Argomenti trattati
Le Olimpiadi invernali del 2026, che si svolgeranno a Milano e Cortina, erano state inizialmente presentate come un modello di sostenibilità economica e di eventi a basso costo. Tuttavia, a meno di un mese dall’inaugurazione, la situazione si è trasformata in un allarmante deficit finanziario superiore ai 5 miliardi di euro. Questo articolo esamina le promesse infrante e le sfide che caratterizzano l’organizzazione di questo importante evento sportivo.
Promesse e realtà: un sogno svanito
Nel 2019, Giovanni Malagò, presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, aveva garantito un budget complessivo di 1,36 miliardi di euro per l’evento, con un piano di finanziamento che prevedeva un terzo a carico del Comitato Olimpico Internazionale, un altro terzo proveniente da sponsorizzazioni e il resto da biglietti, diritti televisivi e merchandising. Tuttavia, la realtà si presenta ben diversa, con costi che hanno superato i 5,4 miliardi, come confermato dal ministro dello Sport, Andrea Abodi.
Costi crescenti e sponsorizzazioni in calo
Fin dall’inizio della pianificazione, Malagò e altri leader politici avevano promesso un costo zero per le casse statali, enfatizzando l’uso di strutture già esistenti e temporanee. Le sponsorizzazioni locali, inizialmente stimate in 457 milioni di euro, hanno subito una forte contrazione, riducendosi a 350 milioni e causando un deficit operativo di 108 milioni già nel 2026, coperto da fondi pubblici. I costi organizzativi, inizialmente previsti in 1,5 miliardi, hanno raggiunto i 1,9 miliardi, mentre le nuove infrastrutture hanno visto un incremento esponenziale dei costi, ora stimati tra i 3,5 e i 3,6 miliardi. Lombardia e Veneto hanno dovuto adottare misure straordinarie, stanziando 1,5 miliardi ciascuna per fronteggiare tali imprevisti.
La lunga storia dei mega-eventi in Italia
L’andamento finanziario delle Olimpiadi di Milano-Cortina riflette una tendenza preoccupante già visibile in eventi passati nel Paese. L’Italia ha una storia di gestione inefficace di mega-eventi, a partire dai Mondiali di calcio del 1990 fino all’Expo di Milano del 2015, dove i costi iniziali di 1,3 miliardi sono lievitati a oltre 3 miliardi. Ritardi nell’assegnazione degli appalti, mancanza di trasparenza e aumenti di spesa ingiustificati hanno caratterizzato questi eventi, creando un precedente negativo.
Le infrastrutture e il loro uso
La scelta di concentrare le competizioni a Cortina, piuttosto che sfruttare le strutture già esistenti a Torino, ha ulteriormente complicato la situazione. Mentre solo il 13% del budget è stato destinato alle strutture olimpiche principali, l’87% è stato investito in opere non direttamente collegate all’evento sportivo. Questo approccio solleva interrogativi sull’eredità che queste Olimpiadi lasceranno alle comunità locali: si tratta di un’opportunità di sviluppo o di una mera speculazione?
Trasparenza e responsabilità nella gestione
Un aspetto cruciale è la trasparenza nella gestione dei fondi e delle sponsorizzazioni. Sebbene il portale Open Milano Cortina rappresenti un passo verso una maggiore rendicontazione pubblica, la Fondazione Milano Cortina 2026 non ha fornito dettagli chiari su bilanci e raccolte fondi. È emerso che la Regione Lombardia ha omesso 330 milioni di euro di fondi pubblici nella comunicazione ufficiale, destando preoccupazioni tra esperti e cittadini.
Inoltre, il progetto del villaggio olimpico a Milano rischia di portare a processi di gentrificazione, escludendo le fasce più vulnerabili dalla fruizione degli spazi creati. La gestione dei subappalti e i conflitti di interesse sono ulteriori fattori che alimentano un clima di sfiducia, rendendo il futuro delle Olimpiadi di Milano-Cortina sempre più incerto.
La visione iniziale di un evento olimpico sostenibile e a costo contenuto si sta rivelando ben diversa. Gli italiani si trovano di fronte alla prospettiva di dover coprire un debito pubblico che potrebbe gravare per anni, mentre le promesse di un indotto economico si affievoliscono di fronte ai costi reali delle Olimpiadi. Sarà fondamentale monitorare attentamente l’evoluzione di questo evento per comprendere se rappresenterà una vera opportunità di sviluppo o se si trasformerà in un ulteriore fardello per le finanze pubbliche.