Tesero, il cuore del fondo paralimpico a Milano-Cortina 2026

Una cronaca dal cuore del fondo paralimpico: ritmi di gara, tifosi internazionali e il valore dell'eredità dei Giochi

Arrivare al Tesero Cross-Country Skiing Stadium significa percepire prima i suoni che gli atleti e il pubblico creano: cori, campanacci e urla ritmate che si mescolano al vento e alla neve. In una giornata come quella dell’11 marzo 2026 lo stadio è diventato il centro dello sci di fondo e del fondo paralimpico, con gare già in corso e un’atmosfera che anticipa ogni passaggio sulla pista. Il contrasto tra il silenzio dei boschi e il fragore degli spalti rende evidente quanto lo sport paralimpico sia parte integrante del racconto dei Giochi.

Il percorso per raggiungere l’impianto passa dal parcheggio di Molina, a circa quattro chilometri, e prosegue con una navetta che accompagna spettatori e delegazioni fino alla zona gare; un dettaglio logistico che evidenzia l’impegno sull’accessibilità e i flussi di pubblico. Dietro le tribune si trovano stand di cibo, merchandising e servizi dove, curiosamente, si nota la preferenza per pagamenti con carta Visa. Tra i colori delle bandiere e l’eco dei cori, si percepisce la dimensione internazionale di questi momenti, con tifosi provenienti da diverse nazioni e una partecipazione calorosa ad ogni passaggio.

Risultati, protagonisti e momenti decisivi

Le gare disputate hanno messo in luce atleti di spicco e prestazioni combattute: nella prova maschile 10 chilometri individuale sitting a correre per l’Italia sono stati Michele Biglione, Giuseppe Spatola e Giuseppe Romele, con Romele che chiude a un soffio dal podio in quarta posizione. Sul fronte delle altre gare femminili e maschili si sono viste emozioni simili, come la prova in cui Nilden Vilde si è aggiudicata l’argento. La presenza dei tecnici, intenti a misurare decimi e sensazioni, racconta quanto ogni dettaglio temporale sia decisivo su distanze come i dieci chilometri.

Gare a confronto e dettagli di classifica

Lo svolgimento delle prove non è sempre lineare: alcune partenze sono scaglionate, altre individuali e la tensione cresce a ogni tratto. Durante la 10 chilometri standing il pubblico trattiene il fiato per ogni sbavatura e applaude i finali in volata; nello stesso contesto si moltiplicano le storie individuali, come quella di Mattia Dal Pastro, che ha vissuto una gara difficile chiudendo al ventitreesimo posto ma ricevendo forti applausi dagli spalti italiani. Anche nomi internazionali come Nitta Yoshihiro hanno animato la competizione, offrendo un confronto serrato e spettacolare.

Classificazioni, regole e criterio di equità

Per comprendere appieno il valore delle prestazioni è necessario conoscere il sistema di classificazione: il fondo paralimpico divide gli atleti in tre grandi categorie — standing, sitting e vision impaired — e all’interno di ciascuna ci sono classi funzionali che tengono conto di differenti livelli di disabilità. Per compensare le differenze si applicano coefficienti che trasformano i tempi cronometrati, permettendo così una competizione il più possibile equilibrata e comparabile tra atleti con disabilità diverse.

Perché tante finali? Un esempio pratico

Questo principio spiega perché nelle Paralimpiadi vi siano molteplici finali per la stessa disciplina: non si tratta di una moltiplicazione casuale delle medaglie, ma di un meccanismo pensato per garantire equità. Un parallelo immediato è l’atletica, dove una distanza come i 100 metri può prevedere diverse finali per classi differenti; l’obiettivo resta sempre lo stesso: misurare la performance tenendo conto delle condizioni di partenza di ciascun atleta.

Atmosfera, mascotte e impatto sul territorio

Il pubblico a Tesero è vibrante: gruppi organizzati, famiglie, scolaresche e tifosi stranieri creano un caleidoscopio di bandiere e colori. Tra i momenti più teneri e simbolici c’è l’incontro con Milo, la mascotte paralimpica: un ermellino scuro nato nella narrazione ufficiale senza una zampa, che ha imparato a muoversi con la coda, incarnando temi di adattamento e determinazione. Le scolaresche partecipano con giochi e cori, offrendo una dimensione educativa che supera il mero intrattenimento sportivo.

Logistica, accessibilità e legacy

Sul piano organizzativo la macchina dei Giochi mostra elementi concreti di legacy: la società responsabile degli interventi ha pianificato 98 opere tra Lombardia, Veneto, Trento e Bolzano, di cui 31 sono impianti sportivi propedeutici ai Giochi e 51 riguardano infrastrutture di trasporto. In termini economici il valore complessivo indicato è di 3.5 MLD €, con 67 interventi pensati come lascito per le comunità. Sul fronte dell’ospitalità la delegazione italiana alloggia a Predazzo e segnala una buona gestione dell’accessibilità e dei trasferimenti.

La giornata si chiude con una navetta piena che riporta verso il parcheggio: tra i passeggeri una classe dell’infanzia di Cavalese, con i più piccoli stanchi e addormentati, mentre gli adulti ripensano alle gare viste e ai volti degli atleti. C’è la sensazione di aver assistito a qualcosa di vicino e di prezioso, uno sport di casa che unisce fatica, tecnica e partecipazione collettiva, e che lascia sul territorio opere e ricordi durevoli. Nel frattempo, nel racconto dei risultati nazionali, l’Italia raggiunge nuovi traguardi, confermando l’attenzione verso il valore sociale delle Paralimpiadi.

Scritto da Max Torriani

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