Tra le vette innevate delle Dolomiti, a 2752 metri di altezza, il rifugio Lagazuoi ha ospitato un evento unico nel suo genere: il premio WIMA 2026. In un contesto dove la neve persiste anche in giugno giovani innovatori hanno presentato progetti che potrebbero rivoluzionare il futuro della montagna.
La funivia del Lagazuoi, che sale dal passo Falzarego è diventata un simbolo di creatività e innovazione. Qui, dove il panorama mozzafiato incontra la tecnologia, si sono radunati i finalisti di un premio che celebra le idee più audaci per la montagna.
I protagonisti del WIMA 2026
Il patron dell’evento, Stefano Illing ingegnere e figlio di un altro grande ingegnere, Ugo ha portato avanti l’eredità di innovazione del padre. Ugo, membro degli Scoiattoli di Cortina progettista di funivie e creatore del Dolomiti Superski ha lasciato un’impronta indelebile nelle Dolomiti.
Tra i finalisti, due studentesse dell’Università di Bolzano hanno presentato un progetto innovativo sul caviale di albicocca. Le albicocche della Val Venosta che costano di più alla produzione e maturano più tardi, potrebbero trovare nuova vita come prodotto di alta gamma. I frutti della Val Venosta potrebbero così evitare di competere con albicocche a prezzi bassi, portando valore aggiunto agli agricoltori altoatesini.
Progetti innovativi per la montagna
Tra i progetti presentati, spicca quello di Archimede Pitagorico che ha illustrato un sistema di treno-taxi chiamato RailEvo. Questo progetto, che potrebbe rivoluzionare la mobilità alpina, ha già un protocollo d’intesa firmato con la Provincia di Trento.
Altri progetti premiati includono quelli di Ortovox con uno zaino da skialp integrato di airbag che si gonfia con un sistema elettronico ricaricabile via USB, e di Roberto Simonelli con il sistema ICE KEY un dispositivo NFC di identificazione immediata e archivio dati sanitari.
La vittoria dell’artigianato e dell’economia circolare
Ma la vera sorpresa è arrivata dall’azienda ELBEC che in Val Pettorina ha inventato una produzione in lana merino riciclata, affidata alle donne della valle. Questo progetto, chiamato Manifattura Diffusa rappresenta la vittoria del sapere artigianale e dell’economia circolare, ai piedi della Marmolada.
Alla fine della cerimonia, il buffet ha offerto un assaggio di innovazione anche in cucina. I ragazzi della Facoltà di Scienze Alimentari di Bolzano hanno presentato una birra di loro produzione, chiamata Tornante dal tornante stradale su cui è stato raccolto il luppolo selvatico.
Brindando con l’ingegner Illing, si respira un’aria di ottimismo per il futuro della montagna. Sono loro il futuro della montagna dice Illing, riferendosi ai giovani innovatori che hanno partecipato al premio. E mentre la neve persiste fuori dal rifugio, si guarda con fiducia verso un futuro sempre più innovativo e sostenibile.


