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29 Giugno 2026

Caldo estremo in Europa: perché la scienza parla di responsabilità umana

La comunità scientifica internazionale attribuisce l'ondata di caldo di giugno 2026 al riscaldamento indotto dall'uomo: aumento delle probabilità rispetto al 1976 e al 2003, oltre 1.300 decessi in Europa in una settimana secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, e una sentenza giudiziaria che coinvolge una grande compagnia energetica.

Caldo estremo in Europa: perché la scienza parla di responsabilità umana

L’Europa sta vivendo un’ondata di caldo che gli studi scientifici definiscono eccezionale e, sotto molti aspetti, «impossibile» senza il contributo umano alle emissioni di gas serra. Analisi climatologiche e dati sanitari convergono: le temperature diurne e notturne hanno raggiunto valori molto al di sopra delle medie, con conseguenze visibili nelle città e nei sistemi sanitari.

Analisi del World Weather Attribution sulle temperature di giugno 2026

Una rete internazionale di ricercatori ha valutato la recente ondata di calore e ha confrontato le condizioni attuali con due episodi storici, il giugno 1976 e l’estate 2003. Secondo questo lavoro di attribuzione la stessa configurazione atmosferica produce oggi picchi termici molto più elevati perché il livello termico di base del pianeta è aumentato. In termini quantitativi, gli studi stimano che le temperature diurne sarebbero state inferiori mediamente di circa 3,5 gradi rispetto al 1976 e di circa 2 gradi rispetto al 2003. Per le temperature notturne la differenza è analoga, con diminuzioni di circa 2,4 gradi rispetto al 1976 e di 1,3 gradi rispetto al 2003.

Il rapporto mette in evidenza anche quanto siano cambiate le probabilità: rispetto al 2003 la probabilità di osservare le massime registrate in giugno è aumentata di circa dieci volte, mentre per le minime notturne l’aumento supera il centinaio di volte. Il meccanismo meteorologico implicato non è nuovo: un’ampia e persistente area di alta pressione ha richiamato aria calda dal Nord Africa. Ciò che è cambiato è la temperatura di partenza che rende ogni evento più intenso.

Impatto sulla salute pubblica e dati di mortalità in Europa

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha stimato che oltre 1.300 persone sono morte in una sola settimana in Europa a causa delle temperature estreme segnalate dal 21 giugno, e che circa 150 milioni di persone vivono sotto ondate di caldo estremo. L’OMS sottolinea che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente, con un trend di aumento delle temperature circa il doppio rispetto alla media globale.

Le città mostrano effetti concreti: a Milano si sono superati i 39 °C con una notte tropicale (notte in cui la temperatura non scende sotto i 20 °C) che non è mai scesa sotto 27 °C; a Torino la minima notturna ha toccato 27,3 °C, un valore segnalato come il più alto registrato in quella serie storica iniziata nel 1753. Firenze ha superato i 39 °C, mentre in Repubblica Ceca a Doksany è stata rilevata una punta di 41,1 °C. In Francia è stato osservato un eccesso di mortalità stimato in circa 1.000 decessi in relazione ai giorni più caldi, con la possibilità che il dato sia parziale perché gli effetti termici possono manifestarsi anche a distanza di giorni.

Stress termico e fragilità sociale

Oltre alle massime, preoccupa la persistenza di minime elevate e il fenomeno dello stress termico dato dalla combinazione di temperatura e umidità che riduce l’efficacia della sudorazione. Le notti tropicali impediscono il recupero fisiologico dopo l’esposizione diurna, aumentando il rischio per anziani, persone con patologie croniche, lavoratori all’aperto e bambini. Gli impatti si estendono ai servizi: ospedali, trasporti, reti elettriche e approvvigionamenti idrici sono sotto forte pressione.

Responsabilità legali e sentenze: la condanna di una grande compagnia energetica

Il contesto climatico e gli studi di attribuzione hanno oltre all’impatto scientifico anche risvolti giudiziari. Il 27 giugno 2026 un tribunale parigino ha condannato una grande compagnia petrolifera per insufficiente vigilanza sul rischio climatico, in un procedimento promosso da organizzazioni non governative e da una municipalità. Il verdetto rappresenta uno dei primi casi in cui l’operato di una società viene direttamente collegato alle conseguenze climatiche, segnando un precedente nell’ambito della responsabilità aziendale legata al clima.

Questi sviluppi giudiziari si inseriscono in un quadro più ampio: studi di attribuzione come quelli citati vengono già utilizzati in contenziosi per stabilire nessi causali tra emissioni e impatti climatici. La riprova scientifica dei cambiamenti rende meno efficace il negazionismo che in passato sfruttava la variabilità meteorologica per mettere in dubbio la responsabilità umana.

La combinazione di evidenze atmosferiche, dati di salute pubblica e sentenze giudiziarie evidenzia come l’ondata di caldo del giugno 2026 non sia un episodio isolato ma un segnale della nuova normalità indotta dall’aumento delle concentrazioni di gas serra. Per le comunità significa affrontare oggi effetti concreti, mentre la scienza e il diritto contribuiscono a definire responsabilità e priorità di risposta.

Autore

Marco Tessari

Marco Tessari, giornalista trentino specializzato in sport invernali e montagna, segue da anni Coppa del Mondo di sci, Olimpiadi invernali e alpinismo; racconta gare, atleti e cultura della montagna con competenza tecnica e passione per le terre alte.