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Il mondo dello sci ha radici profonde e affascinanti, specialmente nelle Orobie, dove l’amore per gli sport invernali ha iniziato a prendere piede già nei primi anni del Novecento. Con l’avvicinarsi dell’evento olimpico di Milano-Cortina 2026, è fondamentale riflettere sulle origini e sull’evoluzione di questa pratica, che ha trasformato il modo di vivere l’inverno.
Un episodio emblematico si verificò l’11 febbraio 1932, quando Bergamo organizzò una gara di sci dalla cima di San Vigilio fino al prato della Fara. In quel periodo, la neve non era solo un elemento naturale, ma diventava un palcoscenico per nuove esperienze e divertimento, segnando l’inizio di una nuova era per gli sport invernali.
Le origini dello sci nelle Orobie
Durante i primi decenni del Novecento, lo sci fece il suo ingresso in Italia attraverso circoli locali e piccole associazioni, che fungevano da catalizzatori per la diffusione di questa disciplina. I primi praticanti erano spesso legati a contesti elitari, ma la Prima Guerra Mondiale cambiò radicalmente il panorama. L’esperienza bellica rese lo sci più accessibile, introducendo tecniche e materiali nuovi, e trasformandolo in un’attività alla portata di tutti.
Nel 1930, venne fondato lo Sci Club Presolana, un passo significativo verso l’organizzazione e la promozione dello sci. Tuttavia, fu nel 1938 che l’infrastruttura iniziò a prendere forma con la costruzione di una slittovia a Castione della Presolana, un’iniziativa che contribuì a rendere lo sci più fruibile e a incentivare il turismo invernale.
Il ruolo della slittovia
La slittovia rappresentava un’innovazione fondamentale: permetteva di trasportare un gran numero di sciatori in tempi brevi, cambiando la percezione dello sci da avventura per pochi a esperienza collettiva. Questo cambiamento abilitò una nuova visione, dove le montagne non erano più solo luoghi di lavoro, ma diventavano una risorsa per l’economia locale.
Lo sviluppo post-bellico e l’espansione dello sci
Nel periodo del Dopoguerra, il panorama sciistico nelle Orobie continuò a evolversi. Lo Sci Club Selvino, fondato nel 1952, divenne un punto di riferimento per giovani atleti, mentre in Val Brembana si assistette alla nascita di stazioni sciistiche come Foppolo, che debuttarono con i primi impianti nel 1949. Questi sviluppi segnarono l’inizio di un’era in cui lo sci si affermò come attività popolare e accessibile a tutti.
Nel 1956, un cinegiornale documentò le competizioni di salto con gli sci a Foppolo, un chiaro segnale di come lo sport stesse guadagnando visibilità e popolarità nel panorama nazionale. Le Orobie, grazie alle loro infrastrutture in crescita, divennero una meta ambita per gli appassionati di sport invernali.
La Val di Scalve e le sue peculiarità
Un’altra dimensione del panorama sciistico orobico è rappresentata dalla Val di Scalve, dove si sviluppò lo sci nordico. A Schilpario, la pratica dello sci di fondo, già presente all’inizio del Novecento, si consolidò nel 1959 con la Coppa L’Eco di Bergamo, un evento che celebrò questa disciplina e la rese più visibile nel contesto locale.
Sciare, negli anni passati, significava anche affrontare la fatica di trasportare attrezzature pesanti, come sci di legno e scarponi robusti. L’atto di sciare era un’esperienza collettiva, dove i club sciistici e le scuole locali avevano un ruolo fondamentale nell’insegnare ai giovani a praticare questo sport. È in questo contesto che si può comprendere la vera essenza dello sci: non solo un’attività fisica, ma un mezzo per creare legami e consolidare comunità.
Oggi, mentre ci si prepara a vivere le emozioni delle Olimpiadi, è importante ricordare che lo sci nelle Orobie ha raggiunto un livello di modernità proprio attraverso il suo carattere sociale. Un’eredità che continua a vivere e a ispirare nuove generazioni di sciatori.