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Un gruppo di consiglieri regionali ha depositato una mozione per chiedere alla Giunta regionale di farsi portavoce delle comunità locali contro l’applicazione della legge 131/2026. L’atto, sostenuto da Alleanza Verdi e Sinistra, Casa Riformista, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, denuncia che la nuova definizione dei criteri per accedere ai sostegni destinati alle aree montane potrebbe ridurre drasticamente il numero di comuni riconosciuti in Toscana. Si tratta di una richiesta che mette al centro il rischio concreto di perdita di risorse chiave come il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane e la necessità di tenere conto di indicatori diversi dall’altimetria.
Numeri e conseguenze della revisione
Secondo le prime elaborazioni, la Toscana vedrebbe il suo elenco di comuni classificati come montani scendere da 149 a 113, con una perdita netta di 36 enti locali che verrebbero esclusi dall’accesso a strumenti di finanziamento dedicati. Questo cambiamento non è neutro: implica per questi comuni una riduzione dei trasferimenti e delle possibilità di investire su servizi essenziali, infrastrutture e politiche di contrasto allo spopolamento. La mozione sottolinea che la mera applicazione di parametri di altitudine e pendenza non coglie la complessità delle fragilità territoriali, richiedendo invece l’introduzione di indicatori socio-economici e di accessibilità.
Impatto sulle isole e sulle aree interne
Particolare attenzione è riservata ai territori insulari, che con la nuova classificazione perderebbero l’equiparazione ricevuta fino a oggi: tra i casi citati ci sono comuni come Portoferraio e Capraia. La mozione evidenzia come l’insularità comporti costi di trasporto maggiori, vincoli logistici e fragilità socio-economiche paragonabili a quelle delle aree montane interne. Escludere le isole significherebbe ignorare un insieme di svantaggi strutturali che influiscono su qualità dei servizi, accesso al mercato e capacità di attrarre investimenti, compromettendo il presidio del territorio.
Le richieste indirizzate alla Giunta
Nell’atto depositato i firmatari chiedono alla Giunta regionale di rappresentare ufficialmente alcune istanze presso il Governo e la Conferenza unificata. Tra le proposte principali vi è l’introduzione di criteri integrativi che affianchino i parametri geografici ad indicatori come spopolamento, fragilità economica e accessibilità ai servizi. Si richiede inoltre la tutela espressa dei territori insulari per riconoscere lo svantaggio dell’insularità, la salvaguardia delle Unioni di Comuni per non alterare la gestione associata dei servizi e l’avvio di un monitoraggio affidato all’IRPET per valutare empiricamente gli effetti della normativa.
Strumenti di analisi e monitoraggio
La mozione propone di attivare un’analisi dettagliata con l’IRPET per documentare le condizioni di svantaggio e formulare contromisure mirate. L’obiettivo è creare una base di dati che supporti tecnicamente le richieste politiche, trasformando le osservazioni locali in argomentazioni basate su indicatori quantitativi e qualitativi. Questo approccio mira a evitare decisioni esclusivamente formali e a promuovere soluzioni su misura, evitando che la classificazione diventi un meccanismo che penalizza ulteriormente territori già fragili.
I promotori della mozione, tra cui i consiglieri Diletta Fallani (AVS) e Vittorio Salotti (Casa Riformista), sottolineano che la questione non è puramente tecnica ma riguarda la sopravvivenza delle comunità. Come ricordato nell’atto, la montagna e le isole sono comunità vive che svolgono funzione di presidio territoriale e che necessitano di strumenti concreti per contrastare l’abbandono e sostenere i servizi essenziali. La Regione, secondo i firmatari, deve farsi carico di portare queste istanze nelle sedi nazionali per evitare una disparità di trattamento che comprometterebbe l’equilibrio sociale ed economico dei territori interessati.
La mozione è stata registrata come iniziativa politica condivisa da più gruppi consiliari e si propone come primo passo per aprire un confronto istituzionale con il Governo. L’attenzione rimane alta sulle ricadute pratiche che la reinterpretazione dei criteri potrebbe avere sulle amministrazioni locali e sulle loro capacità di governare servizi, attrarre fondi e mantenere popolazioni attive. Ultima modifica: Sabato, 21 Marzo 2026 10:10