Il racconto di Matteo Artina su Milano Cortina e la medaglia di Sofia Goggia

Matteo Artina, preparatore atletico di Sofia Goggia e docente universitario, condivide il dietro le quinte della preparazione e le immagini più intense di Milano Cortina

Matteo Artina, docente di Teoria e metodologia del movimento umano e preparatore atletico, descrive la dimensione professionale del lavoro quotidiano osservato durante i grandi eventi sportivi. Il tecnico ha seguito atlete di primo piano come Sofia Goggia e Michela Moioli, contribuendo a risultati significativi nelle stagioni recenti. Il racconto parte dall’esperienza a Pyeongchang 2018, prosegue con la presenza a Pechino 2026 e si concentra sul ruolo svolto a Milano Cortina, dove la gestione della preparazione ha inciso sulle performance.

Secondo il tecnico, la complessità della preparazione ad alto livello richiede coordinamento interdisciplinare e controllo delle variabili fisiche ed emotive. I dati di mercato mostrano come la professionalizzazione delle staff tecnici abbia cambiato le metriche di successo; metodologie di allenamento integrate e monitoraggio continuo sono elementi chiave. Le osservazioni di Artina evidenziano l’intensità emotiva delle gare e la necessità di strategie precise per mantenere la performance sotto pressione. L’analisi termina con l’indicazione di uno sviluppo atteso: maggiore integrazione tra ricerca accademica e pratica sportiva per le stagioni future.

Il valore di un’Olimpiade in casa

In continuità con l’analisi precedente, l’ospitare i Giochi trasforma pratiche quotidiane e offre opportunità di scambio professionale. Secondo Matteo Artina, luoghi familiari assumono un ruolo diverso durante l’evento. Le giornate di lavoro seguono ritmi nuovi e si confrontano protocolli internazionali. Milano Cortina 2026 ha evidenziato una dimensione globale, con delegazioni che parlano dal portoghese brasiliano al tedesco e lingue meno diffuse come l’islandese. Questa mescolanza culturale rende la manifestazione affascinante e surreale e crea occasioni concrete per trasferire conoscenza scientifica alla pratica sportiva.

Tre fotografie che restano

Matteo Artina conserva tre immagini indelebili dei Giochi: la venue di Livigno vista dall’altro versante della montagna, la suggestiva seggiovia di Pomedes a Cortina e una scena soggettiva che lo ritrae mentre scende con gli sci attraverso due ali di pubblico. Queste immagini sintetizzano il mix di lavoro e partecipazione emotiva tipico di un’Olimpiade e, per il tecnico, hanno un valore simbolico paragonabile a una medaglia. La scelta delle inquadrature riflette tanto l’approccio professionale quanto il riconoscimento del ruolo sociale della manifestazione.

La preparazione: pianificazione e attenzione al dettaglio

La costruzione di una stagione olimpica non si esaurisce negli ultimi mesi prima della competizione. Per Sofia Goggia il lavoro con Artina è iniziato a giugno, con un piano che ha privilegiato la continuità nella Coppa del mondo oltre alla preparazione per l’evento principale. Secondo il tecnico, concentrare tutte le energie su febbraio sarebbe un errore; è preferibile selezionare blocchi di allenamento mirati per sviluppare qualità tecniche e velocità.

Secondo le analisi quantitative del team, la distribuzione dei carichi di lavoro nel corso dell’anno riduce il rischio di picchi fisiologici e migliora la consistenza di rendimento nelle gare di alto livello. Il programma include periodi di carico aerobico, sessioni tecniche specifiche e fasi di rigenerazione pianificate, con attenzione alla sequenza delle gare per preservare la forma atletica.

Fasi fondamentali del percorso

Dopo le fasi di rigenerazione, Artina struttura il calendario agonistico in tre blocchi distinti. Il primo si svolge a settembre a Ushuaia e privilegia volume e tecnica. Il secondo è previsto a novembre a Copper Mountain, con enfasi sulla velocità e sull’ottimizzazione dei materiali. Il terzo coincide con il periodo competitivo di dicembre e gennaio, dedicato all’affinamento della forma e alla gestione della routine gara.

La pianificazione integra la gestione del rischio. Uscite di pista in avvicinamento ai grandi eventi possono precludere il recupero necessario per le Olimpiadi. Per questo motivo la sequenza delle gare e le fasi di rigenerazione sono calendarizzate per concentrare il picco di performance su dicembre e gennaio e per minimizzare l’esposizione ai fattori infortunistici.

Il ruolo dell’allenatore e la natura degli sport individuali

Matteo Artina definisce il rapporto tecnico-atleta come elemento centrale nella preparazione. Quando l’atleta entra in gara, l’assistenza diretta non è più possibile. Il ruolo dello staff rimane decisivo, ma si concentra su indicazioni e programmazione. Questo supporto strategico deve essere tradotto dall’atleta in esecuzione autonoma. I dati di preparazione mostrano che la sincronizzazione tra piano tecnico e recupero riduce l’incidenza degli infortuni e favorisce la continuità di rendimento.

Artina sottolinea la soddisfazione professionale che deriva dal vedere la preparazione trasformarsi in risultato. La componente empatica del tecnico resta significativa, ma è subordinata alla responsabilità di trasferire strumenti operativi all’atleta. Secondo le analisi quantitative del gruppo, la qualità della comunicazione tecnica incide direttamente sulle percentuali di successo in gara.

Riferendosi a Sofia Goggia, Artina indica la costanza come valore centrale per gli sport individuali. Dopo le medaglie ottenute ai grandi eventi internazionali, il podio alle Tofane rappresenta la terza piazza consecutiva in discesa libera per la sciatrice. Per un’atleta che ha affrontato infortuni rilevanti, la continuità deriva dall’equilibrio tra lavoro di performance e strategie di recupero.

Le storie italiane emerse dai Giochi

Le prestazioni azzurre ai Giochi hanno confermato il ritorno alla forma di atlete già note e l’emergere di nuovi protagonisti. Tra i risultati più rilevanti figurano il doppio oro di Federica Brignone e l’oro storico di Lisa Vittozzi nel biathlon. Matteo Artina ha evidenziato anche il successo di Francesca Lollobrigida, definita da lui mamma-atleta per la concomitanza tra carriera sportiva e responsabilità familiari, e ha sottolineato il primato di Arianna Fontana come l’azzurra con il maggior numero di medaglie olimpiche. I dati delle competizioni attestano la centralità della preparazione multidisciplinare nel conseguimento dei risultati.

Un caso citato da Artina come esempio di resilienza è quello di Flora Tabanelli, giovanissima medagliata nella disciplina del freestyle big air. La scelta conservativa adottata dal punto di vista sanitario ha permesso all’atleta di competere e salire sul podio senza un intervento chirurgico immediato. Secondo gli osservatori tecnici, queste esperienze confermano il ruolo cruciale dello staff multidisciplinare nella gestione degli atleti, dalla prevenzione degli infortuni alle strategie di recupero e performance.

Il piacere del gesto professionale

Il passaggio dal lavoro quotidiano alla gara o alla discussione di una tesi rappresenta lo stesso valore simbolico. Per Artina, l’ansia della vigilia e la soddisfazione del risultato sono emozioni confrontabili tra atleti e neolaureati. Il gesto finale sintetizza anni di preparazione e conferma una progressione professionale personale.

La continuità con il ruolo dello staff multidisciplinare è evidente anche in questa prospettiva. Le metriche di performance indicano miglioramenti nelle fasi di preparazione e nei tempi di recupero, mentre il supporto psicologico e tecnico favorisce la gestione dell’ansia pre-evento. Gesto professionale assume così valore sia simbolico sia operativo, rilevante per le carriere sportive e accademiche.

Dal lato organizzativo, il riconoscimento del valore umano del risultato rafforza pratiche di supporto strutturate. I sviluppi attesi riguardano un ampliamento delle risorse dedicate alla prevenzione e al recupero, con impatti misurabili sulla continuità delle performance.

Scritto da Sarah Finance

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