Milano Cortina 2026 sotto la lente: documentario, mostra e confronto critico

Proiezione, mostra e tavola rotonda che mettono al centro le voci critiche contro speculazioni, privatizzazioni e impatti ambientali legati a Milano Cortina 2026

La programmazione propone una serata dedicata a chi vuole guardare oltre il racconto ufficiale dei Giochi: la proiezione del documentario Milano Cortina: il rovescio delle medaglie, prodotto dal laboratorio Off Topic – Laboratorio Film Olimpico (2026), entra nelle mobilitazioni che si sono organizzate contro le trasformazioni indotte dall’evento. Il film restituisce testimonianze di attivistə e comunità che denunciano speculazioni, privatizzazioni e gli impatti ambientali su aree urbane e montane interessate dalle opere.

A corollario della proiezione, la mostra di Michela Vanda Caserini, intitolata Echi e tracce. Le vene aperte dietro il paesaggio olimpico di Milano Cortina 2026, utilizza un linguaggio visivo stratificato per rendere palpabili le ferite del territorio e le infrastrutture nascoste dalla narrazione istituzionale. La serata si conclude con un momento di confronto aperto al pubblico, pensato per trasformare la visione in discussione e pratiche di impegno collettivo.

Il documentario come spazio di testimonianza e analisi

Il film del Laboratorio Film Olimpico non è un semplice reportage: è un lavoro che mette in relazione ricerca, militanza e pratiche di immaginazione collettiva. Attraverso interviste, materiali di repertorio e riprese sul campo, il documentario mostra il conflitto come un luogo di produzione di conoscenza e come occasione per la presa di parola pubblica. Le voci raccolte narrano ricadute concrete sui territori, dalle trasformazioni urbanistiche alle modifiche degli spazi naturali, documentando anche le strategie con cui le comunità provano a ribaltare progetti calati dall’alto.

Metodo e sguardo critico

Il procedimento adottato dalla troupe si basa su un approccio partecipato: il laboratorio ha coinvolto soggetti locali e reti di attivismo, trasformando la produzione del film in un processo politico in costruzione. Questo metodo mette in luce non solo le conseguenze materiali delle opere legate ai Giochi, ma anche la dimensione simbolica del territorio, esponendo le contraddizioni tra immagine mediata e realtà vissuta.

La mostra: immagini che svelano infrastrutture e ferite

Michela Vanda Caserini propone con Echi e tracce un’opera che si muove tra documentazione e metafora visiva, per portare l’attenzione sulle infrastrutture nascoste e sulle cicatrici del paesaggio. L’allestimento mette insieme materiali, mappe e dispositivi visivi che, stratificando informazioni, ricostruiscono un racconto alternativo a quello ufficiale, utile per comprendere come grandi eventi possano ridefinire spazi e relazioni sociali.

Tematiche e linguaggi espositivi

La mostra utilizza il montage come strategia narrativa: sovrapposizioni di immagini e dati permettono di visualizzare processi spesso invisibili, come beni comuni sottratti alla collettività o cantieri che alterano ecosistemi fragili. Con questa pratica espressiva, l’artista rende manifesto ciò che rimane dietro la facciata celebrativa dei Giochi, stimolando domande sul valore del paesaggio e sulle priorità delle politiche pubbliche.

Dibattito pubblico: protagoniste le reti di resistenza

Al termine delle visioni è previsto un confronto con attivistə della Rete Comitato Insostenibili Olimpiadi, con Abdallah Ireij (Research Fellow, DAStU – Politecnico di Milano) e con Luigi Casanova (Mountain Wilderness Italia). Il dibattito intende approfondire il rapporto tra grandi eventi, trasformazioni territoriali e pratiche di resistenza, esplorando strumenti di opposizione e proposte alternative per la tutela degli ecosistemi e dei diritti delle comunità coinvolte.

La conversazione pubblica è pensata come momento di condivisione di conoscenze e di progettualità: oltre a denunciare criticità, l’obiettivo è discutere percorsi praticabili per contrastare processi di privatizzazione dello spazio pubblico e per promuovere modelli di sviluppo più equi e sostenibili. L’incontro mira a trasformare indignazione in pratiche collettive concrete.

Organizzazione e contatti

L’evento è curato da Elena Madiai, Giulia Oldani, Giacomo Ricchiuto e Dafni Riga, che hanno coordinato la collaborazione tra realtà artistiche, gruppi di attivismo e istituzioni accademiche. Per informazioni e adesioni è disponibile il contatto: [email protected]. La serata offre uno spazio dove arte, giornalismo e ricerca si incontrano per mettere a fuoco le implicazioni sociali, economiche e ambientali legate a Milano Cortina 2026.

Partecipare significa non solo assistere a un film o visitare una mostra, ma entrare in un processo collettivo di riflessione e azione: un’occasione per ascoltare chi vive in prima persona le trasformazioni e per discutere possibili vie di intervento pubblico e di tutela del territorio.

Scritto da Alessandro Bianchi

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