativa privata possano incontrarsi per tentare di invertire il declino demografico e rilanciare l’economia locale.

Scritto da Paolo Damiani

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