Nel percorso di scoperta dei Villaggi montani certificati dal Club Alpino Italiano, dopo le tappe di Bagnone e Crissolo, il nostro viaggio si sposta verso la Valle Maira. Qui, grazie all’impegno di tre comuni, si è delineato un modello di sviluppo che coniuga rispetto ambientale, valorizzazione culturale e un turismo lontano dalle logiche di massa.
Incorniciata dalle Alpi Occidentali, la Valle Maira è un vero scrigno di paesaggi incontaminati e testimonianze storiche. Da metà degli anni ’70, la zona ha subito un forte spopolamento, ma ha saputo trasformare la sua isolazione in un vantaggio competitivo, puntando su una strategia di sostenibilità che oggi attira viaggiatori in cerca di autenticità.
Il marchio CAI e la nascita dell’Alta Valle Maira
Nel 2021 i comuni di Marmora, Canosio e Acceglio hanno aderito al disciplinare del CAI, ottenendo la certificazione di Villaggio montano. Il requisito fondamentale è la tutela del patrimonio ambientale e culturale, con regole severe sul bando di nuove costruzioni e sulla gestione del territorio. La collaborazione tra le tre amministrazioni è stata formalizzata in un consorzio, che coordina le attività turistiche e mantiene i criteri di salvaguardia richiesti dall’ente alpino.
Canosio: architettura che conserva il calore
Situato a 1.323 metri, Canosio ha superato l’epoca dell’allevamento, puntando su un turismo rispettoso del paesaggio. Il borgo è dominato dal massiccio della Rocca La Meja e dall’altopiano della Gardetta. Un elemento caratteristico è l’ubac un insieme di abitazioni in pietra grigia progettate per ridurre la dispersione termica in inverno e proteggere dagli agenti atmosferici. Ogni 10 agosto, la frazione di Preit ospita la rievocazione della Bahia di San Lorenzo, un ricco spettacolo di costumi che richiama la storia religiosa del XVI secolo.
Marmora: arte sacra e radici romane
Con i suoi 80 abitanti, Marmora si estende su più frazioni affacciate sul panorama del Monviso. Il patrimonio culturale include la cappella di San Sebastiano, decorata da Giovanni Baleison nel XV secolo, e la chiesa parrocchiale di San Massimo, dove si trovano opere di Tommaso Biazaci e un’antica ara romana del I secolo d.C. Questi tesori testimoniano la continuità storica della valle e costituiscono una risorsa fondamentale per il turismo culturale.
Acceglio: natura, rifugi e ospitalità
All’estrema frontiera con la Francia, Acceglio (1.200 m) conserva una lunga tradizione di scambi commerciali e di rifugio per i calvinisti ugonotti. Il territorio di 151,5 km² ospita le sorgenti del fiume Maira, le cascate di Stroppia e la Rocca Provenzale. Negli ultimi anni, il comune ha registrato la più alta concentrazione di rifugi, alberghi, agriturismi e campeggi dell’intera valle, beneficiando di una rinascita turistica guidata da strutture a conduzione familiare.
Mobilità ad alta quota: sfide e soluzioni
La questione della viabilità è al centro del dibattito locale. Le strade silvo-pastorali e le ex vie militari, come la Strada dei Cannoni a Elva, sono oggetto di pressioni da parte di chi propone l’apertura a veicoli fuoristrada. Tuttavia, nel 2021 più del 90 % delle imprese turistiche del consorzio ha votato per la chiusura totale ai motori, sostenendo il diritto al silenzio e la preservazione del paesaggio sonoro.
Le iniziative di mobilità dolce
Per ridurre il traffico privato verso i sentieri di quota, i comuni stanno valutando la creazione di un servizio di navette elettriche e pulmini collettivi, collegati alle stazioni ferroviarie più vicine. L’obiettivo è offrire ai visitatori un’alternativa sostenibile, favorendo l’esperienza lenta della montagna, dove il cammino a piedi o in bicicletta diventa parte integrante della scoperta del territorio.
Prospettive future e modello replicabile
Attualmente le amministrazioni stanno elaborando un nuovo piano urbanistico comunale che rispetti i vincoli del marchio CAI, evitando speculazioni edilizie e garantendo coerenza con la visione di sviluppo lento. L’Alta Valle Maira si propone così come un modello per le Alpi, dimostrando che è possibile coniugare tutela ambientale valorizzazione del patrimonio occitano e turismo responsabile, senza ricorrere a infrastrutture invasive.
L’esperienza della Valle Maira mostra che un territorio può rigenerarsi grazie a scelte condivise, a una gestione partecipata e a un forte legame con la propria identità culturale. Se altre realtà alpine sapranno imitare questo approccio, l’intero arco alpino potrà beneficiare di un futuro più verde e autentico.



