Dorothea Wiererla campionessa di biathlon originaria di Anterselva, non ha perso il contatto con il mondo che l’ha vista protagonista per anni. A pochi mesi dal ritiro agonistico, la 36enne ha raggiunto il ritiro della nazionale maschile a Passo Lavazépartecipando a una serie di test fisici e tecnici pensati per misurare resistenza e condizione atletica.
La presenza della Wierer al campo non è stata una comparsa formale: ha preso parte attiva agli allenamenti, pedalando nel gruppo e poi cimentandosi in esercizi sul campo d’atletica di Cavalese. Questo ritorno all’attività dimostra come, anche dopo aver salutato le gare, l’ex atleta rimanga profondamente legata alla routine e alla cultura del biathlon.
Partecipazione agli allenamenti con il gruppo maschile
Durante il ritiro la Wierer ha seguito in bicicletta alcuni componenti della squadra maschile, tra cui Tommaso GiacomelDidier BionazElia Zeni e Patrick Braunhofersotto la guida di Andrea Zattoni. La sessione su strada e le prove successive sul terreno atletico hanno incluso test mirati a valutare potenza, capacità aerobica e coordinazione: elementi fondamentali per il training estivo del biathlon.
La scelta di includere atleti maschili e una figura femminile di alto livello nelle stesse prove ha permesso di mettere a confronto metodologie e stimoli diversi. Per la Wierer è stata anche un’occasione per mantenere il ritmo fisico e condividere esperienza tecnica con colleghi più giovani, offrendo spunti sul lavoro di fondo e sulla gestione della preparazione in vista della stagione.
Impegni e progetti dopo il ritiro dalle gare
Anche lontano dalle competizioni ufficiali, la vita professionale della Wierer resta intensa e variegata. Dopo aver concluso la carriera olimpica ad Antholz, ha proseguito con iniziative che le permettono di rimanere dentro il mondo dello sport: è consulente per un’azienda produttrice di abbigliamento tecnico da sci, ruolo che va oltre la semplice presenza pubblicitaria e contempla una componente operativa e strategica.
Linea personale e prodotti artigianali
Da diversi anni la Wierer cura la propria collezione di sci, denominata “Doro Style”un progetto che combina estetica e funzionalità e che richiede attenzione costante allo sviluppo del prodotto. Parallelamente, è attivo anche un segmento più artigianale: da due anni sono in vendita impugnature per carabine realizzate a mano in legno, pensate per chi cerca soluzioni personalizzate nell’attrezzatura da tiro.
Visibilità pubblica e nuovi orizzonti mediatici
La sua popolarità si traduce anche in presenze istituzionali e mediatiche: recentemente è stata vista durante un importante torneo di tennis per sostenere un atleta italiano, e ha partecipato a eventi nel mondo del ciclismo. Inoltre, la Wierer ha dichiarato di avere ricevuto una proposta dal mondo della televisione, un’opportunità che potrebbe vederla coinvolta in nuovi format o approfondimenti sportivi.
Queste attività testimoniano come l’ex biathleta stia costruendo una seconda fase professionale che valorizza competenze tecniche, immagine pubblica e interessi imprenditoriali, mantenendo salda la connessione con il settore sportivo che l’ha formata.
Significato della sua presenza per il gruppo e per lo sport
Il passaggio di una figura di alto profilo come la Wierer in un ritiro maschile ha un valore simbolico e pratico. A livello simbolico conferma che il confine tra ritiro e continuità dell’impegno è fluido per atleti che vivono lo sport come identità. Sul piano pratico, le sessioni condivise favoriscono lo scambio di metodologie tra staff tecnico e atleti, offrendo ai giovani la possibilità di osservare abitudini e accorgimenti di un’atleta che ha vinto titoli mondiali e medaglie olimpiche.
La vicinanza al gruppo maschile può inoltre stimolare nuove riflessioni sui percorsi di allenamento e sulla gestione della stagione, dimostrando che il contributo di chi ha esperienza resta una risorsa preziosa per la crescita collettiva della nazionale.
Nel complesso, la partecipazione di Dorothea Wierer al ritiro di Passo Lavazé rappresenta un ponte tra passato agonistico e nuove attività professionali, un esempio di come la fine della carriera competitiva non significhi disimpegno ma trasformazione dell’impegno sportivo in ruoli diversi e complementari.



