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La scelta delle mascotte di Milano‑Cortina 2026
La vicenda delle mascotte dei Giochi di Milano‑Cortina 2026 coinvolge scuola, istituzioni e opinione pubblica.
Protagonisti sono gli studenti dell’Istituto comprensivo di Taverna, nel Catanzarese. La loro proposta ha vinto un concorso nazionale promosso dal Ministero dell’Istruzione e dal comitato organizzatore.
Le figure simbolo, chiamate Tina e Milo, rappresentano due ermellini con manti diversi. Il concept unisce la rappresentazione di Olimpici e Paralimpici con un richiamo alla biodiversità alpina e al legame tra territorio e sport.
Dal laboratorio scolastico all’identità visiva dei Giochi
Un progetto nato nei banchi di una scuola calabrese è stato adottato come immagine ufficiale dei Giochi. La proposta ha convinto la commissione grazie a un simbolismo riconoscibile e a un linguaggio grafico accessibile. Si conferma così il valore della creatività giovanile e della partecipazione diretta degli studenti nei processi di promozione culturale e sportiva.
Il lavoro didattico ha valorizzato elementi legati alla biodiversità alpina e al rapporto tra territorio e sport, in continuità con il concept che unisce rappresentazione olimpica e paralimpica. Il risultato sottolinea il ruolo formativo di concorsi ed esperienze extracurricolari nella costruzione di identità visive pubbliche. La commissione procederà ora all’applicazione della grafica sugli strumenti comunicativi e promozionali dell’evento.
Il significato delle mascotte
Dopo l’applicazione della grafica sugli strumenti comunicativi, la commissione ha sottolineato la funzione educativa delle mascotte. Le due figure — un ermellino dal manto chiaro e uno marrone — sono state concepite per trasmettere valori di inclusione e rispetto per l’ambiente.
La mascotte chiara è destinata ai programmi legati alle Olimpiadi, mentre quella scura accompagna le attività delle Paralimpiadi. L’impiego di specie alpine mira a collegare lo sport al contesto naturale, trasformando le mascotte in strumenti di comunicazione e in simboli con finalità pedagogica.
Secondo gli ideatori, il linguaggio visivo semplifica concetti complessi rendendoli riconoscibili al grande pubblico. Il passo successivo riguarda la diffusione dei materiali educativi e la misurazione dell’impatto comunicativo durante i mesi dell’evento.
Le critiche sul riconoscimento agli studenti
La scuola che ha partecipato al progetto ha ricevuto un riconoscimento ritenuto insufficiente da parte di rappresentanti locali e insegnanti. Alla classe vincitrice sono stati consegnati alcuni pupazzi delle mascotte, senza premi in denaro né dotazioni didattiche strutturate. La scelta dei premi ha suscitato delusione, anche a seguito dell’assenza degli studenti alla presentazione sul Festival di Sanremo 2026. Le polemiche richiamano l’attenzione sulla necessità di riconoscimenti concreti per valorizzare il lavoro creativo svolto dagli studenti. In vista della diffusione dei materiali educativi, le autorità scolastiche e gli organizzatori hanno annunciato verifiche sui criteri di premiazione e misurazione dell’impatto comunicativo.
Impatto sulla comunità locale
La comunità di Taverna ha espresso malcontento dopo la cerimonia di consegna. Studenti e famiglie ritengono insufficiente il riconoscimento rispetto al contributo fornito alla promozione dei Giochi.
In particolare, la consegna di pochi pupazzi all’intero gruppo è stata valutata sproporzionata. Le autorità locali e gli insegnanti hanno sottolineato la necessità di criteri più chiari per la distribuzione dei premi.
La vicenda ha riacceso il dibattito su come tutelare e premiare i giovani talenti e su quale debba essere il giusto riconoscimento per iniziative divenute patrimonio simbolico nazionale. Le verifiche annunciate mirano a rivedere i criteri di premiazione e la misurazione dell’impatto comunicativo.
Intervento istituzionale e invito ufficiale
L’intervento è stato avviato dall’europarlamentare calabrese Giusi Princi, che ha sollevato il caso presso le istituzioni competenti. Ha scritto al CONI e alla Fondazione Milano‑Cortina 2026 chiedendo un atto di riconoscimento per i ragazzi coinvolti.
In risposta, il presidente Giovanni Malagò ha inviato una lettera con cui viene ufficializzato l’invito rivolto ai ragazzi a partecipare alla cerimonia di chiusura dei Giochi, prevista per domenica 22 febbraio. L’invito è stato letto come un riconoscimento formale del contributo simbolico degli studenti e come una risposta istituzionale alle sollecitazioni politiche e mediatiche.
Le verifiche annunciate mirano a rivedere i criteri di premiazione e la misurazione dell’impatto comunicativo. Tale revisione proseguirà nelle sedi competenti e determinerà eventuali modifiche ai meccanismi di riconoscimento.
Il governo dell’invito agli studenti di Taverna è stato presentato come un’opportunità di visibilità e di partecipazione diretta all’evento a cui gli studenti hanno contribuito con un’idea. Il gesto ha valore simbolico, ma non esaurisce il dibattito sul tipo di riconoscimento materiale che sarebbe stato auspicabile. L’intervento del presidente di Aces Europe, Gian Francesco Lupattelli, e l’attenzione politica testimoniano la volontà di conferire rilievo istituzionale a chi ha sostenuto il valore olimpico. Restano tuttavia aperte le questioni sulla valorizzazione concreta dei risultati scolastici, che richiedono soluzioni pratiche oltre all’enunciazione simbolica. La revisione annunciata proseguirà nelle sedi competenti e potrà determinare modifiche ai meccanismi di riconoscimento.
Il caso riapre il dibattito sul rapporto tra istituzioni sportive, ministero dell’istruzione e comunità scolastiche, richiedendo criteri più espliciti per misurare e valorizzare il merito creativo. Occorre definire quale valore attribuire al riconoscimento simbolico rispetto a forme di compenso concrete e durature. La vicenda evidenzia la necessità di regole più chiare per trasformare il coinvolgimento degli studenti in opportunità reali, evitando che rimanga un gesto esclusivamente rappresentativo. La revisione annunciata proseguirà nelle sedi competenti e potrà determinare modifiche ai meccanismi di riconoscimento; resta