Le isole toscane custodiscono un tesoro nascosto nei loro nomi: una ricchezza linguistica che racconta secoli di storia e influenze culturali. A partire da metà giugno, i lettori potranno immergersi in questo affascinante mondo grazie al libro Toponomastica delle isole toscane di Silvestre Ferruzzi, edito da Persephone.
Questo volume di 242 pagine è il risultato di un’attenta ricerca iniziata nel 2008, che ha portato alla luce centinaia di toponimi dall’epoca medievale al Novecento. Ferruzzi ha esplorato nomi di località montane, campestri, scogliere, corsi d’acqua, mulini, fornaci, postazioni militari, sorgenti, concerie, ghiacciaie a fossa e pascoli montani, offrendo una panoramica completa sulla toponomastica dell’intero arcipelago toscano.
Un viaggio tra le isole e le loro storie
Il libro esamina i nomi delle località delle isole di Gorgona, Capraia, Pianosa, Montecristo, Giglio, Giannutri, Elba e degli isolotti minori, analizzandoli sia dal punto di vista storico che etimologico. Tra i termini più interessanti troviamo vado a Capraia, che deriva dal latino vadum e indica un torrente, e codolonedal còrso códuluche designa un crinale. All’Elba, Montecristo e Giglio, il termine borro proviene dal greco βόθροςbóthrose significa torrente.
La ricerca di Ferruzzi ha portato alla luce anche termini meno comuni come botteche indica una sorgente, presente nella toponomastica di Capraia, Pianosa e Giglio, e cairodal latino medievale cairumche significa roccia, presente in Gorgona e Pianosa. Inoltre, il libro esplora l’uso del latino tegula e del còrso teghjache indicano una roccia piana, con varianti come teja a Capraia, teglia a Pianosa e tézzia all’Elba.
Riscoprire toponimi dimenticati
Uno degli aspetti più affascinanti del libro è la capacità di spiegare toponimi elbani che nel tempo si sono corrotte, diventando incomprensibili. Ad esempio, Val di Denari a Portoferraio deriva da Val de’Linarilegato all’attività di macerazione del lino. Val di Càrpisi presso Porto Azzurro, invece, proviene da Val di Carpinimentre Colle alla Gatta presso Marciana deriva da Colle alla Guatadal longobardo wahtache significa vedetta.
Altri esempi includono Poraso presso Capoliveri, da Parasoil paragium medievale che indicava un terreno diviso in pari parti tra eredi, e Valdinella presso Rio, da Valle di Baldinellonome medievale. Albero in Faccia presso Procchio deriva da Baronfacciaindicante un luogo scosceso, mentre Cala Baroccia presso Rio Marina proviene da Calabraccioun toponimo ricordato in documenti del 1361. Infine, Barabarca presso Capoliveri deriva da Vada Barataun fosso scosceso.
Un tesoro di documenti storici
Il libro è arricchito da un’appendice di chronicæ e portolani che dal XIII al XVII secolo descrissero le isole toscane e le caratteristiche del loro mare. Tra questi documenti troviamo la Chronica di Roger di Howden (1192), il Liber de existencia riveriarum et forma maris nostri Mediterranei (fine del XII secolo), il De itinere frisonum (1218), il Lo conpasso de navegare (1296), i Dicta mundi di Fazio degli Uberti (1346), le Croniche di Giovanni Sercambi (1423), il Portolano Magliabechi 88 (1450 circa), il De navigatione di Benedetto Cotrugli (1465), il Portolano del mare di Alvise Da Mosto (1490), il Kitāb-ı Baḥriye di Pīrī Re’īs (1521), l’Isolario di Benedetto Bordone (1534), la Cosmographia universalis di Sebastian Münster (1575), Lo specchio del mare di Francesco Levanto (1679) e il Portulano del Mare Mediterraneo di Sebastiano Gorgoglione (1705).
Questo libro è un viaggio affascinante attraverso la storia e la lingua delle isole toscane, offrendo ai lettori l’opportunità di riscoprire un patrimonio culturale spesso dimenticato. Un’opera indispensabile per chiunque sia interessato alla storia, alla linguistica e alla cultura dell’arcipelago toscano.


