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La carriera agonistica di Federico Pellegrino si è ufficialmente conclusa nella cornice di Saint Barthelemy, dove l’atleta ha scelto di vivere il suo commiato partecipando alla prova di 50 km in tecnica classica valida per i Campionati Italiani. Dopo aver affrontato la prima delle due tornate da 25 chilometri, Pellegrino si è fermato per trasformare la gara in una celebrazione: un momento pensato per condividere con la squadra, i tifosi e la famiglia gli ultimi metri con il pettorale addosso. In quella scelta si è unita la dimensione agonistica e quella umana di un campione che ha sempre legato risultati e relazione con il pubblico.
L’addio e la festa
Il commiato è stato scandito da gesti spontanei e da un affetto costruito stagione dopo stagione: Pellegrino ha attraversato la fan zone, ha atteso l’arrivo dei compagni e si è concesso alcune ultime scivolate, accompagnato dalla moglie Greta Laurent e dai figli Alexis e Fabien. L’atmosfera era quella di un abbraccio collettivo, con allenatori, colleghi delle nazionali e il fan club pronti a tributare omaggi. Tra i presenti anche due volti noti dello sci alpino, Benjamin Alliod e Sophie Mathiou, a sottolineare come l’evento abbia richiamato l’intero movimento neve nazionale.
Presenze e momenti memorabili
Durante la cerimonia sono emerse emozioni sincere: qualche lacrima di commozione, gli applausi del pubblico e l’immancabile spirito festoso tipico dei Gran Finali. Il ritiro dopo la prima tornata non è stato un ritiro tecnico ma un atto simbolico per permettere a tutti di partecipare alla festa; una scelta che ha trasformato la prova agonistica in un rito collettivo di saluto a un campione. Sul traguardo Pellegrino è stato accolto tra strette di mano e abbracci che hanno scandito il passaggio dalla competizione alla memoria condivisa.
Il bilancio di una carriera
Il palmarès di Pellegrino sintetizza un percorso ricco di traguardi: 44 podi in Coppa del mondo e 17 vittorie che raccontano costanza e picchi di eccellenza, con la prima affermazione datata 21 dicembre 2014 e l’ultima conquistata il 21 marzo scorso. In ambito olimpico il bottino conta 4 medaglie, tra cui due argenti ottenuti nel 2018 e nel 2026 e due bronzi conquistati nella sprint a squadre e nella staffetta a Milano Cortina 2026. Ai Campionati Mondiali si aggiungono 7 medaglie, con il successo più celebrato: l’oro di Lahti 2017, ancora ricordato come un momento storico per lo sci di fondo italiano.
Riconoscimenti internazionali
Tra gli onori raccolti figura anche la prestigiosa Medaglia Holmenkollen, conferita dalla Foreningen til Skiidrettens Fremme e consegnata dalla casa reale norvegese: un riconoscimento che sottolinea il ruolo internazionale del campione e il rispetto conquistato oltre i confini nazionali. Questo premio mette in luce non solo i risultati sportivi, ma anche il valore simbolico e la capacità di rappresentare lo sport in modo esemplare.
Il Gran Finale e la gara a Saint Barthelemy
L’appuntamento di Saint Barthelemy rientrava nel calendario del Gran Finale dei Campionati Italiani di sci di fondo, che ha proposto una serie di gare tra cui le prove da 25 km e 50 km, valide per categorie come U20, Master, Coppa Italia U18 e U16, oltre a manifestazioni non competitive come l’evento denominato “Eunsemblo à Chicco”. La giornata è stata animata da intrattenimento musicale e dalle premiazioni pomeridiane, confermando la formula che unisce competizione e festa popolare attorno alla neve.
Vincitori e protagonisti della kermesse
Sul piano tecnico, la 50 km è stata vinta da Davide Ganz, mentre tra le donne a laurearsi campionessa italiana è stata Caterina Ganz. Questi risultati hanno inserito la giornata di Saint Barthelemy in un contesto agonistico rilevante, pur rimanendo segnata dalla dimensione celebrativa legata all’addio di Pellegrino: la contemporanea presenza di giovani leve e di atleti affermati ha offerto uno spaccato generazionale dello sci di fondo nazionale.
Il passaggio dal gesto agonistico al saluto pubblico disegna il ritratto di un atleta che ha saputo coniugare prestazioni e rapporto con il territorio: nato a Nus e membro delle Fiamme Oro, Pellegrino lascia un’eredità fatta di esempi tecnici, lavoro di squadra e relazioni. Il ritiro non chiude il dialogo con lo sport; al contrario, apre nuove strade per il suo ruolo futuro come riferimento per i giovani, ambasciatore di uno sport che in Valle d’Aosta e in Italia continua a crescere.