No-vax tra i sanitari a Belluno: conseguenze per farmacie e liberi professionisti

Panoramica sulla situazione dei sanitari non vaccinati a Belluno: numeri, rischi per le piccole attività e le procedure di accertamento dell'Ulss Dolomiti

La provincia di Belluno si trova a fronteggiare un nodo pratico e sociale: l’applicazione dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario potrebbe tradursi nella sospensione di professionisti che operano in contesti ridotti e spesso isolati. Secondo gli incroci fatti dall’Ulss Dolomiti con gli elenchi degli Ordini, risultano non vaccinati in totale 828 operatori, tra cui 96 medici, 192 infermieri e 32 farmacisti. Questa fotografia solleva interrogativi sul mantenimento di servizi essenziali, soprattutto dove il singolo professionista è il gestore unico dell’attività.

Il fenomeno interessa sia dipendenti sia liberi professionisti, cioè chi esercita la professione come unico titolare e lavoratore. Per queste realtà la sospensione prevista dalla normativa non ha una semplice alternativa: la legge impone la sospensione o il cambio di mansione per chi non è vaccinato, con l’obiettivo di evitare il contatto diretto con il pubblico. In provincia la percentuale dei farmacisti che ha rifiutato il vaccino è dell’11% (32 su 283), mentre in altre province come Vicenza la quota è risultata più alta, attorno al 25%.

Impatto sulle farmacie e sui servizi locali

Le farmacie di montagna e le piccole sedi in zona rurale sono esempi emblematici del problema: molte sono gestite da un singolo professionista che non dispone di risorse per assumere personale sostitutivo. Se il titolare non si vaccina e viene sospeso, la farmacia rischia la chiusura temporanea, con conseguenze immediate per i cittadini che contano su quei servizi per la distribuzione di medicinali e consulenze. Il presidente dell’Ordine dei farmacisti, Alessandro Somacal, ha evidenziato come la situazione nelle aree disagiate sia particolarmente critica e che molte rinunce alla vaccinazione provengano da professionisti ancora indecisi più che da oppositori convinti.

Possibili scenari operativi

Nel tentativo di limitare i disagi, alcune soluzioni pratiche possono essere prese in considerazione: trovare un collega che garantisca una sostituzione, trasferire temporaneamente servizi in strutture vicine o ricorrere a personale con mansioni diverse. Tuttavia, nei casi di attività unipersonali senza possibilità di sostituzione immediata, la sospensione potrebbe tradursi inevitabilmente in chiusura. È importante ricordare che continuare ad esercitare la professione nonostante la sospensione può esporre il professionista al rischio di esercizio abusivo della professione, con conseguenze disciplinari e legali.

Le procedure dell’Ulss Dolomiti e l’ultima chiamata

L’Ulss Dolomiti ha messo a punto una fase di verifiche e sta completando il lavoro della commissione incaricata di accertare l’adempimento dell’obbligo vaccinale. Ai dipendenti non vaccinati residenti in provincia è stato inviato un appuntamento puntuale con una data per la somministrazione del vaccino: chi risponderà positivamente potrà continuare a operare. La commissione monitorerà gli esiti e trasferirà i riscontri ai datori di lavoro e agli Ordini professionali, che avranno il compito di attivare le misure previste dalla normativa.

Tempistica e responsabilità

La fase di controllo è presentata come un’opportunità finale per gli indecisi: l’invio di un appuntamento ufficiale costituisce una ultima chiamata prima dell’attivazione delle misure sanzionatorie o disciplinari. Gli Ordini professionali riceveranno gli elenchi dei non vaccinati dall’Ulss e dovranno applicare le norme senza eccezioni; le verifiche successive coinvolgeranno anche organi di controllo preposti a riscontrare eventuali casi di esercizio non autorizzato.

La situazione dei veterinari e il ruolo degli Ordini

Nell’elenco trasmesso compaiono anche 12 veterinari. Il direttore del Servizio veterinario dell’Ulss Dolomiti, Gianluigi Zanola, ha precisato che i dipendenti pubblici del servizio risultano vaccinati, mentre i dati raccolti dall’Ulss includono anche i liberi professionisti. Il presidente dell’Ordine dei medici veterinari, Gianluca Obaldi, ha dichiarato di non aver ancora ricevuto comunicazioni ufficiali dall’azienda sanitaria e ha spiegato che nell’elenco possono essere presenti professionisti residenti in provincia ma vaccinati altrove o che lavorano fuori provincia o all’estero.

Conclusioni e prospettive

La combinazione di numeri significativi, procedure di accertamento in corso e l’assenza di soluzioni immediate per le attività a gestione individuale rende la situazione delicata. Le istituzioni locali, gli Ordini professionali e l’Ulss sono chiamati a bilanciare l’applicazione della legge con la necessità di non interrompere servizi essenziali. Per i professionisti non vaccinati restano possibili percorsi di adeguamento alla normativa, mentre chi decidesse di ignorare le disposizioni rischia sanzioni e responsabilità legali.

Scritto da Max Torriani

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