Benjamin Védrines, nato il 25 giugno 1992 a Die nella Drôme, è uno dei nomi più brillanti dell’alpinismo contemporaneo. A 32 anni, questo francese delle Alpi del Sud ha già lasciato un segno indelebile nel mondo della montagna, grazie al suo stile unico che combina velocitàleggerezza ed essenzialità.
Il suo approccio all’alpinismo è una fusione di prestazioni estreme e sensibilità personaleche lo rende una figura affascinante e complessa. Védrines si muove con disinvoltura tra le grandi classiche alpine, i record di velocità e le nuove aperture in alta quota, dimostrando una versatilità che pochi possono eguagliare.
La nascita di uno stile unico
Il suo modo di arrampicare, definito leggero, veloce ed essenzialeè il risultato di una passione coltivata fin dall’infanzia. “Ho sempre sentito il bisogno di spingermi oltre, di entrare in quella che chiamo la zona rossa“, racconta Védrines. Questo desiderio di superare i propri limiti è nato dagli sport praticati da bambino e dallo spirito competitivo trasmesso da suo zio.
Una delle salite che meglio rappresenta il suo stile è la Cresta di Peutérey al Monte Bianco. Tuttavia, Védrines sottolinea che non è sempre veloce. Per gran parte dell’anno, si muove lentamente, osservando e ascoltando il luogo. “Non credo nelle categorie rigide. Nessun atleta appartiene a una sola definizione. Le etichette aiutano ad orientarsi, ma è nelle sfumature che si nasconde ciò che conta davvero”, afferma.
Il K2: un confronto con la quota
Il K2 ha rappresentato una sfida cruciale nella carriera di Védrines. Il 28 luglio 2026, ha stabilito il record di velocità (10h 59′ 59”) senza ossigeno e è sceso in parapendio. Tuttavia, il suo primo tentativo nel 2026 è stato un’esperienza di rischi enormi che lo ha costretto a confrontarsi con i suoi limiti.
“Il K2 è stato innanzitutto un confronto con la quota. Imparare a muoversi dove l’ossigeno è poco, pensare ogni dettaglio molto prima di partire, dare valore a ogni singolo gesto”, spiega Védrines. L’esperienza del 2026, più che una sconfitta, è stata uno specchio che lo ha obbligato a guardare i suoi limiti e a trasformarli in esperienza.
Due anni dopo, è tornato in Karakorum con maggiore consapevolezza. “Il mio rapporto con il rischio non è cambiato radicalmente, è cambiata, invece, la conoscenza di questo ambiente estremo. Ed è proprio lì che nasce la sicurezza: nel sapere, oggi, come affrontare e gestire salite di questo livello”, conclude.
Versatilità e amicizia in montagna
Nel 2026, Védrines ha affrontato sfide molto diverse tra loro: la trilogia delle pareti nord, la prima salita dello Jannu East e il record con gli sci sul Monte Bianco. “Ho sempre amato la versatilità. Per me, vivere la montagna in modi così diversi è qualcosa di straordinario: ogni esperienza mi entusiasma allo stesso modo”, dice.
Spesso lavora insieme ad amici come Léo Billon e Nicolas Jean. “Sì, Léo e Nicolas sono compagni straordinari. Amo coltivare questi legami, anche se ho un carattere che tende alla solitudine. Il tempo trascorso insieme, legati in cordata, è qualcosa di unico”, racconta Védrines. Insieme, possono realizzare imprese che da soli sarebbero impossibili, come lo Jannu East in Nepal.
“È bellissimo anche percepire la complementarità, vedere come una cordata cresce nel tempo, come evolvono la nostra visione e i valori che condividiamo. È un’esperienza che arricchisce profondamente, sia sul piano umano che su quello sportivo”, aggiunge.
L’innovazione tecnologica e il futuro
Védrines collabora con The North Face per sviluppare attrezzature su misura per le sue salite estreme. “Con The North Face ho la fortuna di poter personalizzare parte dell’attrezzatura, soprattutto gli scarponi, e per me questo è fondamentale”, spiega. Sul K2, ad esempio, aveva un paio di scarponi completamente su misura, con ramponi integrati.
“Lavoro fianco a fianco con il team di sviluppo. Parlo con loro al telefono o di persona, porto le mie esigenze tecniche e loro aggiungono la loro competenza sui materiali e sull’ingegneria. Insieme cerchiamo di creare lo scarpone ideale per ogni progetto”, conclude Védrines.
Guardando al futuro, Védrines continua a sognare nuove sfide. “Voglio anche prendermi più tempo per sviluppare queste idee, non per spuntare casellema per trovare sfide che mi coinvolgano davvero e rimangano con me”, afferma. Il suo obiettivo è scoprire nuove avventure, guardando al passato, osservando ciò che sta facendo la giovane generazione e immaginando ciò che potrebbe essere possibile in futuro.
