Il biathlon italiano ha vissuto un’estate di grande fermento: Lisa Vittozzi ha conquistato la medaglia d’oro nell’inseguimento a Milano-Cortina 2026 e, pochi giorni dopo, è stata invitata a ricevere il Diploma d’Onore del CONI. Il Media Day della FISI a Milano ha offerto un palcoscenico ideale per analizzare i risultati recenti e proiettarsi verso le prossime sfide, sia a livello individuale che collettivo.
Riconoscimenti e premi: il valore simbolico del Collare d’Oro
Durante la cerimonia di premiazione dei Collari d’Oro, Vittozzi è stata invitata a salire sul podio per ricevere il diplomato d’onore, già titolata in precedenza con la massima onorificenza del CONI. “È un onore ricevere questo premio, un vero coronamento di una stagione perfetta”, ha dichiarato all’intervistatore Marco Cangelli. Il riconoscimento, oltre a celebrare il risultato olimpico, funge da incentivo per i giovani atleti che vedono nella sua storia un modello di dedizione e successo.
Staffetta italiana: nuovi volti e aspettative realistiche
L’assenza di Dorothea Wierer capitano storico della staffetta femminile, ha lasciato un vuoto significativo. Tuttavia, Vittozzi ha sottolineato i progressi osservati durante l’estate, evidenziando un miglioramento complessivo del ritmo di gara e della coordinazione. “Le altre nazioni sono forti, ma crediamo di poter lottare per un piazzamento tra le prime sei”, ha affermato, aggiungendo che un salto sul podio resta possibile, anche se non garantito. La squadra maschile, guidata da Tommaso Giacomel dovrà rafforzare la propria coesione per mantenere la competitività.
Il ruolo di Vittozzi: esperienza e serenità come guida
Alla domanda se si sentisse un punto di riferimento per le compagne, Vittozzi ha risposto con tranquillità: “Non percepisco una responsabilità… porto la mia esperienza e aiuto le altre a migliorarsi”. Questa attitudine, più orientata al lavoro di squadra che al ruolo di leader autoritario, riflette la cultura del biathlon italiano, basata su allenamenti condivisi e su un forte legame di fiducia tra i membri del team. Il suo approccio è volto a creare un ambiente dove ogni atleta possa esprimere il proprio potenziale.
Tommaso Giacomel: dalla ricaduta fisica alla ricostruzione della forma
Il 26enne di Imer, che ha affrontato un’aritmia cardiaca e una lussazione alla spalla nell’estate, ha riconosciuto un ritardo rispetto al ritmo di preparazione del 2025/26. “Ci vuole pazienza, ma speriamo di tornare ai vertici”, ha osservato, evidenziando la necessità di un percorso di riabilitazione graduale. Nonostante le difficoltà, Giacomel è motivato a riprendere la Coppa del Mondo e a contribuire al risultato della staffetta, un obiettivo condiviso con Vittozzi e il resto della squadra.
Il messaggio ai giovani: biathlon come palestra di vita
Chiudendo l’intervento, Vittozzi ha rivolto un invito diretto ai più piccoli: “È uno sport molto divertente che ti fa crescere in tanti ambiti della vita”. Ha sottolineato l’aspetto educativo del biathlon dove la disciplina, la precisione di tiro e la resistenza fisica si fondono in una esperienza formativa. La sua speranza è che le nuove generazioni scoprano in questo sport non solo una possibilità agonistica, ma anche un veicolo per lo sviluppo personale.



