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Le Olimpiadi invernali affondano le loro radici nel lontano 1924, quando la prima edizione si svolse a Chamonix, in Francia. Allora, gli atleti si sfidavano su piste di neve naturale e in condizioni climatiche rigorose. Oggi, a quasi un secolo di distanza, l’evento di Milano-Cortina promette un volto completamente diverso, caratterizzato da un uso massiccio di neve artificiale e infrastrutture climatizzate.
Con l’innalzamento delle temperature globali, si interrogano gli esperti su come si presenteranno le Olimpiadi tra un secolo. Durante le Olimpiadi di Cortina del 1956, la temperatura media era di -3,5 °C; oggi, si prevede una media di oltre 4 °C. Per affrontare questa crisi climatica, la SIMICO ha proposto la creazione di bacini idrici per la produzione di neve artificiale e l’installazione di nuovi cannoni sparaneve. Tuttavia, questo piano ha ignorato le necessarie verifiche di impatto ambientale, contribuendo a un modello di sviluppo che sacrifica la natura per il profitto.
Il ruolo delle associazioni ambientaliste
In risposta a questo scenario preoccupante, è emersa l’iniziativa Open Olympics 2026, un coordinamento di circa venti associazioni ambientaliste, tra cui il WWF e Legambiente. Questo gruppo ha lanciato un allerta in merito alla mancanza di controlli ambientali su oltre il 60% delle opere olimpiche, sottolineando che l’assenza di tali verifiche può portare a gravi danni ecologici. Recenti eventi, come una frana che ha colpito l’area di costruzione della cabinovia Apollonio-Socrepes, evidenziano ulteriormente i rischi connessi alla pressione infrastrutturale sulle Alpi.
Impatto sulle risorse naturali
Il progetto olimpico ha già comportato la perdita di boschi e corsi d’acqua, un problema che può sembrare marginale, ma che, secondo esperti come Jan-Erik Petersen, può culminare in un collasso ecologico se non gestito adeguatamente. La costruzione della nuova pista da bob a Cortina ha portato alla deforestazione di centinaia di larici secolari, un’azione che solleva interrogativi sulla sostenibilità di tali progetti.
Le Olimpiadi di Milano-Cortina erano state concepite come un’occasione unica per promuovere un modello di sviluppo sostenibile; tuttavia, la realtà si è rivelata ben diversa. I costi previsti inizialmente, stimati in circa 1,3 miliardi di euro, hanno subito un’impennata, raggiungendo cifre comprese tra i 5 e i 7 miliardi. La maggior parte di queste spese ricade su Stato e Regioni, mentre i profitti vengono privatizzati. Questo squilibrio solleva interrogativi sulla giustificazione di tali investimenti, soprattutto considerando che molte delle infrastrutture costruite potrebbero rivelarsi inutili nel lungo periodo.
Le conseguenze per le comunità locali
Inoltre, mentre gli atleti e i turisti si preparano a godere delle Olimpiadi, le comunità locali devono affrontare disagi significativi. La chiusura delle scuole per facilitare l’evento ha già portato a situazioni critiche, come nel caso di un bambino che ha rischiato l’ipotermia a causa di un cambio di tariffe per i trasporti pubblici. Questi esempi evidenziano come le Olimpiadi, anziché essere un’opportunità di sviluppo, possano comportare rischi e svantaggi per i residenti.
Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina si presentano come un’arma a doppio taglio: da un lato, un’opportunità di visibilità internazionale e sviluppo, dall’altro, un potenziale catastrofico per l’ambiente e le comunità locali. Con un futuro incerto, è fondamentale interrogarsi su quali città saranno disposte a fare sacrifici simili per ospitare eventi di questa portata.