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Il 6 febbraio 2026 segnerà l’inizio dei XXV Giochi Invernali di Milano-Cortina, un evento atteso che si preannuncia ricco di sfide e opportunità. Da sette anni, l’Italia ha promesso che queste Olimpiadi sarebbero state le più belle, sostenibili e meno costose della storia. Tuttavia, con due miliardi di euro già investiti, sorgono interrogativi sulla corretta allocazione di tali fondi.
Le preoccupazioni non mancano, soprattutto considerando che molti impianti sono ancora in fase di costruzione. Ad esempio, l’Arena di Santa Giulia a Milano è ancora un cantiere attivo, con operai al lavoro anche durante eventi sportivi come le recenti finali di hockey. A Cortina, la nuova pista Eugenio Monti, dedicata a bob e slittino, è circondata da impalcature, mentre la cabinovia di Socrepes, fondamentale per il trasporto degli spettatori, non è ancora completata, creando disagi al traffico locale.
I fatti
La gestione dei fondi per le Olimpiadi è affidata alla Fondazione Milano Cortina 2026, presieduta da Giovanni Malagò. Questa organizzazione coordina le spese e i progetti necessari, che si estendono da Milano alla Valtellina, passando per Verona e Cortina d’Ampezzo. Il budget originario era fissato a 1,4 miliardi di euro e doveva essere coperto esclusivamente da finanziamenti privati, tra cui diritti televisivi e sponsorizzazioni. Tuttavia, nel giugno 2026, il governo italiano ha dovuto stanziare ulteriori 387 milioni di euro, rivelando che il costo reale delle Olimpiadi sarebbe stato molto superiore alle previsioni iniziali.
Un sostegno controverso
Questo ulteriore finanziamento governativo è stato giustificato con l’argomento che fosse necessario per le Paralimpiadi, che dovrebbero condividere lo stesso bilancio. Tuttavia, l’assegnazione di un commissario straordinario per la gestione delle Paralimpiadi, a sei anni dall’inizio dell’organizzazione, ha sollevato polemiche e interrogativi sulla trasparenza e sull’efficacia della gestione dei fondi.
Le difficoltà organizzative
La strada verso le Olimpiadi è stata costellata di difficoltà e tensioni politiche. Dalla candidatura di Milano-Cortina, presentata nel gennaio 2019, fino alla scelta definitiva del Cio nel giugno dello stesso anno, la situazione è stata segnata da una serie di cambiamenti e sfide. L’estate del 2026 ha visto la destituzione dell’amministratore delegato Vincenzo Novari, sostituito da Andrea Varnier, a causa di dissidi politici. Questo scenario ha evidenziato le difficoltà di un’organizzazione già complessa, dove i ritardi e le mancanze di fondi erano già evidenti.
Le inchieste e le polemiche
Nel 2026, ulteriori inchieste hanno coinvolto la Fondazione, con accuse di turbativa d’asta e problematiche legate a presunti favoritismi nelle assunzioni. Queste incertezze hanno alimentato il dibattito sulla natura pubblica o privata della Fondazione, con la Corte Costituzionale chiamata a decidere sul suo status legale. A questo si aggiungono le critiche mosse dagli ambientalisti, che hanno abbandonato i tavoli di confronto, ritenendo le proposte insufficienti.
Il 2026 si avvicina e con esso si attende di vedere se questo imponente investimento di denaro porterà a un evento olimpico all’altezza delle aspettative. L’Italia è pronta a dimostrare il proprio valore sul palcoscenico mondiale, ma le sfide rimangono significative e i fondi investiti devono tradursi in risultati tangibili.