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Il 15 marzo, nella frazione di Salars a Ravascletto, è stata inaugurata la mostra Sconfinare, germogliare. Viaggio tra memoria e presente nelle giovani famiglie di Carnia, ospitata nello spazio espositivo della Cjasa da Duga. L’evento ha raccolto amministratori, studiosi e rappresentanti della comunità per presentare al pubblico il primo risultato di una ricerca che vuole raccontare il ritorno e la permanenza nelle aree di montagna. La scelta della location non è casuale: la mostra mira a trasformare il concetto di confine nella montagna in un luogo di confronto e fermento sociale.
Il progetto, promosso dalla Comunità di montagna della Carnia, nasce con l’obiettivo di documentare le esperienze di nuclei familiari che hanno scelto di vivere nei paesi dell’alta Carnia, nonostante le pressioni dello spopolamento. Questo allestimento è il primo passaggio pubblico di un percorso più ampio che proseguirà con tappe in altre località del territorio, pensato per alimentare una riflessione collettiva su sfide e opportunità della vita in quota. L’approccio punta a valorizzare storie individuali come strumenti di conoscenza e partecipazione.
Contenuti e linguaggi della mostra
Al centro dell’esposizione ci sono i ritratti fotografici e le video-interviste realizzate da Ulderica Da Pozzo, che ha raccolto testimonianze dirette da nuclei residenti nei 25 Comuni dell’Area Interna Alta Carnia. Le immagini ritraggono volti, case e gesti quotidiani; i filmati restituiscono parole sulle motivazioni, sulle difficoltà e sulle possibilità di chi vive in montagna. Questi materiali funzionano come documenti visivi e come strumenti di interpretazione per chi osserva, mettendo in luce aspetti spesso invisibili delle scelte di vita in quota.
Ritratti, parole e contesto
Le storie raccolte esplorano motivazioni diverse: legami affettivi al territorio, opportunità lavorative legate all’artigianato o al turismo, nonché la ricerca di una qualità della vita differente. Ogni testimonianza è letta secondo una chiave metodologica curata dall’antropologo Gian Paolo Gri, che ha supportato l’analisi per contestualizzare i racconti all’interno di dinamiche sociali più ampie. L’obiettivo è offrire non solo narrazioni emotive ma anche elementi di comprensione per politiche locali mirate.
Fumetto e narrazione visiva
Il percorso espositivo integra inoltre il linguaggio del fumetto, con elaborazioni visive firmate da Giody Da Pozzo e Giovanni Di Qual. Attraverso sequenze grafiche vengono rielaborati temi ricorrenti emersi dalle interviste, offrendo una chiave di lettura alternativa che facilita l’accesso del pubblico alle questioni affrontate. Il fumetto diventa così un dispositivo narrativo capace di condensare complessità sociali in immagini immediate e coinvolgenti.
All’inaugurazione sono intervenuti rappresentanti istituzionali e della comunità: il vicegovernatore con delega alla Cultura Mario Anzil, il sindaco di Ravascletto Ermes De Crignis e la delegazione della Comunità della Carnia guidata da Velia Plozner. Nel suo intervento, Anzil ha sottolineato come la cultura regionale si alimenti di sconfinamenti e scambi, capaci di trasformare la montagna «da luogo di margine a polo di identità e innovazione sociale». Questa lettura mette al centro la capacità delle scelte individuali di generare valore collettivo.
Durata, visite e prospettive
La mostra sarà visitabile fino al 6 aprile il sabato e la domenica, dalle 15.00 alle 18.00. Trattandosi della prima tappa di un itinerario espositivo, sono previste ulteriori esposizioni in altri centri dell’area nei mesi successivi, per ampliare il dibattito pubblico e favorire un confronto tra territori. I curatori auspicano che il progetto possa stimolare iniziative locali e contribuire a politiche di valorizzazione territoriale fondate sulle esperienze raccontate.
Valorizzare queste voci significa riconoscere il coraggio di chi decide di abitare le vette non per obbligo ma per scelta: una scelta che, come ha osservato più volte l’organizzazione, può far germogliare nuove radici nel solco della memoria e aprire traiettorie di sviluppo sostenibile per l’intera regione. La mostra invita cittadini e istituzioni a guardare alla montagna con occhi diversi e a partecipare attivamente al racconto collettivo.