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La presentazione del logo per le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 ha suscitato apprezzamenti dal punto di vista grafico, ma anche critiche legate all’accessibilità. L’emblema denominato “Futura” è pensato per evocare il numero 26 con un unico tratto, richiamando l’idea di un gesto semplice e fluido che si percepisce visivamente come un disegno sulla neve. Tuttavia, la combinazione di una scritta in grigio chiaro su sfondo bianco ha messo in evidenza una fragilità: la scarsa leggibilità per le persone ipovedenti, che perdono i contorni della cifra e della dicitura ufficiale.
Estetica contro percezione: un conflitto evidente
Dal punto di vista del design, l’uso di toni tenui è una scelta coerente con la metafora della neve e con una ricerca di pulizia visiva. Questo approccio però entra in conflitto con le regole base dell’accessibilità grafica, in particolare con il principio del contrasto cromatico necessario per garantire la leggibilità. Quando il testo e il fondo non presentano differenze sufficienti, chi ha una vista ridotta non riesce a distinguere elementi fondamentali dell’identità visiva: il simbolo del numero 26 e la dicitura “Milano Cortina 2026” diventano quasi impercettibili, lasciando visibile solo il più riconoscibile elemento olimpico, i cinque cerchi.
Perché il contrasto è cruciale
Il concetto di contrasto non è un vezzo grafico ma una condizione tecnica che influisce direttamente sull’utilizzo. Un logo deve essere identificabile in molteplici contesti e da persone con esigenze diverse; se i colori non rispettano soglie minime, la comunicazione fallisce per una fetta significativa della popolazione. L’assenza di contorni netti e di differenza cromatica sufficiente trasforma un segno pensato per essere elegante in un segno parzialmente invisibile a chi ha ridotta sensibilità visiva, vanificando l’obiettivo di inclusione che ogni evento pubblico dovrebbe perseguire.
La presa di posizione sul logo paralimpico
La variante pensata per le Paralimpiadi ha adottato un linguaggio cromatico diverso: l’uso di colori vividi, ispirati all’aurora boreale, migliora la percezione e risolve in parte i problemi di leggibilità. Questo contrasto tra i due loghi solleva però interrogativi importanti: perché riservare una maggiore accessibilità al simbolo paralimpico e non a quello olimpico? La decisione suggerisce, involontariamente, una segregazione delle attenzioni progettuali, come se l’accessibilità fosse una preoccupazione circoscritta solo a chi ha disabilità, anziché un principio che dovrebbe informare l’intera identità visiva.
L’errore progettuale non è solo tecnico: porta con sé una lettura culturale. Considerare l’accessibilità come un elemento secondario significa accettare che una parte della cittadinanza sia meno inclusa nella fruizione dell’evento. Il design universale, come sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, promuove la realizzazione di prodotti e servizi utilizzabili dal maggior numero possibile di persone senza adattamenti speciali. Applicare questi principi alla comunicazione visiva di un grande evento sportivo avrebbe un valore simbolico e pratico, estendendo i benefici a persone con disabilità, persone temporaneamente fragili e anziani.
Che cosa si può migliorare: proposte pratiche
Le soluzioni pratiche per risolvere la criticità sono semplici e non rimettono in discussione l’identità grafica: aumentare il contrasto cromatico del testo, prevedere versioni ad alto contrasto del logo per supporti diversi e testare le proposte con utenti ipovedenti durante la fase di progettazione. Anche l’adozione di linee guida formali che obblighino le agenzie creative a rispettare standard di accessibilità visiva potrebbe prevenire simili disallineamenti in futuro. Un’ampia gamma di variazioni del marchio (monocromatica, ad alto contrasto, con contorni più marcati) garantirebbe coerenza estetica e inclusione reale.
Verso una comunicazione più inclusiva
Il caso del logo di Milano Cortina 2026 è un promemoria: la cura estetica non può sostituire l’attenzione all’inclusione. Incorporare criteri di accessibilità fin dalle prime fasi progettuali non limita la creatività, ma la arricchisce, consentendo di realizzare identità visive che siano memorabili e fruibili da tutti. Interventi mirati, come la produzione di versioni alternative e il coinvolgimento diretto delle comunità interessate, trasformano una criticità in un’opportunità per affermare valori di partecipazione e rispetto verso tutta la cittadinanza.