Il Lago di Pilatonoto tradizionalmente come il lago a forma di occhialiè tornato a presentare la caratteristica sagoma che lo ha reso celebre. Collocato a quota 1.941 m nel territorio di Montemonacoil bacino si trova all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e, nelle ultime stagioni con abbondanti nevicate, ha mostrato un livello d’acqua che non si osservava da otto anni.
Questa ricomparsa è visibile nelle fotografie stagionali e richiama l’attenzione sulla natura unica e sulle regole stringenti che disciplinano l’accesso: la presenza del raro crostaceo, le condizioni geologiche modificate dal terremoto del 2016 e i limiti imposti dalla gestione dell’area sono elementi centrali per comprendere la fragilità del sito.
Posizione, contesto geomorfologico e vette circostanti
Il bacino si trova in una conca glaciale a forma di valle a U ed è incorniciato dalle cime più elevate del massiccio: il Monte Vettore (2.476 m)la Cima del Redentore (2.449 m)la Cima del Lago (2.422 m) e il Pizzo del Diavolo (2.410 m). Questi rilievi determinano l’idrologia locale e le dinamiche di accumulo nevoso che alimentano il bacino durante la stagione di fusione.
Alimentazione e variabilità idrica
Il Lago di Pilato non ha immissari permanenti: si ricarica esclusivamente per effetto delle precipitazioni e della fusione delle nevi. Per questo motivo la sua estensione può oscillare notevolmente fino a prosciugarsi in periodi prolungati di siccità. La prolungata contrazione osservata negli anni precedenti al 2018 è stata collegata dagli esperti del Parco e dall’ISPRA a due cause principali: un trend climatico con inverni meno nevosi e l’aumento della permeabilità del substrato roccioso a seguito del terremoto del 2016che ha accelerato il deflusso dell’acqua nel sottosuolo.
Valore biologico: il Chirocephalus marchesonii
Tra le peculiarità che rendono il sito di importanza internazionale c’è la presenza esclusiva del Chirocephalus marchesoniinoto anche come chirocefalo del Marchesoni. Questo minuscolo crostaceo vive in forma natante solo per pochi mesi; tuttavia le sue uova, definite cistisono adattate ad affrontare periodi di asciutta e gelo depositandosi tra la ghiaia del fondo. Le cisti possono rimanere vitali per diversi anni in condizioni secche, ma restano estremamente vulnerabili al calpestio: anche un singolo passo può compromettere il sedimento che le protegge.
Perché il rispetto delle sponde è fondamentale
Per tutelare questa nicchia ecologica, è vietato avvicinarsi oltre la delimitazione della massima piena, toccare l’acqua o introdurre animali, anche se tenuti al guinzaglio. La protezione del substrato ghiaioso è essenziale per preservare le cisti e la capacità del bacino di rigenerarsi nelle stagioni successive.
Accesso, itinerari storici e limiti di fruizione
L’area è classificata come Zona A di massima protezione del Parco e la gestione non prevede promozione turistica intensiva. È comunque possibile raggiungere il lago attraverso due percorsi storici: le vie che partono da Foce di Montemonaco e da Forca Viola. Entrambi gli itinerari sono lunghi e impegnativi, caratterizzati da dislivelli importanti, ghiaioni e, nella stagione di fusione, accumuli di neve che aumentano i rischi.
Percorsi da evitare e consigli di sicurezza
La discesa dalle cosiddette “Roccette”, sotto il Rifugio Zilioliè sconsigliata per la pericolosa esposizione del tracciato e la presenza di neve che rende il passaggio scivoloso. Chi affronta la salita deve essere preparato fisicamente, dotarsi di abbigliamento tecnico adeguato e portare scorte d’acqua: la fatica e l’instabilità dei ghiaioni richiedono attenzione costante. In ogni caso l’indicazione principale resta una sola: ammirare il sito senza lasciare tracce.
La ricomparsa della forma a occhiali del Lago di Pilato è un evento che mette in luce sia la capacità di ripresa dell’ambiente dopo stagioni favorevoli, sia la sua vulnerabilità. Osservarlo da distanza e rispettare le regole del Parco è l’unico modo per preservare questo habitat unico per le generazioni future.



