O Anche No – Stravinco per la vita torna in onda come appuntamento quotidiano dedicato al mondo paralimpico. Il programma, in onda tutte le mattine su RaiDue, propone interviste e storie di atleti con l’obiettivo di costruire consapevolezza collettiva più che celebrare l’eroe individuale. Chi opera nel settore sa quanto iniziative di questo tipo possano incidere sulla percezione sociale della disabilità e stimolare il coinvolgimento di scuole, famiglie e giovani.
L’edizione pensata per Milano‑Cortina 2026 seguirà i Giochi giorno per giorno, offrendo spunti su inclusione, autonomia e il ruolo sociale dello sport. Il taglio è pratico: dialogo concreto, storie attente ai dettagli e uno sguardo che vuole trasformare la trasmissione in un presidio culturale. Più visibilità significa spesso più richieste di servizi accessibili e una maggiore partecipazione giovanile, con effetti diretti sul mondo dell’istruzione e sulle comunità locali.
Un format con radici e sviluppo
Il progetto nasce dall’esperienza lanciata nel settembre 2019 con O Anche No, il primo format italiano che ha affrontato in modo costante la “disabilità positiva”. In oltre 300 puntate la trasmissione ha trasformato una fascia mattutina delicata in uno spazio di dibattito su diritti, accessibilità e valorizzazione delle differenze. Gli spin‑off realizzati in occasione delle edizioni paralimpiche di Tokyo e Parigi hanno spostato l’attenzione dal risultato sportivo alla dimensione umana, rendendo il racconto più civile che celebrativo.
Sul piano pratico, questa narrativa genera effetti concreti: aumenta la domanda di servizi accessibili e accende l’interesse dei più giovani verso lo sport paralimpico. Dal punto di vista regolamentare, poi, impone maggiore attenzione alla compliance nella rappresentazione delle persone con disabilità e a una due diligence giornalistica che eviti stereotipi.
Formato e obiettivi editoriali
Il talk va in onda ogni mattina, dalle 8:00 alle 8:30, e accompagnerà il pubblico nel cuore dei Giochi dal 7 al 15 marzo con collegamenti live, ospiti e contributi filmati. L’intento è chiaro: raccontare lo sport senza ricorrere alla retorica del «supereroe», mostrando la normalità nelle differenze.
A livello editoriale la trasmissione vuole dimostrare che lo sport è uno strumento reale di integrazione e cambiamento sociale. Una narrazione attenta ai fatti e ai dati può influenzare percezioni e politiche pubbliche, e per questo verranno seguiti gli sviluppi relativi all’accesso alle opportunità sportive e alle ricadute sulle politiche locali.
Voci autorevoli e confronto
Il dibattito in studio vedrà la partecipazione di firme importanti del giornalismo sportivo e civile, tra cui Italo Cucci e Maurizio Mannoni, che forniranno analisi sul ruolo delle politiche sportive e sull’accessibilità delle strutture. Il confronto tra cronisti e esperti aiuta a valutare le conseguenze politiche e operative delle scelte legate ai grandi eventi.
Target e linguaggi
La trasmissione si rivolge soprattutto a studenti, famiglie e insegnanti e predilige un linguaggio accessibile ma rigoroso. Attraverso interviste, video‑racconti e tavole rotonde con specialisti, l’obiettivo è trasformare questioni complesse in proposte concrete. Inclusione e partecipazione sono trattate come traguardi misurabili, con attenzione a soluzioni pratiche che migliorino la vita quotidiana delle persone con disabilità.
Le controversie della cerimonia e il contesto politico
I Giochi non sono stati esenti da scelte controverse che hanno influenzato le cerimonie ufficiali. L’IPC ha deciso che durante l’apertura all’Arena di Verona nessun atleta sfilerà come portabandiera: la misura mira a evitare che i concorrenti debbano perdere tempo utile per le gare, anche considerata l’assenza di alcune delegazioni.
Al loro posto sfileranno volontari, mentre le televisioni trasmetteranno immagini preregistrate dei portabandiera. Sul piano politico la scelta ha suscitato critiche da alcune forze e apprezzamenti da altre, che hanno rimarcato la priorità della competizione rispetto allo spettacolo.
L’edizione pensata per Milano‑Cortina 2026 seguirà i Giochi giorno per giorno, offrendo spunti su inclusione, autonomia e il ruolo sociale dello sport. Il taglio è pratico: dialogo concreto, storie attente ai dettagli e uno sguardo che vuole trasformare la trasmissione in un presidio culturale. Più visibilità significa spesso più richieste di servizi accessibili e una maggiore partecipazione giovanile, con effetti diretti sul mondo dell’istruzione e sulle comunità locali.0
L’edizione pensata per Milano‑Cortina 2026 seguirà i Giochi giorno per giorno, offrendo spunti su inclusione, autonomia e il ruolo sociale dello sport. Il taglio è pratico: dialogo concreto, storie attente ai dettagli e uno sguardo che vuole trasformare la trasmissione in un presidio culturale. Più visibilità significa spesso più richieste di servizi accessibili e una maggiore partecipazione giovanile, con effetti diretti sul mondo dell’istruzione e sulle comunità locali.1
L’edizione pensata per Milano‑Cortina 2026 seguirà i Giochi giorno per giorno, offrendo spunti su inclusione, autonomia e il ruolo sociale dello sport. Il taglio è pratico: dialogo concreto, storie attente ai dettagli e uno sguardo che vuole trasformare la trasmissione in un presidio culturale. Più visibilità significa spesso più richieste di servizi accessibili e una maggiore partecipazione giovanile, con effetti diretti sul mondo dell’istruzione e sulle comunità locali.2
L’edizione pensata per Milano‑Cortina 2026 seguirà i Giochi giorno per giorno, offrendo spunti su inclusione, autonomia e il ruolo sociale dello sport. Il taglio è pratico: dialogo concreto, storie attente ai dettagli e uno sguardo che vuole trasformare la trasmissione in un presidio culturale. Più visibilità significa spesso più richieste di servizi accessibili e una maggiore partecipazione giovanile, con effetti diretti sul mondo dell’istruzione e sulle comunità locali.3